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Travel

Roma in un giorno-sulle note di Carl Brave e Franco 126

Roma è stata sempre il mio rifugio. Ho trascorso tre anni della mia vita nella città eterna, gli anni più belli, quelli dell’università. Posso dire di aver vissuto Roma più che averla visitata: ho vissuta la sua quotidianità, il traffico della mattina, il caos delle manifestazioni, i colori, gli odori e le voci dei mercati, il freddo umido e pungente dell’inverno, il caldo asfissiante e le zanzare dell’estate. E poi quando penso ad un posto in cui scappare per un po’ dai problemi, sicuramente quel posto è Roma e questa volta ci sono andata apposta per staccare un po’ la spina, passeggiare a piedi e in tranquillità come non facevo da un po’ (quando dico a piedi intendo km di passeggiata senza prendere neanche un bus) mentre nelle cuffiette cantano Carl Brave e Franco 126.

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“…E sto all’Anagnina co’ una signorina Ma lei non si fida, che regazzina…”

Partiamo dal quartiere Parioli, in una giornata abbastanza nuvolosa, percorriamo la via Flaminia a piedi per trovarci poi nella grande ed affollatissima Piazza del Popolo. Un giro su te stesso per guardarla tutta, gente che va, gente che viene, venditori di rose e polizia. Dalla piazza si aprono le strade più famose di Roma come fossero le corsie di un circuito. Un ragazzo di una comunità per tossicodipendenti ci ferma per una firma e per un’offerta. Basteranno 10 euro?

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Due tossici mi fermano in una piazza vuota (yeah) Mi chiedono una firma per dire di no alla droga

Passiamo per una Piazza di Spagna affollata,disordinata…turisti scomposti sui gradini, sigarette e click di fotografie che più che la piazza, immortaleranno una “cascata”di gente. Camminiamo per strade storiche del città, cerchiamo la seconda tappa di questo itinerario, cerchiamo fontana di Trevi. Sappiamo già che troveremo tanta, troppa gente, da tutto il mondo. Non c’è quasi spazio per guardarla e neanche per fotografarla o per fare la cosa più banale: gettare la famosa monetina per comprare la speranza che un sogno si realizzi.

“…Io che c’ho solo guai dentro le tasche dei miei Levi’s vorrei rubare i desideri a Fontana di Trevi
Abbiamo stesso sangue, no, non serve che mi spieghi
Te dimmi dove sei mi faccio tutta Roma a piedi…”

 

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Proseguiamo ancora camminando per le strade storiche di Roma: semafori rossi,  fiumi di gente che attraversano le strade, tappeti di foglie rosse sul lungotevere, rumore di stoviglie nelle cucine. Arriviamo al Pantheon, che sembra galleggiare sul mare di persone che lo circondano, è quasi impossibile da qui fuori scorgere anche quel fascio di luce che magicamente sempre illumina l’interno sacro.

 

Alle 15:00 sarebbe impossibile mangiare in un ristorante a Bologna come a Londra, ma qui siamo a Roma e i tavoli dei ristoranti di Campo de’ fiori sono ancora pieni di gente che tira su i bucatini con la forchetta o che ancora è indecisa tra un’ Amatriciana e una Carbonara. Campo de fiori è uno dei posti che più amo: il mercato, i banchi di cose inutili, lo sguardo di Giordano Bruno che da sotto al cappuccio sembra sempre minacciare la città del sacro e del profano.

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“…Campo de’ Fiori i buttadentro stanno fuori, i Bangla delle rose l’otto marzo c’hanno le mimose…”

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Tra poco lasceremo questa parte del Tevere ma prima ci godiamo Piazza Navona: fontane e artisti di strada che per due spicci si animano e ti regalano la foto più simpatica, i ragazzi indiani realizzano bellissimi dipinti del Colosseo sporcando con bombolette spray stencil di plastica. A terra una viola, un violoncello un flauto… sta per cominciare un concertino elegante mentre i ristoranti servono già la cena o magari,per qualcuno, è ancora il pranzo.

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“..birre come da copione, sigarette a colazione, in piazza una chitarra suona sempre la stessa canzone…”

 

Attraversi i ponti Roma e ogni volta il tuo sguardo cade sull’acque del Tevere: non è la Senna, non è il Tamigi è solo il Tevere, poeticamente chiamato biondo, per la sua acqua scura e torbida che probabilmente lo rende meno elegante degli altri ma… è discreto e questo rende la città perfetta.

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“…Il biondo Tevere s’è fatto moro, Roma è più bella quando sto da solo…”

La cupola di San Pietro la scorgi da qualsiasi luogo di Roma ma ti accorgi che ti stai avvicinando sempre più a lei quando per la strada comincia a notare tra la folla tuniche nere o veli bianchi. Via della Concordia, sembra stata progettata apposta per rendere la strada verso Piazza San Pietro sacrale. Niente intorno a te, su questa lunga strada, può distogliere l’ attenzione dall’unica piazza trasmessa sempre in mondovisione.

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Amo quando Piazza San Pietro diventa man man dorata verso sera. Passerei tutto il tempo a vederla illuminarsi  e svuotarsi…più diventa bella più diventa sola, pochi si voltano indietro per ammirarla, nessuno staserà tornerà a guardarla.

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“…Cielo d’ovatta, urlo con la testa sotto l’acqua e tu mi guardi come se c’ho la risposta esatta
Una vecchia Mustang con la targa che si stacca Strada affollata mi lascio ingoiare dalla calca…”

A Castel Sant’Angelo, la gente è ancora tanta. Il cielo è ormai ottanio, il Tevere adesso è oro, illuminato dalle luci calde dei ponti e dei lampioni.

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“…Tevere pare l’oceano, noi che viviamo a notte fonda e al mare ci tuffiamo a bomba…”

Passiamo per l’Ara Pacis,  racchiusa nella sua teca di cristallo e passeggiamo per Via Ripetta, dove in corso ci sono già gli aperitivi che aprono il sabato sera. I varchi adesso sono attivi dappertutto, il traffico è più intenso, le persone sui gradini non parlano più inglese ma romanaccio, non si scattano più selfie da turisti, ma bevono Peroni.

Piedi gonfi, gambe stanche, di nuovo la fame che si fa sentire e uno spritz di troppo che fa le nostre teste più leggere dei nostri corpi. Ho perso il conto dei km, il conto delle ore e forse anche 10 euro ma sono le otto di sera, piove già da un po’ eppure…a quest’ora Roma profuma; Ogni giorno va in scena il suo spettacolo, sempre a recitare la stessa parte, sempre a mostrarsi bellissima e impeccabile, nonostante spesso non lo sia affatto e ora come un’attrice, dopo l’inchino, si scioglie i capelli, toglie il trucco e  si distende per riposare. Roma adesso profuma semplicemente di casa.

 

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“Che amarezza Piazza Venezia
Un corazziere ferma a fa la statuetta (che scesa)
Lo scroscio a piombo apre le danze, parabrezza
Nei Fori turisti in carrozza che lentezza
E la pioggia che blocca le vie
La città della lupa è una tartaruga…”

 

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