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Week-end a Castellabate- il borgo del cinema

Avete presente il film di Claudio Bisio e Alessandro Siani, Benvenuti al Sud? Ebbene vogliamo portarvi sul megaset di questo film, campione di incassi…quindi Benvenuti a Castellabate!

Seguiamo sempre le uscite per Salerno.Oggi è una giornata meravigliosa, finalmente c’è il sole dopo giorni e giorni di pioggia, fa veramente caldo, sembra estate.

Prima di partire tantissime persone ci hanno chiesto se saremmo andati a Castellabate “di sopra” o Castellabate “sotto”. Ci veniva un po’ da ridere…in realtà Castellabate di sotto corrisponde alla zona vicino al mare, Santa Maria di Castellabate, la parte di sopra è propriamente il paese di Castellabate.

Ecco noi siamo proprio della parte “di sopra” di Castellabate, riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia. Siamo Ospiti delle Residenze d’epoca Tamara e ad attenderci al nostro arrivo c’è il simpatico signor Lello.

Lello è napoletano, trascorre 6 mesi della sua vita a Castellabate e altri 6 in Calabria, un po’nomade come noi. Ci fa subito sistemare nella nostra stanza, una bellissima depandance con vista sul mare e splendide maioliche azzurre sul pavimento. Non abbiamo tempo da perdere, dobbiamo sistemarci velocemente e incamminarci verso il centro di Castellabate.

Il paese é silenzioso, c’è poca gente ma non mancano i turisti. Le strade sono spesso strette, ci sono ripide salitine e scalini piuttosto alti. Non abbiamo bisogno di mappe, Lello ce lo ha confermato, basta entrare tra i vicoletti che salgono e scendono e prima o poi si arriva alla piazza principale.

Come riconoscete la piazza? bè se avete visto Benvenuti al sud la riconoscete subito, ma non vi aspettate di trovarvi il famoso ufficio postale perchè qui, non esiste…in realtà quello che vedevamo altro non era che una gelateria, trasformata apposta per il film.

C’è un piccolo ristorantino ancora chiuso, con tavoli apparecchiati e fiori colorati, una vineria piccolina in cui assaggiare anche salumi e formaggi del Cilento, un piccolo negozio di souveniers. E poi una vista meravigliosa sui sconfinati campi verdeggianti, quelli in cui la terra sembra essere particolarmente generosa forse perchè da sempre accarezzata  dall’aria di mare.

Se siete curiosi di sapere dove sia la famosa lapide con l’incisione “QUI NON SI MUORE” di Gioacchino Murat, allora dovete dirigervi verso il castellovero e proprio.

Questa meravigliosa costruzione di pietra, regna sul paese e si affaccia su uno degli scorci sul mare più belli del paese. Paghiamo un solo euro per visitarlo e in un secondo siamo immersi nella storia marittima del Cilento. Resti di remi, ancore a anfore ci circondano mentre leggiamo attentamente la storia antica del porticciolo del paese.

Oggi il Castello dell’Abate accoglie mostre e opere di artisti, molti dei quali hanno realizzato miniature della città e dei suoi luoghi più belli e noti, ieri come oggi. C’è anche una mostra dedicata al cinema e una dedicata al grande Totò. A proposito di Cinema, sapevate che Castellabate è stato anche il set di altri film oltre a Benvenuti al Sud e Benvenuti al nord, il suo sequel? Qui sono stati infatti girati anche Noi credevamo diretto da Mario Martone e 11 metri, film-documentario prodotto da Rai Trade, con la regia di Francesco Del Grosso. 

Mentre passeggiamo per il castello e ci perdiamo a seguire paesaggi e piccoli cunicoli, la luce de giorno si affievolisce lentamente. Il tramonto ce lo godiamo dal balcone della nostra meravigliosa stanza.

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Cristo Redentore di Maratea- sulla vetta del Monte san Biagio

Maratea è considerata una delle perle del Mediterraneo. Distesa sulla costa lucana,è uno paradiso nascosto che si raggiunge dopo strade tortuose mentre il Cristo Redentore veglia su di lei.

Abbiamo visto questa statua tante volte dalla costa, un puntino bianco, spesso avvolto dalla nebbia che cala ad una certa ora sul monte San Biagio. Ma questa volta abbiamo deciso di avvicinarci, vogliamo osservare il suo viso che molti considerano diverso da qualsiasi altra rappresentazione di Cristo.

Saliamo sul monte San Biagio con questo cielo che diventa sempre più rosso e questa lieve foschia che comincia a calare e diventa sempre più insistente.Le curve per arrivare in cima al monte sono piuttosto strette ma, a mano a mano che saliamo il panorama diventa sempre più bello. Maratea è splendida anche sotto un cielo che non sembra affatto clemente.

Alcune donne anziane salgono in cima al monte a piedi, sono devote a San Biagio e questo è il suo “cammino”.

L’ultimo tratto di strada, quello che ci condurrà ai piedi del Cristo Redentore è davvero suggestivo. La strada è letteralmente sospesa nel nulla, l’ asfalto appoggiato ai pilastri di cemento. Rallentiamo, sembra inevitabile… un po’ di impressione questa strada la fa.

A poco a poco ci ritroviamo nel grande spiazzo in cui parcheggiare l’auto che sembra quasi un’isola nel cielo. Sa qui è tutto piccolissimo, distese di verde e l’infinità del mare sembrano così lontani.

Non sappiamo perchè, forse per scaricare l’adrenalina, ma cominciamo a correre verso la statua che nel tragitto in salita, vedevamo sempre più vicina.
Le campane cominciano a suonare, sembra quasi che ci accolgano come vincitori. La statua del Cristo Redentore è lì,altissima,candida e con le braccia spalancate in un’eterna preghiera del “Padre Nostro”.

L’impasto di cemento e marmo con cui fu realizzata per volere dell’artista fiorentino Bruno Innocenti, rende questa statua liscia e bianchissima dal 1965.L’altezza considerevole, circa 21m, rende impossibile non alzare la testa per guardare il suo volto.

Quello di Maratea, è un Cristo diverso: è un Cristo giovane, senza barba, con i capelli corti, sembra quasi in età adolescenziale. Il suo volto è chiaro, nitido, perfettamente visibile

Le sue braccia sono aperte e rivolte verso l’alto, come fosse intento a ricordare a tutti la preghiera del Padre Nostro.

Alle sue spalle c’è un tramonto inaspettato per noi; con questa nebbia quasi non ci aspettavamo di riuscire a vedere il cielo che diventa rosso prima di far spazio alla sera.

Dovremmo andare via prima che faccia buio ma staremo ancora qui a goderci questo spettacolo immenso, la vastità di questo paesaggio costantemente abbracciato dal suo Cristo.

vista dal Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
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Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano

Lunedì, purtroppo… ci tocca già andare via ma non subito. Abbiamo ancora tutta mattinata per goderci Matera e abbiamo scelto di perderci nella bellezza e nell’unicità del Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano. Colazione al bar e poi  subito in auto; il tragitto non è molto lungo, si tratta di circa 15 minuti. Ci ritroviamo in un piazzale molto grande in cui parcheggiare l’auto, recintato da una staccionata in legno. Scavalchiamo velocemente ed eccoci nel cuore antico di Matera. Di fronte a noi un immensità di grotte scavata nel tufo e sotto di noi la Gravina.

Noi,sempre poco prudenti, ci arrampichiamo tra le rocce per godere al meglio di tutto questo splendido panorama. Qualche gruppo poco distante canta accompagnato da una chitarra. Ragazzette che forse avrebbero dovuto essere a scuola, sono invece lì sedute sull’erba a raccontarsi chissà quali segreti. Tante coppie sorridono mentre si inquadrano con la fotocamera anteriore dello smartphone.

Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
vista dal Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano 4

Ai nostri piedi scorre un lungo torrente, il cui letto di calce si fa strada nella Gravina di Matera mente l’inconfondibile paesaggio della Murgia Materana ci circonda, tutt’intorno. 

Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano 3
dettaglio del ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera

Nel Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano, ci sono 150 Chiese rupestri, databili nel periodo dell’alto Medio-evo. Esse accoglievano le tantissime comunità monastiche bizantine e benedettine. Entriamo e usciamo dalle grotte, ci arrampichiamo, sempre più in alto e poi di nuovo scendiamo.

Di fronte a noi i Sassi di Matera brillano al sole come piccole perle mentre gli usignoli attraversano il cielo cantando.

di fronte al parco regionale delle chiese rupestri di matera

Matera, è ormai tempo di salutarci…dobbiamo tornare a casa ma resteremmo qui ancora a guardarti, ammirarti, a passeggiare per le tue piccole stradine.

Piccola Matera, sei caduta, ti sei sporcata, sei stata abbandonata e dimenticata. Oggi sei una meravigliosa regina, con il tuo più bell’abito sei al centro dell’attenzione di tutti. Ti fai osservare, ti fai ammirare e ti offri a tutti coloro che si presentano al tuo cospetto. Oggi tu puoi vantarti del titolo di cui sei stata insignita: capitale europea della cultura 2019. Fatti valere, perchè sarai anche stavolta la più bella, la più forte, la più coraggiosa.

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paesaggio di Matera vista dall'alto
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Matera, silenziosa. Due giorni nella capitale europea della cultura il primo giorno

vista sui sassi di matera

Matera

Silenziosa

Cammini tra i sassi di Matera e hai l’impressione di essere in luoghi ed epoche sempre diverse.

Arriviamo intorno alle 19:00, é già buio ma le strade sono illuminate dai fari delle auto incolonnate nel traffico del sabato sera. In Piazzetta Pascoli c’è una parata per celebrare l’inizio del Carnevale e tante persone passeggiano mentre i bambini lanciano in aria coriandoli.

Sappiamo che dobbiamo trovare delle scale e seguire le indicazioni che portano a Sasso Caveoso. Con le valige non é facile, ma per fortuna ci siamo organizzati: bagagli leggeri e scarpe comode. Man mano che percorriamo le scale, ci allontaniamo dalla confusione della piazza e ci avviciniamo a un silenzio quasi sacrale,quello che caratterizza invece i Sassi.

Le luci dei lampioni qui sono più calde e fioche. Il silenzio si rompe ogni tanto con lo scroscio dell’acqua di una fontanella o con i discorsi di fine giornata di qualche anziano signore . Quando arriviamo al nostro b&b “Casa del sole” , il signor Felice, garbato e simpatico proprietario, ci mostra la nostra stanza e rimaniamo incantati dalla bellezza della vista sui Sassi illuminati, mentre la chiesa scavata nella roccia di Madonna dell’Idris domina l’intero paesaggio dall’alto.

Avremmo potuto usare aggettivi più scontati per descrivere in una parola Matera, aggettivi più utilizzati come quelli legati alla rivincita o al suo riscatto ma a noi è piaciuto sottolineare questo silenzio che caratterizza i Sassi. Ma non è un silenzio continuo, risate e passi lo interrompono di tanto in tanto. Gruppi di ragazzi affollano la città in questo sabato sera. I giovani provenienti anche da altre città vicine si divertono nei bellissimi locali scavati nel tufo e in quelli più moderni della città alta. Eppure il paesaggio rimane sempre così rigoroso: una scenografia singolare, pronta a trasformarsi in uno scenario perfetto per qualunque occasione, sia essa la scenografia di un film come i tanti girati qui, un bacio, un brindisi, una passeggiata malinconica.

vista sui sassi di matera
matera vista da piazza del duomo

castel del monte andria
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Castel del Monte-la magia del regno di Federico II

Arrivare an Andria e trovarsi di fronte alla maestosità di Castel del Monte é stato un po’ come se si fosse avverato uno di quei sogni di bambino; tutti i bambini quando studiano Federico II, vedono sul loro libro di storia quel bellissimo castello… io mi ricordo che quella foto mi piaceva tantissimo e quel castello sembrava incantato. Poi ti trovi lì, quel castello sorveglia tutto il verde che lo circonda, la pietra chiara brilla anche se illuminata da un fascio debole di luce in una giornata piovosa e pensi: ” si… questo posto è davvero magico, non mi sbagliavo”.

Mentre attraversavamo in auto, stradine costeggiate da campi immensi in cui non è difficile scorgere cinghiali selvatici, lo vediamo: eccolo, sembra una grande corona.

Arrivati ai suoi piedi, il castello ha quasi l’aria di un tempio sacro, un luogo di sapere e di segreti, un edificio che raccoglie avanzate scoperte di astronomia e matematica e che mescola religione e scienza, sacro e profano.

Simo incantati davanti alla sua bellezza, la sua maestosità. Così grande da lasciare chiunque senza fiato e circondato da una leggera foschia, fa tremare il cuore. Ai suoi piedi un silenzio rispettoso, quasi come se tutti noi curiosi ci fossimo ammutoliti di fronte a questa costruzione, un silenzio che sa di ammirazione e anche di soggezione.

 

castel del monte andria

Non puoi smettere di guardarlo, non puoi non avere la testa all’insù finché non entri. Cosa c’è all’interno di Castel del Monte, quel castello che sempre hai visto sul tuo libro di storia? perché è lì? Cos’ha da raccontare?

castel del monte facciata
castel del monte andria panorama dall'alto

Sicuramente Castel del Monte, può raccontare la storia di colui che per cultura e sensibilità fu soprannominato Stupor mundi, il re dei re, l’imperatore giovane e intelligente, astuto e ingegnoso, Federico II. 

Tra i tanti interessi di Federico II, c’era la caccia con il falcone, sulla quale scrisse anche un trattato e probabilmente la Murgia, luogo in cui fu eretto Castel del Monte, era uno dei suoi luoghi di caccia preferiti. Per alcuni, Castel del Monte, non era affatto un castello ma un tempio del sapere, un luogo in cui dedicarsi agli studi in tranquillità. Per qualcuno potrebbe essere stato addirittura una sorta di centro benessere.

castel del monte particolare dei leoni
entrata di castel del monte

Di storie e leggende, su questo castello ce ne sono molte…sembra quasi avvolto da un velo di mistero, qualcosa di sconosciuto e impercettibile che non fa altro che aumentarne il suo fascino.

La pianta ottagonale è sicuramente la sua più nota caratteristica e il numero 8 si ripete continuamente all’ esterno e all’interno: otto sale al piano terra e al primo piano, a pianta trapezoidale formano un nuovo ottagono e agli spigoli si innestano otto torri con la stessa forma.

All’interno non ci sono corridoi quindi si ipotizza che nel cortile interno esistesse un ballatoio di legno che mettesse in comunicazione le stanze del castello.

castel del monte finestra vista dal cortile interno
cortile interno castel del monte
tre facciate castel del monte

Piano inferiore e piano superiore sono collegati da scale a chiocciola che però non sono presenti in tutte le torri. 

Il piano superiore sembra simile a quello inferiore ma in realtà è molto più raffinato: ad esempio in ogni sala vi sono finestre bifore. In un’ala, quella che guarda verso Andria vi è invece una finestra trifora. 

In alcune stanze è possibile notare cinque camini la cui posizione corrisponderebbe a quella delle cisterne sotto le torri ( si perchè Castel del Monte era dotato anche di un importante sistema di cisterne che raccoglievano l’acqua piovana).

castel del monte scala a chiocciola
castel del monte finestra trifora
castel del monte finestra

Castel del Monte nasce nel medioevo, ma è quasi privo di elementi architettonici e artistici di quel tempo. Piuttosto presenta un mix di culture artistiche molto diverse tra loro: stile romanico,gotico,stile classico e addirittura mosaici in stile orientale.

Per la sua posizione, per la sua bellezza e per la sua struttura fu anche carcere, luogo di villeggiatura per nobili e ricovero per briganti.Oggi, di proprietà dello Stato Italiano, ospita mostre ed eventi importanti ma è sopratutto l’ ennesimo orgoglio della nostra Penisola e l’ennesimo tesoro della nostra umanità: oggi Castel del Monte è Patrimonio Unesco e nel 2015 è stato tra i siti più visitati in Italia.

A qualunque storia voi vogliate credere, che vogliate pensare o meno che ci sia qualcosa di magico in Castel del Monte, visitatelo. Portate con voi i vostri bambini, fate un passeggiata alla domenica o se scegliete di trascorrere le vostre vacanze al Sud e nella bella Puglia, non perdetevelo. Che vi interessi la storia, l’arte, l’astronomia o l’architettura e se anche non provasse interesse per nessuna di queste discipline non importa. Quando vi diciamo che vi mancherà il respiro, quando vi diciamo che all’improvviso perderete le parole di fronte alla sua maestosità non è per convincervi ma per prepararvi a uno degli incontri più spettacolari della vostra vita, un incontro che ricorderete per sempre: l’incontro con la bellezza, quella di cui la nostra Italia è piena.

Castel del Monte è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:30, fino ad Aprile. Da Aprile a Ottobre gli orari sono 10:15-19:45.

Il costo del biglietto d’ingresso per gli adulti è di 7 euro, senza guida

Per bambini e ragazzi fino ai 18 anni l’ingresso è gratuito. 

Potete chiedere sul luogo l’ aiuto di una guida oppure noleggiare audio-guide

Il sito ufficiale su cui trovare tante altre info è  http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/ (attualmente non disponibile)

Se invece volete scoprire tutti i siti Unesco della nostra Penisola, date un’occhiata QUI

 

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Alberobello-Visita alla capitale dei trulli, patrimonio Unesco

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Alberobello

Desaturata

Alberobello è stata una sorpresa, in tutti i sensi. Non sapevo che Francesco avesse organizzato questo piccolo week-end nella capitale dei trulli. E tra le altre sorprese, ce n’è stata una in particolare che mi ha fatto veramente felice, era un’esperienza che avrei voluto fare e cioè dormire proprio un trullo.

La luce ad Alberobello, sembra quasi finta, quasi fatta apposta per rendere sempre candidi i muri bianchi dei trulli e far risaltare i tetti scuri e dalla forma caratteristica.

Il bellissimo trullo che ci ospita è a due passi dal trullo sovrano. Costruito nel 1700 per conto di una famiglia benestante, il trullo è molto grande ed è l’unico ad essere strutturato su due piani. Paghiamo solo 1 euro e 50 per la visita e in ogni stanza troviamo una dettagliata spiegazione dell’ambiente.

Non è solo la sua storia a colpire ma tutto l’arredamento ricreato al suo interno. La semplicità e l’essenzialità di stoviglie e stanze non le rende meno accoglienti e funzionali. Piccoli spazi in cui non manca niente, c’è tutto quello che serve per dormire, cucinare e anche per giocare.

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albero bello trullo sovrano interni
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Ci spostiamo, ma non troppo…a pochi metri da noi c’è un’altra meraviglia da visitare, la Basilica dei Santi Cosma e Damiano. La Cattedrale non la si nota solo per la sua struttura imponente ma anche per la sua diversità rispetto a tutto ciò che la circonda. 

Pare che quella che oggi è un’imponente basilica neoclassica, un tempo fosse stata una piccola chiesetta di campagna che fu ampliata con il passare degli anno fino ad ottenere l’aspetto attuale nel 1885, grazie all’ architetto Antonio Curri.

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Il centro di Alberobello è veramente singolare. Una distesa di trulli che prepotentemente si impone su tutto il paesaggio. I trulli costeggiano stradine silenziose in questa stagione dove poche auto passano di tanto in tanto. 

 Ci sono comunque tantissimi turisti che guardano incuriositi come noi queste porticine e cercano il punto più panoramico da cui scattare una foto meravigliosa. I bambini si divertono tantissimo, li ascoltiamo e ci fanno sorridere quando sentiamo che a loro sembra di passeggiare tra le casette dei puffi.

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Eppure è così strano, i trulli sono meravigliosi e così caratteristici ma non si può fare a meno di pensare alla loro storia. I trulli nascevano come deposito del bestiame ma quando il re di Napoli decise di imporre un’ennesima tassa, questa volta sulla casa, allora i trulli si trasformarono in delle vere e proprie abitazioni. Queste abitazioni prevedevano alla base una grossa cisterna d’acqua, i blocchi calcarei che venivano estratti per costruire la cisterna, venivano poi lavorati in maniera da formare blocchi che servivano a costruire la base rettangolare. A causa della legge sulla malta imposta dal re di Napoli, essa non veniva utilizzata per assemblare i blocchi e si utilizzava una muratura a secco. Il tipico in tetto a cono era invece costituito da due strati: pietre e lastre calcaree, veniva poi dipinto con segni per lo più religiosi. Infine il pinnacolo decorativo era una sorta di firma del mastro trullaro.

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Di questo grande patrimonio Unesco, fa parte anche il trullo siamese che ovviamente non ci perdiamo. Si trattava in origine di due trulli separati che con il passare del tempo furono uniti. Questo perchè le famiglie tendevano a costruire trulli vicini: nonni, genitori e figli vivevano quindi tutti insieme in a sorta di piccolo vicinato.

alberobello trullo siamese

Il cielo grigio fa sembrare le stradine che attraversano i trulli come fossero innevate, sembra tutto così bianco, delicato, magico. In qualche viuzza c’è un silenzio quasi strano, non si sentono voci o passi e per un attimo sembra di trovarsi in un posto incantato.

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Poi improvvisamente il colore dei fiori, spezza la continuità del bianco, tornano le voci, le risate dei bambini e il suono degli scatti delle fotocamere e dei cellulari. Rumore di piatti e stoviglie, profumo di orecchiette e di vino, i ristorantini si preparano ad accogliere gli ospiti di Alberobello per il pranzo, così ne approfittiamo per una vista tranquilla alla Chiesa a trullo di Sant’Antonio.

Siamo nei rione Monti di Alberobello e questa chiesa è il suo simbolo. bella fuori, molto particolare ma anche l’interno, particolarmente suggestivo con il grande affresco del Cristo Pantocratore.

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Perchè questa volta abbiamo scelto di definire Alberobello desaturata? In realtà è un aggettivo che ci è saltato in mente mentre lavoravamo alla Postproduzione delle foto scattate. Non c’è stato bisogno di molto lavoro, i colori di queste foto non sono stati alterati e sembrano quasi desaturati, come se fosse stato utilizzato un qualche filtro monocromatico. Eppure questi sono i colori di Alberobello in una giornata di Gennaio…perfetti e unici, come questo meraviglio Patrimonio Unesco, come sempre tutto italiano.

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Monastero di Santa Chiara a Napoli- il racconto della sua storia

Pochi giorni fa, vi abbiamo portato nel piccolo tesoro nascosto all’interno del Monastero di Santa Chiara: il bellissimo chiostro maiolicato. Sarebbe stato impossibile però non parlarvi del monastero stesso, anzi più che impossibile sarebbe stato sbagliato; è vero, noi cerchiamo di mostrarvi qualcosa di diverso rispetto alla Napoli che tutti conoscono ma questa basilica è così legata alla storia di questa città e al cuore del suo popolo che dobbiamo dedicarle assolutamente un piccolo post.

Il monastero ha una storia lunga secoli, la sua nascita risale addirittura al 1328, anno in cui terminarono i lavori di costruzione cominciati nel 1310 su progetto di  Gagliardo Primario.

La chiesa fu voluta in particolar modo da Sancha di Maiorca, moglie del re Roberto d’Angio.

Sancha, così devota e così attratta da San Francesco e Santa Chiara di Assisi, fu costretta a mettere da parte la sua vocazione che l’avrebbe votata alla clausura, per adempiere i suoi doveri di regina e sposare Roberto.

Quella chiesa sarebbe stato il suo luogo, il ricordo della sua vocazione e avrebbe rispecchiato in toto, i principi francescani.

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In realtà il Monastero fu aperto al culto solo nel 1340 e subito diventò una delle chiese più importanti di Napoli. 

A impreziosire i suoi interni, le opere meravigliose di artisti da tutta la Penisola, come lo stesso Giotto.

 

Se la sua struttura iniziale era in perfetto stile gotico, bhè a partire dal 1700 qualcosa cambiò e le sue forme diventarono via via sempre più barocche. Questo avvenne tra il il 1742 e il 1796, quando a seguire il progetto di ristrutturazione ci fu Domenico Antonio Vaccaro.

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Eppure la storia del monastero di Santa Chiara, non finisce qua. L’era moderna porta con se ben due guerre di cui la seconda è quella che colpisce di più l’intera umanità, le strappa la dignità e le cancella i ricordi.

Nel 4 agosto 1943, un bombardamento degli alleati, colpisce la chiesa di Santa Chiara, provocando un incendio disastroso. La chiesa brucerà per giorni. Il fuoco cancellerà moltissime tracce del passato glorioso della chiesa e alcune le ridurrà in frammenti. Frammenti, questo rimane dei bellissimi affreschi di Giotto presenti nella Chiesa.

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
Ma pecché, pecché ogne sera,
penzo a Napule comm’era,
penzo a Napule comm’è?!

Una ferita profonda per la città. Non il crollo solo di una chiesa, ma il crollo di una certezza…come potrebbe mai essere Napoli senza la sua Santa Chiara? 

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo.

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo; un’unica navata centrale e sul presbiterio,il sepolcro di Roberto d’Angiò. Accanto ad esso, i sepolcri di Maria di Durazzo e del primogenito Carlo. Di fronte ad essi, l’altare maggiore di autore ignoto,databile al 300 e con il crocifisso in legno del XIV secolo.

Poste sui lati, all’incirca venti cappelle, sepolcri monumentali di nobili napoletani, una di queste, dedicata all’eroe Salvo D’acquisto

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Non c’è cappella dove non ci sia una spiegazione dettagliata della struttura e della sua storia, tutti leggono, qualcuno lo fa ad alta voce.

In generale la Chiesa non è silenziosa, anzi sembra una grande cassa armonica che riesce ad amplificare anche il rumore dei passi sul pavimento.

Dall’esterno, arriva il suono di un’arpa, delicato ed elegante che quasi contrasta con il vociare confuso dell’interno. 

Eppure tutti questi rumori, queste voci, questa musica, sembrano fatti apposta per il monastero;è così strano,un luogo che nasce per le clarisse, per ritrovare il silenzio e la pace e diventa poi un luogo del popolo per ritrovare le sue origini, la sua storia e la bellezza della sua terra ogni giorno.

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le fanfaron
recensioni ristoranti

Ristorante Le fanfaron-Torino. Recensione

Se siete a Torino, allora dovete provare assolutamente il ristorante che ci ha sfamato in tutto il nostro week-end… compreso il giorno del ritorno a casa.
In via Piave, molto vicino alla stazione di Torino Porta Susa é vicinissimo anche al centro, c’é un posto veramente molto carino.
Il ristorante le fanfaron (più che altro un bistrot) é un posticino vintage, le cui pareti sono letteralmente ricoperte di vecchie fotografie e ricordi del passato. Tavoli e sedie rustiche e attempate così come tutto il locale che però serve una cucina tipica torinese da leccarsi i baffi.

Essendo stati a Torino nel mese di luglio, la città era piuttosto calda e abbiamo potuto mangiare nel gazebo all’esterno, su tavolo in legno con tovagliette di carta e una lanterna.

Il pane del ristorante le fanfaron é saporito e morbido, fatto da loro e il vino della casa non ha nulla da invidiare alle grandi annate delle botti piemontesi.

Uno dei piatti che dovete assolutamente provare sono gli agnolotti ai tre arrosti. Ma anche i Plin ripieni di nocciole e Toma sono una vera specialità.

Poi non può mancare nei vostri assaggi un pezzo di storia della cucina piemontese, La bagna Caoda, che potete prenotare e le Fanfaron, casereccia e genuina.

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le fanfaron

Molto comodo é il menù a prezzo fisso che comprende primo secondo e contorno al prezzo di 26,00 euro a persona.

Credo sia un ristorante amato non solo dai turisti ma anche dai torinesi stessi, sia durante la pausa lavoro che la sera dato che lo abbiamo trovato sempre pieno di persone.. poi l’atmosfera é veramente piacevole, é intima e allo stesso tempo quasi elegante, un perfetto stile con la città.

La loro pagina Facebook é spesso aggiornata é noi siamo riusciti a recuperare per il loro menù che postiamo alla fine del post.

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Torino 1
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Torino-Signorile. Breve week-end nel capoluogo piemontese

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TORINO

Signorile

Non so perchè, ma quando penso a Torino mi viene sempre una bella signora dimezza età, dall’eleganza sobria, il portamento fiero e sicuro di se, una voce vellutata e tranquilla. Si sembra follia, ma Torino io la associo sempre a questa immagine.. del resto, è una città innegabilmente signorile, elegante e allo stesso tempo sfarzosa di dettagli e particolari.

Il nostro tour di Torino è stato un tour veloce (il tempo di un week-end) e “classico” con le passeggiate immancabili che ogni turista in vista a Torino deve fare.

Una delle nostre prime tappe è stato il Museo Egizio, un luogo che amo da quando ero piccola e che i miei genitori mi portavano spesso a visitare.

Da bambina ero appassionata di storia e amavo particolarmente la cultura egizia, sarei stata ore ed ora a leggere di questo popolo, del loro ingegno e delle loro tantissime divinità. Quando entrai al museo di Torino la prima volta ero emozionatissima e ad oggi, quell’emozione non si è mai affievolita.

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Nei pressi del museo troverete un edificio che attirerà sicuramente la vostra attenzione per la facciata in pregiatissimo barocco piementose: si tratta del palazzo Carignano che domina l’omonima piazza. Il palazzo seicentesco, oggi ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e attira ogni anno moltissimi visitatori.

Poco distante, l’antica e bella Piazza Castello, fulcro del centro storico Torinese.

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Nel nostro tour “classico” della bella Torino non poteva mancare la misteriosa Mole Antonelliana; l’ aggettivo “misteriosa” non è affatto strano e non è casuale il fatto che lo abbia utilizzato:la mole, con la sua forma a metà tra una piramide e una pagoda, è per molti un simbolo esoterico e per alcuni legato addirittura alla massoneria come il suo architetto Alessandro Antonelli.

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Oggi la mole ospita al suo interno il grande Museo Nazionale del cinema e costituisce uno dei punti panoramici più belli di Torino.

L’ascensore interno, sale attraversando il museo e la il passaggio verso l’ alto è veramente suggestivo.

Da qui su, Torino sembra piccola ma tanto verde..il verde delle colline e dei campi ma anche dei parchi, come quello più famoso del Valentino,una macchia di verde lungo la sponda sinistra del Pò in cui vi è anche un piccolo borgo medioevale. le case, le strade,gli edifici pubblici sono armoniosi, ordinati, la pianta della città è lineare e precisa.

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Piazza Vittorio Veneto è un’altro luogo classico di Torino; Preceduta spesso da una passeggiatina per i negozi in via Pò, la grande Piazza è un luogo perfetto per l’aperitivo al tramonto. Essa  è il punto centrale di Torino, quello che si interseca alla perfezione con tutti  luoghi storici più importanti della città.

Passeggiando per il ponte Vittorio Emanuele I, ci si ritrova di fronte alla bellissima Chiesa della Grande Madre di Dio, che imponente e maestosa sembra vegliare sulla riva destra del Pò.

In realtà questa non è la sola chiesa bella e importante di torino, anzzi moltissimi sono i luoghi di culto della città tra i quali vi consigliamo il Duomo e la Cappella della Sacra Sindone

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Non immaginate Torino come una città grande e dispersiva, tutt’ altro è piuttosto a misura d’uomo, per cui riuscirete a visitarla tranquillamente a piedi ma, sicuramente è ricca di luoghi di interesse ( e questo per le nostre belle città italiane non è una novtità). Diciamo che due miseri giorni NO, non bastano assolutamente a visitare questa splendida città e il fatto di essermi lasciata così tante cose alle spalle mi lascia un po’ l’ amaro in bocca, cosa che non si addice alla città del Gianduiotto.

Abbiamo per questo deciso di tornare presto a Torino ma questa volta, dopo il tour classico, vorremmo provare qualche itinerario alternativo..ma nel frattempo vi lasciamo alla scoperta del Museo egizio e alle succulente ricette tipiche del nostro ristornate preferito di questi giorni.

Salutiamo quindi la bella signora elegante con un arrivederci, nella speranza di incontrarla nuovamente il prima possibile.

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Museo Egizio di Torino-un po’di Egitto qui in Italia

Se siete di passaggio nell’elegante e signorile città di Torino dovete assolutamente visitare un posto magico: il museo egizio. In questo luogo potrete fare un notevole salto spazio-temporale che vi porterà agli albori della civiltà egizia, per ammirare il suo eterno splendore.

Il museo, con le sue luci soffuse, gli allestimenti minimal e moderni, è situato in uno degli edifici più belli e antichi della bella Torino,il seicentesco Palazzo dell’Accademia delle scienze, sede anche dell’omonima accademia.

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All’entrata del museo, sarete invitati a riporre le vostre borse in alcuni armadietti ma potrete introdurre tranquillamente reflex e cellulari.

La cosa più importante ed estremamente utile sono le videoguide che vi permettono di scegliere il percorso completo o quello veloce, a seconda del tempo che avete a disposizione.

Noi vi consigliamo però di dedicare una mezza giornata solo ed esclusivamente al museo perchè ne vale la pena.

Il percorso parte proprio da questo piano e la prima cosa che  vi sbalordirà sarà sicuramente il Papiro di  Iuefank, un libro dei morti di 18 metri.

Da qui passiamo al secondo piano direttamente.

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Il secondo piano è organizzato in maniera piuttosto precisa:

  • Antico Regno
  • Medio Regno
  • Nuovo Regno

Ancora, Tomba degli Ignoti e Tomba di Iti e Neferu, quest’ultima particolarmente evocativa, attraverso una serie di dipinti fatti realizzare dalla coppia nella loro cappella funebre. Non solo ricordi di vita, ma ricordi di tutto quello che di più bello i due avevano visto insieme. I dipinti poggiano su Pilastri, intervallati da monitor che proiettano le acque del Nilo.

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Dopo questa passeggiata. si scende al primo piano che ospita moltissimi ambienti diversi i quali ospitano pezzi di collezioni, anch’essi ordinati secondo criteri ben precisi:

  • Epoca tarda
  • Epoca Tolemaica
  • Epoca Romana e tardo antica

Poi c’è una sala dedicata ai Papiri, una ai Sarcofagi, una alle Regine e infine la meravigliosa tomba di Kha e Merit.

Kha, fu una personalità importante dell’ Egitto, un architetto la cui tomba fu stata ritrovata intatta a Deir el Medina (per la quale è dedicata una sala apposita nel museo che contiene molti dei reperti ritrovati nella località) dall’egittologo Ernesto Schiapparelli.

Nella Tomba è stato ritrovato il corredo funebre anche della moglie Merit.

 

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Al piano terra del museo la magia che si respira in tutto l’edificio, diventa più forte e più intensa attraversando la  Galleria dei re. Statue e sfingi altissimi, perfettamente illuminate dominano l’intera sala in penombra che non necessita di altro elemento o ornamento.

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Tra le sfingi presenti, una è particolarmente famosa e pare si trovasse all’ingresso della splendente città di Tebe.

Collegate alla Galleria ci sono il Tempio di Ellesjia e la sala Nubiana.

Il tempio, uno dei più antichi della Nubia, fu donato dall’Egitto all’Italia, grazie all’opera di salvataggio a cura del museo, in quanto il tempio rischiava di essere sommerso dal lago Nasser.

La sala Nubiana è di conseguenza dedicata esclusivamente ai ritrovamenti in Nubia.

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In ogni sala vi stupirà l’opulenza delle decorazioni, gli intarsi preziosi nel legno pregiato dei sarcofagi e la visibile evoluzione dello stile da un’epoca all’altra. I papiri, così fragili apparentemente, tanto da sembrare friabili, hanno conservato per secoli storie e miti di una civiltà la cui presenza è un “graffio” nella storia, di quelli che lasciano il segno, quelli che diventano una peculiarità, un tratto distintivo.

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Attraversando tutto il museo,percorrendo ogni sala, sembra che, l’antico Egitto, i Faraoni, le regine, gli scribi, gli schiavi siano proprio lì e che sfingi, piramidi e sarcofagi, si  scrollino di dosso la sabbia del deserto per raccontare storie, vite, guerre e feste.

Il museo è una perla della nostra Nazione, adatta agli esperti, agli appassionati,agli studenti ma consigliata e adatta anche ai bambini o a coloro che sono solo di passaggio a Torino.

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Lasciare Torino senza far visita al Museo Egizio, vuol dire quasi mancarle di rispetto, data l’ antichità del museo e la sua fama a livello mondiale, ma vuol dire soprattutto privarsi di un’esperienza indimenticabile di pura magia.

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Il costo del biglietto intero è di 15 euro.

I bambini fino ai 5 anni non pagano l’ ingresso, mentre fino ai 14anni, pagano 1 euro.

Il costo del guardaroba è di 1 euro.

Potete anche prenotare visite guidate per gruppi e acquistare i biglietti on-line sul sito ufficiale a cui vi rimandiamo anche per altre info:

www.museoegizio.it