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Chiostro maiolicato della chiesa di Santa Chiara a Napoli

Il Monastero di Santa Chiara è una delle chiese più famose di Napoli e forse una dalle più amate dai Napoletani stessi. La sua sobrietà esterna nasconde un cuore ricco e prezioso. Il suo chiostro maiolicato è un piccolo tesoro inaspettato e contrastante con la sobrietà della grande chiesa nel cuore centro storico di Napoli.

Anche se il tempo è nuvoloso, un debole fascio di luce illumina perfettamente il centro del chiosco e si riflette sulle maioliche facendole brillare.

Il meraviglioso chiostro fu progettato da Antonio Vaccaro nel 1739,egli mantenne la linea gotica del complesso intero ma le maioliche lo impreziosirono.

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In napoletano queste mattonelle si chiamano Riggiole e furono opera del genio di Donato e Giuseppe Massa.

Le riggiole, però non rappresentano immagini sacri ma anzi, riflettono la quotidianità della Napoli del tempo; una sorta di finestra sul mondo, l’unica a disposizione delle Clarisse, votate alla clausura.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.6

Le belle colonne sono invece avvolte da maioliche che rappresentano tralci di uva simbolo di una natura generosa e rigogliosa .

Avvolge il chiostro maiolicato, un grande portico completamente affrescato con storie francescane e muretti, sempre rivestiti di coloratissime maioliche

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Nel progetto originale, l’accesso al chiostro avveniva dalla Chiesa di Santa Chiara;una grande scalinata, piuttosto alta lascia intravedere tutta la bellezza del chiostro, uno spettacolo mozzafiato, ieri come oggi.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700.

Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.7
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Segue la stanza della storia in cui si custodiscono i busti dei fondatori del monastero ovvero la devota Sancia di Maiorca e Roberto D’Angiò.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 9
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 10

L’ambiente intimo di questa sala si interrompe con l’inizio della candida stanza dei marmi, dove si trova frammenti della chiesa originale, ad esempio il bassorilievo di Santa Caterina e altri frammenti come quelli delle balaustre dei terrazzi delle celle delle clarisse.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 11
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 12
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 13

L’atmosfera diviene di nuovo calda e sacrale nella stanza posta al livello superiore dedicata all’esposizione di reliquiari in argento, sculture lignee e preziosi tessuti broccati.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 14

Non concludete la vostra visita senza prima stupirvi per l’ennesima volta: Rimarrete anche voi incantati dal meraviglioso presepe settecentesco.

Questa splendida realizzazione apparteneva alla collezione di Ferdinando IV di Borbone, il Re “Nasone”, che era un vero e proprio estimatore di quest’arte tutta napoletana. 

A stupirci, non è tanto la grandezza di questo presepe, ma l’infinità di minuziosi dettagli: le stoffe pregiate, le maioliche dipinte a mano, i volti così precisi di tutti i personaggi presenti sul presepe e altri particolari, piccoli e grandi che si intravedono nel paesaggio.

La ricostruzione fedele della napoli del 700 è spezzata dalla natività che invece è rappresentata in modo classico, all’interno dei ruderi di un tempio romano.

Uno spettacolo da cui è difficile staccarsi, sembra quasi un gioco a chi trova più dettagli e a chi si stupisce di più di fronte a tanta arte.

 

presepe borbonico chiostro maiolicato
presepe borbonico chiostro maiolicato

cimitero delle fontanelle 10
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cimitero delle fontanelle- il sacro e il profano nel cuore di Napoli

Siamo fortunati, questo dobbiamo ammetterlo: siamo nati e cresciuti a Napoli, una città che ti toglie e ti da tante cose, una città di fede e di superstizione, una città di arte espressa in ogni sua forma, dalla più antica alla più moderna. Napoli è una città in cui una forte illegalità e una forte moralità convivono insieme quasi come un paradosso, una città ricca di storia e anche di leggende, talvolta ostentate,talvolta nascoste e proprio questo suo lato così segreto e intimo è quello che ci affascina sempre di più.Siamo più volte scesi sottoterra per raccontarvi una Napoli antica, una Napoli che custodisce gelosamente secoli di storia, il susseguirsi di popoli e dominazioni, il contagiarsi di ingegno e genio. Oggi vi sveliamo un altro segreto della città dei contrasti: benvenuti al cimitero delle fontanelle

Siamo nel rione Sanità, un luogo più noto per le tristi vicende di cronaca nera che per la storia che nei secoli ha attraversato questi vicoli; infatti all’ingresso del cimitero delle fontanelle non c’è molta gente, qualche famiglia di turisti, qualche studente, sicuramente non il solito gruppo di tedeschi o giapponesi armati di reflex costose. 

Questo luogo di circa 3000mq è silenzioso, umido e le luci sono basse, calde, alcuni luoghi quasi bui. C’è silenzio e un’atmosfera rispettosa e sacrale. Lo scenario che si apre di fronte ai nostri occhi è molto suggestivo. Teschi e ossa ovunque, posizionati in maniera ordinata e precisa. Ma a chi appartengono e perchè nasce il cimitero delle fontanelle?

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In origine, quello che oggi è chiamato dai Napoletani “cimitero delle capuzzelle” (le capuzzelle a Napoli sono appunto i teschi), era una cava da cui si estraeva il tufo giallo napoletano che veniva impiegato per le costruzioni. Nel 1656 anche Napoli fu colpita dalla peste e nel 1836 dal colera, per cui la cava fu usata come sepoltura comune delle vittime. A queste si aggiunsero  le persone più povere  che non potevano permettersi una sepoltura migliore. Con il tempo,si aggiunsero poi le ossa provenienti dalle terresante e da altri scavi come quelli di Via Acton (vicino al Maschio Angioino).

Si dice che le capuzzelle siano circa 40.000.

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Si crede erroneamente che tra le ossa del cimitero vi siano anche quelle di Giacomo Leopardi, vittima illustre del colera del 1836. In realtà le sue spoglie sono custodite al Parco Vergiliano di cui vi abbiamo parlato qui e riposano con quelle del poeta Virgilio. 

La navata di destra è la navata dei preti. Quella al centro è invece dedicata agli appestati di cui, quello che subito colpisce è quella sorta di ossoteca al cui centro vi è la statua del Cristo risorto.

A destra ci sono le cosiddette anime pezzentelle, i resti delle persone più povere, di cui si sapeva poco e niente.

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La città di Napoli, come spesso è accaduto nella storia, non si è limitata a custodire questi resti, il suo popolo è diventato parte integrante del luogo grazie al culto delle anime pezzentelle.

Alcuni teschi sono infatti gelosamente custoditi in teche di marmo o in più umili scatole di biscotti. Sono incisi nome, cognome date… questo perchè il popolo napoletano, soprattutto nel dopoguerra era solito adottare uno di questi teschi senza identità e dargli una sepoltura dignitosa, quasi come fossero ex-voto per grazia ricevuta. Ognuno sceglieva il proprio teschio, lo ripuliva, lo accudiva finche esso non rivelava in sogno la propria identità, diventando protettore di colui che se n’era occupato. Altra credenza, per cui veniva offerta una “sistemazione” al teschio, era quella secondo cui l’anima, se accudita nel modo giusto, poteva dare in sogno i numeri vincenti al lotto. Ma se ciò non accadeva, bhè allora si cambiava teschio e si sperava fosse quello vincente. Rosari, mozziconi di sigaretta, segni scritti a penna sul cranio erano i segni della prenotazione di quell’anima. Ecco perchè poi il Cardinale di Napoli ne proibì il culto, ormai ai limiti della superstizione, nel 1969.

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Oltre alla innumerevole quantità di teschi e ossa, ciò che colpisce sono alcune cose in particolare;

Nella penombra, appena illuminata da un fascio di luce debole, una statua senza testa, la statua di San Vincenzo Ferrer. Poco più avanti tre grandi croci di teschi: questo è chiamato il Tribunale. Pare che un tempo, i vertici di camorra si riunissero di fronte al Tribunale per alleanze e patti.

 

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Ancora, nella navata centrale ci colpisce il Calvario, una montagna di teschi che pare stia a simboleggiare il monte Golgota che in aramaico vuol dire luogo del cranio.

 

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Poi alcune spoglie imbalsamate, di cui quella di Margherita Petrucci moglie di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morta, secondo la leggenda, soffocata da uno gnocco.

 

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Infine la cappella di padre Gaetano Barbati, colui che insieme alle donne del quartiere si occupò di “riordinare” il cimitero delle fontanelle alla fine del’800.

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Tra le mille leggende che circolano intorno a questo luogo e la miriade di preghiere e suppliche scritte su bigliettini sparsi qua e la…forse quello che ci colpisce di più è questo:

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Non sappiamo chi sia l’autore del biglietto, certamente moderno, magari scritto distrattamente e in fretta. Sappiamo però che questa è forse l’unica certezza che abbiamo in un luogo di mistero e di anime senza nome. Oltre i riti, la superstizione e la fede questo è il messaggio che ci piace portare a casa, il messaggio su cui riflettere dopo la visita al cimitero delle fontanelle. 

INFO UTILI

Il cimitero delle fontanelle è aperto dalle 9:00 alle 17:00, dal lunedì al venerdì.

L’ultimo ingresso è alle ore 16:30

L’ingresso è gratuito, per una visita guidata dovete prenotare sul sito ufficiale.

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Reggia di Caserta-il motivo per cui è patrimonio dell’umanità

Circa un mese fa vi avevamo parlato dei Giardini della Reggia Di Caserta ma oggi vorremmo parlarvi anche della nostra visita alla maestosa Reggia. Si, di tempo ne è passato un bel po’ ma non è stato affatto facile scrivere un post che non fosse troppo tecnico o troppo noioso ( del resto noi non siamo esperti di storia o architettura).Volevamo scrivere un post emozionale, come facciamo di solito, ma neanche descrivere gli stati d’animo e le sensazioni che si provano passeggiando all’interno della Reggia di Caserta e dei suoi ambienti, è stato facile. Lasceremo quindi parlare le immagini dandovi qualche breve accenno di storia e di emozioni, nella speranza che potrete un giorno visitare la Reggia o tornarvi.

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Qualche giorno fa, non si parlava d’altro che del matrimonio celebrato alla Reggia, utilizzata come grande villa da ricevimento, per 250 invitati ad un costo di 30mila euro. Al di là di ogni discorso etico, morale o economico, quanto può davvero valere questo pezzo di storia che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità? è davvero stimabile una cifra? non consideriamo il valore di marmi, dipinti o tappeti ma andiamo oltre…proviamo solo ad immaginare il valore di una passeggiata che attraversa la storia, il tempo e lo spazio. Non esiste prezzo, non esiste valore che possa anche solo accostarsi all’immensità della Reggia di Caserta.

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La Reggia fu voluta dal Re di Napoli Carlo di Borbone, e il suo desiderio era quello di dare al suo Governo una sede così bella da eguagliare quella di  Versailles. Il progetto di Luigi Vanvitelli non avrebbe deluso le sue aspettative.

All’ingresso, ad accogliere noi curiosi c’è il magnifico scalone reale a doppia rampa dove si trovano anche i due famosi leoni in marmo. Sul soffitto, lasciano a bocca aperta i magnifici affreschi  Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo; Impossibile non notare e rimanere di stucco d’avanti alla  statua di Carlo di Borbone, realizzata da Tommaso Solari.

Alla fine della doppia rampa si trova l’accesso alla Cappella Palatina, ispirata a quella della Reggia di Versailles;

Procediamo per accedere agli appartamenti veri e propri della Reggia.

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Il Salone di Alessandro conosciuto come “Sala di marmi”, collega l’Appartamento Nuovo, ottocentesco  e l’Appartamento Vecchio  settecentesco. L’Appartamento dell’Ottocento prosegue con la Sala del Trono.

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Questa sala fu l’ultima ad essere completata nel 1845. La sala è lunga circa quaranta metri ed illuminata da grandi finestre. il trono portatile è in legno dorato e simboleggia il potere assoluto. Mentre dalla Sala del Consiglio si entra nell’Appartamento destinato al Re.

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Preziosissime le culle dei Principi Savoia entrambi doni della città di Napoli ed i modelli di legno delle giostre.

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Nella camera da letto di Francesco II  è possibile ammirare il monumentale letto a baldacchino e la toilette in marmo di Carrara nel bagno del re. 

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L’ala settecentesca del Palazzo, è l’ Appartamento Vecchio: ambienti stile Rococò, con pareti rivestite in seta di San Leucio, lampadari di Murano e molti importanti dipinti. Attraversiamo le stanze delle Stagioni, le sale dell’appartamento della regina Maria Carolinale stanze di Pio IX e le tre sale della Biblioteca Palatina di cui bellissime sono le librerie in noce e mogano. 

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Dalla Biblioteca si arriva alla Sala Ellittica, un ambiente senza decorazioni, ma con una particolare architettura che serviva a valorizzare l’acustica della sala utilizzata come piccolo teatro. Adesso in questa sala vi è il Presepe Borbonico.

A proposito del Presepe e della sua tradizione, sapevate che Francesco I era un vero e proprio collezionista?

La Reggia è così immensa che sembra quasi che una giornata non basti a visitarla ma soprattutto, il tempo in questo edificio si ferma; Non esiste ora, giorno, anno, quasi ci si dimentica di appartenere ad un altro millennio, tutto è così presente, così vivo. Ogni stanza sembra non aver mai perso il suo antico splendore, la mente viaggia e immagina.

Forse è semplicemente questo  il valore inestimabile di cui parlavamo all’inizio del post…non sono le tende preziose, i pavimenti sontuosi, gli affreschi immortali, i mobili in legno pregiato; è il suo potere di essere così eterna, così piena di vita, così resistente allo scorrere del tempo. 

Carlo di Borbone non avrebbe potuto mai nemmeno immaginarlo ma quello che aveva sognato, quella Reggia che doveva essere bella come quella di Versailles, quell’edificio che doveva dimostrare al mondo la sua potenza, è diventato molto di più. il progetto di un sovrano ambizioso è oggi un pezzo di storia, ammirato dall’umanità intera, che ha dimostrato negli anni tutta la sua potenza e la sua forza, resistendo a pagine intere di storia fino a diventare esso stesso LA STORIA.

La reggia di Caserta è CHIUSA il MARTEDI.

Le visite si effettuano dalle 8:30 alle 19:30. L’ultimo ingresso è alle ore 19:00.

ADERISCE ALL’INIZIATIVA “DOMENICHE AL MUSEO”, per cui visitare gli appartamenti sarà GRATUITO. La vista al parco invece avrà un costo ridotto di 5 euro.

Il costo standard del biglietto è di 12,00 euro e vi permette di accedere anche al parco e al giardino inglese. Quando il Parco e i giardini sono chiusi, potete acquistare il biglietto per visitare gli appartamenti al costo di 9,00 euro.

Per tutto le info, visitate il SITO UFFICIALE

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giardini della Reggia di Caserta- La reggia parte 1

Oggi vi portiamo con noi a Caserta, per scoprire i Giardini della Reggia di Caserta. Un parco reale meraviglioso, immenso, che si estende per kilometri.

Purtroppo il tempo, come spesso succede in questo periodo, non è stato dalla nostra parte; un’acquazzone ha interrotto senza clemenza la nostra visita, per cui quello che leggerete in questo articolo è solo una parte della visita che proseguiremo a breve. 

Avremmo potuto rimandare la pubblicazione ma quando si vive una così bella esperienza non si vede l’ora di raccontarla agli amici, nonostante avversità o impedimenti.

Quindi, presto leggerete un nuovo articolo o forse aggiorneremo questo per far sì che abbiate un quadro completo di questa fantastica esperienza e soprattutto ci auguriamo che questo piccolo racconto, piuttosto tecnico, possa invogliarvi a visitare di persona i giardini reali.

Passeggiare per questi giardini è una fantastica esperienza, che richiede anche gambe e fiato, ma anche un’intera mattinata libera dato che la chiusura è alle ore 14:30. Passeggiate e fate viaggiare la vostra mete…immaginate quel parco popolato, immaginate abiti di seta e organza, il suono di zoccoli di cavalli e l’ombra di ombrellini da sole di dame annoiate o immerse in conversazioni di intrighi e congiure al palazzo reale.

I Giardini della Reggia di Caserta o meglio, Il Parco Reale, furono progettati dall’architetto Luigi Vanvitelli e si ispiravano  ai giardini delle grandi residenze europee del tempo. Il progetto di Vanvitelli doveva unire il gusto e la tradizione italiana con le soluzioni tecniche che erano state adottate a Versailles. Il giardino  così come oggi si vede è solo una parte di quello che Luigi Vanvitelli aveva progettato e i lavori furono completati da suo figlio.

I giardini si presentano divisi in due parti: la prima è costituita da vasti parterre, separati da un viale centrale che conduce fino alla Fontana Margherita, quindi a sinistra del palazzo, nel  “Bosco vecchio”, vi è la Castelluccia, una sorta di castello in miniatura. A destra vi è invece la Peschiera Grande, un lago artificiale con un isolotto al centro.

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La seconda parte dei giardini inizia dalla fontana Margherita e da qui parte la via d’acqua; sulla da sud verso nord si incontrano la fontana dei delfini, in cui l’acqua fuoriesce dalle bocche di tre  mostri marini e la Fontana di Eolo, una fontana in cui vi sono numerose caverne che rappresentano la dimora dei venti.

L’acqua è popolata da grosse carpe e trote.

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Nell’asse principale dei giardini vi sono sette vasche che formano altrettante cascate concluse dalla fontana di Cerere che rappresenta la feconda Sicilia, L’ultima fontana è quella in cui è rappresentata Venere e Adone.

Infine, nel bacino del Bagno di Diana, sotto la cascata del monte Briano, ci sono due gruppi si statue in marmo che raffigurano Atteone tramutato in cervo, che sta per essere sbranato dai cani, e Diana mentre esce dall’acqua.

In cima alla cascata vi è una grotta artificiale di grossi blocchi di tufo, chiamata Torrione.

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Il costo per accedere ai giardini è di 5 euro a persona ma i ragazzi fino ai 18 anni non pagano.

Il martedì i giardini e e la reggia sono sono chiusi al pubblico ma per tutte le info v rimandiamo al sito ufficiale.

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Galleria Borbonica- un tunnel di storia che attraversa Napoli

Ormai avrete capito, quanta vita si nasconde nei sotterranei della città di Napoli da Napoli sotterranea alle Catacombe di San Gennaro. Ma  non finisce qua e stavolta vi portiamo a fare una passeggiata unica nella misteriosa Galleria Borbonica.

Abbiamo partecipato ad uno dei percorsi organizzati dai ragazzi che curano la Galleria Borbonica e ancora oggi continuano a scavare in veste di volontari. Sì perchè per questo meraviglioso intreccio di cunicoli, non arrivano e mai sono arrivati fondi da parte dello stato.

La visita prevedeva un singolare aperitivo nella galleria e il percorso Avventura.

Ad accoglierci abbiamo trovato un simpatico Waffel su stecco farcito con marmellata o cioccolata e poi succhi e spritz. Divisi in tre gruppi e “armati” di caschetto e torcia siamo partiti alla scoperta di questo luogo segreto. 

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La prima spiegazione arriva lì, proprio dal punto di partenza; un piccolo riassunto di quello che è la galleria borbonica e quello che è stata. Nel 1853 Ferdinando II di Borbone ne commissionò la realizzazione: egli voleva un tunnel che collegasse Palazzo reale a Piazza Vittoria e che lo aiutasse a fuggire velocemente in caso di attacchi o rivolte. Diventata poi una miniera di tufo, una cisterna e ancora un rifugio dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, la galleria borbonica si trasformò in un deposito giudiziario e solo successivamente si scoprì essere una grossa discarica abusiva nelle viscere della città.  

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Se e possibile vedere sui muri, l’altezza che raggiungevano i cumuli di mondezza ritrovati all’interno, è altrettanto possibile vedere il suo passato da deposito giudiziario grazie a motociclette e macchine d’epoca che riposano ancora nella galleria.

Qui possiamo vedere i famosi “pezzotti”, macchine, moto e vespe ritoccate, smontate e rimontate che i napoletani, con ingegno e un po’ di noncuranza per la legge, realizzavano.

Oltre a schiere di moto e auto, completamente trasformate si trova anche una vecchia macchina blindata di chissà quale personaggio importante del secondo conflitto mondiale e il busto del fascista Aurelio Padovani.

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Le testimonianze del passato della galleria borbonica come cisterna sono ovunque e anche qui ritroviamo le storie dei noti pozzari,(di cui parliamo qui) incaricati di raccogliere l’acqua.

La galleria borbonica è un intreccio di cunicoli stretti e misteri fitti: su una parete possiamo scorgere dl’incisione di alcune croci. L’ipotesi più accertata sarebbe quella secondo cui quelle croci sarebbero il ricordo di pozzari annegati, meno credito viene dato alle teorie su massoni e riti esoterici a cui, però la città di Napoli, è da sempre legata.

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Vive sono anche le testimonianze dell’importanza della galleria borbonica durante la seconda guerra mondiale. Alle pareti ci sono ancora i sistemi di illuminazione che furono impiantati durante il conflitto oltre che, i bagni che furono costruiti in quel sottosuolo per le persone che si destreggiavano tra i cunicoli, nella speranza mettersi in salvo dai bombardamenti.

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Per scoprire la storia” più moderna” della galleria borbonica, dobbiamo attraversare il tunnel pilota, ovvero il tunnel più lungo che verifica la lunghezza del cunicolo più grande, prendiamo la zattera e arriviamo in un punto poco illuminato ma in cui riusciamo a scorgere alcuni cartelli segnaletici piuttosto moderni.

Siamo a pochi passi da piazza plebiscito nel luogo in cui cominciarono (e si conclusero) i lavori della LTR, Linea tranviaria rapida. Un progetto che vide lo stanziamento di fondi per miliardi di vecchie lire e che doveva collegare l’intera città, noncurante dei tesori  e delle ricchezze custodite all’interno della galleria borbonica. I lavori infatti non furono terminati e sicuramente non a causa della preziosità della galleria ma semplicemente a causa dello scandalo tangentopoli, storia triste della nostra Italia( ma a questo punto, nn tutti i mali vengono per nuocere!)

Noi vi consigliamo vivamente questa visita o un’altro dei percorsi particolarissimi che è possibile svolgere all’interno della galleria. In più, per i più volenterosi o per coloro che si innamoreranno del tunnel e della sua storia, la domenica si accettano volontari per continuare a scavare in quel labirinto di ricchezze.

Trovate tutte le info cliccando qui

Ci sono vari accessi:

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street food napoletano-ecco cosa devi assolutamente mangiare

Niente ricette healthy, niente di salutare o naturale, oggi vi parliamo di street food, quello napoletano e… no non vi faremo un elenco dei posti più cool o modaioli della città , piuttosto vi parleremo di cibi della tradizione da mangiare esclusivamente per strada e i luoghi storici dove assaggiare la ricetta “original”.

Nello street food napoletano, un classico è sicuramente la pizza a portafoglio, Margherita o marinara; per chi non lo sapesse è la versione mini-size della pizza, piegata in quattro. Il re della pizza a portafoglio a Napoli è sicuramente la storica Friggitoria Fiorenzano nella Pignasecca.

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Lo street food più originale è invece la trippa; assolutamente non-light, assolutamente poco sano ma assolutamente da mangiare… con una bella abbondante spruzzata di limone.

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Un’altro evergreen dello street food Made in Naples è la “fritturina” che da noi comprende, in primis, zeppole, panzarotti (i nostri crocchè di patate) e frittatine.

I nostri panzarotti preferiti sono quelli della Friggipizza in via Leopardi, a Fuorigrotta, non sono proprio i classici ma a Napoli sono famosissimi.

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Pausa, fermiamoci a bere! Se avete sete non perdetevi la famosa acquaiola a due passi da Piazza del Plebiscito; granite e spremute sono buonisime e poi la signora è di una simpatia disarmante.

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Passeggiata a Mergellina! Che fai, qualcosina qua non te la mangi? Goditi la vista del mare, degli scogli e di Castel dell’Ovo gustando una birra ghiacciata con taralli “‘nzogna e pepe” ( strutto e pepe piccantissimo).

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A Napoli puoi mangiare la pizza ovunque e a qualunque ora, ma se parliamo di street food allora non possiamo non suggerirvi la famosa pizza fritta e quella più famosa è sicuramente quella della Masardona.

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E per concludere questa carrellata di leccornie super-caloriche un classico: le noccioline dolci. Le classiche noccioline ( da noi, “nocelline americane“) ricoperte di zucchero, da gustare rigorosamente calde, in qualunque momento in cui quel profumo dolce vi inebria.

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Napoli sotterranea-scopri le storie nascoste nel sottosuolo

Napoli sotterranea-secoli di storia sotto i passi della gente

Continua il nostro viaggio nei sotterranei della città di Napoli, una città che nasconde segreti, storie e secoli dI cultura, ovunque, anche nel sottosuolo, perfettamente sotto ai vostri piedi. Accendete la vostra candela e scoprite con noi Napoli sotterranea

Nonostante la storia di questo sottosuolo cominci in età preistorica, furono i i Greci che aprirono le prime cave sotterranee. Queste cave venivano utilizzate per ricavare blocchi di tufo che utilizzavano per ogni tipo di costruzione nella città ambita di Neapolis.

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Tuttavia, il complesso reticolo di sotterranei iniziò con i romani i qual,i in epoca augustea, costruirono  gallerie e soprattutto una rete di acquedotti, alimentata dalle acque delle sorgenti del Serino, a 70 km di distanza da Napoli.

Attraverserete questa fitta rete di cunicoli e gallerie strettissime illuminate dalla  sola luce di una candela, viaggiando così nel tempo e nello spazio.

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Altri rami dell’acquedotto si estesero fino a Miseno, per alimentare la famosa  Piscina mirabilis. Gli stretti cunicoli dell’acquedotto alimentavano anche  fontane, case e altri edifici. Da notare che, già all’epoca gli ingeneri romani avevano rivestito l’acquedotto di uno speciale intonaco impermeabile.

I cunicoli di Napoli sotterranea furono utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugi antiaerei per proteggersi dai disastrosi bombardamenti che colpirono la città. I cunicoli furono addirittura illuminati per permettere alle persone di scendere e rifugiarsi.

Oggi il Museo della Guerra di Napoli Sotterranea raccoglie e conserva documenti relativi al conflitto.

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Napoli, si sa, è una città di contraddizioni, una città divisa tra sacro e profano, religione e superstizione ecco quindi una delle credenze popolari più famose che ha origine proprio nei sotterranei della città.

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Ogni casa di Napoli poteva attingere acqua da una delle cisterne grazie a un pozzo a cui avevano accesso i “pozzari”, uomini che che si aggiravano in questi strettissimi cunicoli e si arrampicavano su per i pozzi. Sono questi protagonisti di Napoli sotterranea.

Per questa loro professione avevano accesso a tutte le case grazie ai pozzi e alla loro figura è legata la leggenda dei “monacielli“, spiriti buoni o cattivi che usavano le vie sotterranee per sparire o apparire. Il nome monaciello deriva dal mantello da lavoro che, nella penombra, li rendeva simile a monaci appunto.

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Gli orti ipogei

A Napoli sotterranea, a 35 metri sottoterra ci sono, incredibilmente, delle coltivazioni. Si tratta di un vero e proprio orto nel  sottosuolo, lontano da piogge acide, polveri sottili e inquinamento. La luce solare, è sostituita da quella di speciali lampade e l’umidità del sottosuolo, permette alle piante di crescere senza dover  utilizzare neanche un goccio di acqua.

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Ci sono molte associazioni che gestiscono queste visite meravigliose nel sottosuolo napoletano. La nostra visita prevedeva anche l’ anfiteatro romano, noto come Teatro di Nerone, da cui si accede da una casa tipica napoletana, il cosiddetto “basso”; Basta spostare un letto e una botola che porta alle cantine, permette di fare un salto nel passato glorioso della città.

Per tutte le altre informazioni e per pianificare la vostra visita questo è il il sito ufficiale:

https://www.napolisotterranea.org

In più vi ricordiamo che ci sono due accessi ai percorsi:

  • Vico S. Anna di Palazzo, 52, 80132 Napoli NA
  • Piazza San Gaetano, 68, 80138 Napoli NA

Vi segnaliamo sulla mappa l’ingresso di Piazza San Gaetano, l’accesso da cui noi abbiamo cominciato il nostro percorso.

 

 

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Lifestyle

Ferragosto in Campania-sagre, eventi e tradizioni

Ferragosto in Campania

ATTENZIONE: se a Ferragosto sarai a Napoli o in Campania,fermati assolutamente a leggere questo post.

Per chi come noi è ancora impegnatissimo con il lavoro e trascorrerà una fresca estate all’ombra del condizionatore dell’ ufficio, a Napoli o in Provincia, abbiamo raccolto qualche idea per trascorrere il ferragosto, in alternativa alla solita grigliata. Ancora meglio se qui sei in vacanza, perchè nella settimana più calda dell’ anno, avrai veramente l’imbarazzo della scelta.

Qui, le migliori sagre e gli eventi più interessanti della regione divisi per province..scegli quello che preferisci.

NAPOLI

MUSEO DI CAPODIMONTE

Anche il 15 Agosto il maestoso bosco e l’esclusivo museo di Capodimonte saranno pronti ad accogliervi, questa volta con le eccezionali opere di Jan Fabre nella mostra  Naturalia e Mirabilia.

MUSEO MADRE

Completamente gratuito per tutto il mese di agosto, il nostro museo di arte contemporanea vi aspetta per un Ferragosto all’insegna dell’arte.

VIA PARTENOPE

La sera di ferragosto, come da tradizione, alle 23 vi aspettano sul lungomare di Napoli spettacoli, intrattenimento e gli immancabili fuochi sul golfo.

AGEROLA

Appuntamento goloso e atteso è  la sagra della Patata, che si svolge nel borgo in occasione dei festeggiamenti per Maria Santissima Assunta, di cui una meravigliosa statua in legno è custodita nella chiesa di Santa Maria La Manna di Agerola

SALERNO

FELITTO

Altro evento tutto da gustare è la Sagra del Fusillo Felittese, uno tra gli appuntamenti più noti e amati, a cui avete tempo di partecipare fino al 22 agosto.

CAMPAGNA

Ormai un appuntamento piuttosto noto per il divertimento assicurato è la chiena di Campagna. Infatti ogni estate il fiume Tenza inonda completamente la città permettendo una festa particolarissima con gavettoni in ogni strada.

MAIORI-POSITANO

Imperdibili i fuochi d’artificio a mare in queste due città panoramiche,(forse tra le più belle del mondo) seguiti da musica e balli popolari.

AVELLINO

TAURASI

Una festa imperdibile per gli amanti del vino, quello buono , quello intramontabile; il 15 agosto è l’ultimo giorno per partecipare alla Fiera Enologica in cui gustare oltre al vino, anche ottimo cibo, al ritmo di buona musica.

FLUMERI

Come ogni anno, la tradizione si rispetta e viene celebrata la cosiddetta Traslazione del gigantesco “Giglio di grano”, un grande obelisco, portato sulle spalle da moltissimi uomini del paese. Il giorno di Ferragosto il giglio di grano viene portato alla chiesa di San Rocco e, a seguire, c’è una festa è molto folkloristica.

CASERTA

ECOPARCO DEL  MEDITERRANEO

Grandissimo evento di musica e cibo che coinvolge anche altre strutture come il Plana resort e la tenuta Pavoncelli..Il tema sarà: “il mondo all’ ecoparco” per cui animazione, balli e vivande saranno quelli tipici di Cuba, Messico, Spagna ecc. In più pare che le piscine saranno aperte fino a notte fonda.

GIOIA SANNITICA

La sagra degli antichi sapori vi aspetta alle 20,30 in piazza Giovanni Paolo II; li vi aspettano anche pappardelle, porcini, salsicce, salumi e tutto quello che di più buono e godereccio esiste…riservato solo alle buone forchette.

REGGIA DI CASERTA

Il castello e i giardini più belli del Sud Italia vi aspettano anche a Ferragosto per farsi ammirare in tutto il loro splendore e la loro sontuosità..non fatevi scappare questa occasione di visitare la meravigliosa reggia.

BENEVENTO

CASTELPOTO

Un grande viaggio a ritroso nel tempo vi attende con mostre, visite guidate, narrazioni e un bel percorso gastronomico alla scoperta della mitica salisiccia rossa

PARCO DEL GRASSANO

Una megafesta nel parco vi aspetta la notte di ferragosto in alternativa al solito falò, con fantastici dj e soprattutto FREE ENTRY .

Se hai altri eventi da segnalare, sbrigati, faccelo sapere,ferragosto è tra qualche giorno! Se invece ti sei organizzato a casa con amici o parenti, in spiaggia o in giardino, non presentarti a mani vuote, scegli una delle nostre ricette super veloci che trovi qui (hai ancor pochi giorni per fare la spesa)!

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Travel

Le catacombe di San Gennaro- il cuore di Napoli

Viaggio alla scoperta delle Catacombe di San Gennaro

Come sapete, il nostro blog dedica una sezione particolare dedicata a Napoli e alle bellezze della Campania e proprio in questo post vi portiamo alla scoperta delle viscere della città di Napoli.C’è un cuore che batte nel cuore del capoluogo Partenopeo, un luogo che pullula di storia, magia, arte e cultura…oggi vi presentiamo le Catacombe di San Gennaro.

La visita guidata da noi scelta è piuttosto suggestiva e parte alle ore 20:00 di un sabato sera. I ragazzi della cooperativa  La Paranza, offrono un aperitivo e poi giù…cento scalini per fare un tuffo nel passato più remoto.

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Le Catacombe di San Gennaro sono disposte su due livelli piuttosto ampi realizzati in tufo giallo napoletano, solido, forte e allo stesso tempo malleabile

Queste catacombe  risalgono al II secolo d.C. probabilmente erano il  sepolcro di una famiglia gentilizia e  successivamente divennero proprietà dei cristiani.

Nel IV secolo d.C. ospitarono le spoglie di Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli e prevedevano un’unica navata in cui i fedeli potevano pregare dinnanzi alla sua tomba.

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Il vestibolo inferiore, ospita ancora  grande vasca battesimale fatta realizzare  dal vescovo Paolo II, che nell’VIII secolo  le utilizzò come rifugio dalle lotte iconoclaste.

La catacomba superiore conserva alcune delle prime pitture cristiane del sud Italia.

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Da un’omelia dell’VIII sec. e da un passo del Chronicon dei vescovi di Napoli risulta che la tomba di San Gennaro era in un cubiculum al di sotto della basilica dei vescovi.

La presenza della tomba del martire fece sì che la catacomba superiore diventasse meta di pellegrinaggio e luogo ambito per la sepoltura.Molto significativo il famoso bastone che è possibile ammirare dall’alto, simbolo conosciutissimo del santo, le cui spoglie sono ora conservate presso il duomo di Napoli.

Molto importante anche la Cripta dei Vescovi, dove erano sepolti i vescovi della città e la basilica adjecta, una basilica sotterranea a tre navate.

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Dalle tombe, si possono ricavare informazioni sulla società dell’epoca e sull’organizzazione in ceti di questa.

A sottolineare l’importanza di una famiglia contribuivano alcuni elementi del luogo di sepoltura ad esempio le decorazioni ad affresco oppure a mosaico.

 

A conferma di ciò, nelle catacombe è possibile ammirare la tomba della famiglia di Theotecnus. L’affresco, databile all’inizio del VI secolo,  rappresenta una famiglia sepolta. La pittura presenta tre strati sovrapposti di intonaco dipinto, probabilmente perché veniva realizzata da capo alla morte di ognuno dei componenti. Essi vengono rappresentati con ricche vesti e ornamenti ad indicare l’elevato status sociale della famiglia.

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Le Catacombe di San Gennaro custodiscono affreschi estremamente interessanti, come quelli di Bitalia e Cerula (V-VI secolo d.C.) .In linea generale però, quello che colpisce di questo tesoro “sotto ai piedi” dei napoletani è il patrimonio artistico che è conservato nelle catacombe: pitture pagane del II secolo fino a quelle bizantine del IX-X secolo.

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La visita si conclude nelle meravigliosa Basilica paleocristiana di San Gennaro extra moenia, un’ imponente edificio a tre navate con un’abside semicircolare, la quale , nel corso del tempo. ha subito molte modifiche e influenze, come testimoniano pitture e la struttura stessa. In più essa rappresentante un ponte importantissimo all’interno della città di Napoli.

Ebbene, dal quartiere di Capodimonte, da cui si accede alle catacombe di San Gennaro, ci si ritrova nel cuore della città di Napoli, precisamente nel rione Sanità, quartiere vittima di pregiudizi e spesso isolato a causa di sconvolgenti fatti di cronaca nera, finiti sui media nazionali.

Questa basilica, così spoglia e sobria, oggi accoglie non solo testimonianze del passato ma anche l’ispirazione dei tempi moderni. Custodice infatti due opere di arte contemporanea quali Golgota di Annamaria Bova e  l’installazione in  In Down for Salvation di Emmanuele De Ruvo,

Probabilmente, questo non sarà l’articolo più completo e dettagliato sulle Catacombe di San Gennaro e forse è una fortuna perchè in questo modo sarete spinti a saperne di più e a visitare con i vostri occhi questo luogo così suggestivo.

Trovate tutte le info sul sito ufficiale, (tra l’altro bellissimo, efficiente e dettagliato)

http://www.catacombedinapoli.it/it

 

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Travel

La Gaiola- nel cuore di Napoli e dei napoletani

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La Gaiola

(Napoli)

Misteriosa

Se vi trovate a Napoli e volete scoprire un luogo meraviglioso e allo stesso tempo misterioso, non potete perdere per niente al mondo La Gaiola. Si tratta di un isolotto della bella città di Partenope, il quale si fa ammirare in tutto il suo splendore nelle acque cristalline di Posillipo.

Sinceramente non saprei spiegarvi bene l’origine di questo nome particolare, che credo derivi da qualche antica parola dialettale.

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A Napoli si usa dire:” abbasc’ a Gaiola“, ovvero giù alla Gaiola perchè effettivamente per vedere l’isolotto c’è un tratto da percorrere a piedi piuttosto lungo e in discesa. Ad un certo punto ci si ritrova in una viuzza abitata, in cui le voci dei padroni della case e alcune musiche riempiono l’ aria delicatamente, sembraquasi di essere in uno di quei film sulla Napoli di un tempo.

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Poi dopo ancora qualche scaletta, finalmente, in un piccolo scorcio si intravede il mare e pocche barchette da pesca ormeggiate.

Fermarsi ad ammirare La Gaiola, a cui ci si può avvicinare forse solo grazie a una canoa, vuol dire incantarsi a guardare come i raggi del sole attraversano questo arco naturale e stupirsi di questa acqua che non credevi potesse essere cosi verde e trasparente.

E poi la Gaiola è anche uno dei posti preferiti dai napoletani per la tintarella e qualche tuffo azzardato nel mare cristallino, da scogli anche piuttosto impervi.

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Oltre ad essere un luogo panoramico perfetto per qualche scatto esclusivo è anche il luogo ideale per gli sportivi che possono affittare canoe o Kayak e per i più avventurosi i quali troveranno un importante punto informazioni per esclusive escursioni in mare.

Per tutte le informazioni potete dare un’occhiata qui:

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