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Lo Schiacchetiello, piccolo angolo di paradiso a Napoli un po' di Grecia nascosta tra le acque di Bacoli

La parola Schiacchetiello è quasi un impronunciabile scioglilingua…a dire il vero non sappiamo neanche cosa significhi. Provate però a digitare questa parola su Google:la prima cosa che salterà fuori saranno video e foto di un’acqua cristallina e quieta.

Lo Schiacchetiello si trova precisamente di fronte all’isolotto di Punta Pennata, a Bacoli una zona di mare vicino Napoli frequentata da giovani e anche da tante famiglie. Probabilmente troverete il suo nome in una lista delle “spiagge più tranquille di Napoli” ma sappiate che in realtà è tale solo perché la spiaggia è veramente minuscola; posta all’interno di un’insenatura, essa è “incastrata” tra rocce di tufo e bagnata da acque chiare di un delicato verde smeraldo . Si giunge in questo piccolo angolo di paradiso a piedi o dalla Piscina Mirabilis in barca, attraversando tutta la bellezza di Baia sommersa.

Siamo nati qui, viviamo qui da sempre ma ad essere sinceri dello Schiacchetiello non ne avevamo mai sentito parlare…poi una domenica mattina, ancora a letto, scorrendo velocemente la home di Facebook, un breve video ci salta agli occhi:mostra per pochi secondi questa piccola baia tranquilla .

Decidiamo di scoprire di più di questo posto e lo facciamo il pomeriggio stesso. In sella al nostro scooter (per noi il modo migliore di spostarci a Napoli), percorriamo le strade che costeggiano il mare ed entriamo poi nel centro storico di Bacoli.

Non conosciamo molto questa zona, è il navigatore a guidarci insieme a qualche indicazione degli abitanti di Bacoli.

Una signora ci informa che per arrivare allo Schiacchetiello è necessario parcheggiare e proseguire a piedi per un piccolo sentiero che scende verso il mare.

La strada è scoscesa e circondata da erbacce, ma non troppo difficile da percorrere…da qui riusciamo già a vedere il mare. Alla fine del piccolo sentiero, sentiamo della musica provenire dall’unico ristorante presente, L’insenatura”. Ci guardiamo intorno e per un attimo abbiamo l’impressione di essere arrivati in una piccolissima taverna greca.

schiacchetiello ristorante l'insenatura

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Il piccolissimo molo è blu e contrasta con il bianco delle sedie del ristorante. IL vento caldo fa oscillare delicatamente alcuni vasi di fiori di colorati. Un flotta di barchette e gommoni è ormeggiata in questo mare che sembra una tavola. Alcuni ragazzi prendono ancora un po’ di sole sulle rocce levigate di tufo mentre noi ci godiamo il tramonto sorseggiando una Beck’s. È un momento di assoluto relax e ce lo godiamo in questo piccolo e nascosto angolo di paradiso.

Questo posto ci ricorda così tanto i ristoranti sulla banchina visti ad Ammoudi bay! Respiriamo Grecia ovunque qui e a proposito di Grecia, pare che lo Schiacchetiello avesse conquistato anche il viaggiatore per eccellenza, Ulisse, il quale approdato in questa insenatura ne sarebbe rimasto folgorato…proprio come noi.

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Week end a Napoli low cost- Cosa fare in due giorni spendendo poco

Volete trascorrere un week end a Napoli low cost? Bene! Abbiamo due notizie, una buona e una cattiva:

  • Quella buona è che Napoli è di per se una città low cost.
  • Quella cattiva è che Napoli è talmente grande e ricca che purtroppo vi perderete tante cose meravigliose, ma sarà la scusa per tornare!

 

week end a napoli low cost- vista di Napoli

La prima cosa che vi consigliamo è soggiornare in un B&B o alberghetto in centro, tra via Toledo, corso Umberto, corso Vittorio Emanuele (ad esempio il B&B “La casa di Cò”, scopritelo qui) o Via dei Tribunali . Vi sconsigliamo la zona della stazione. In alternativa scegliete il quartiere di Fuorigrotta, sarete vicini ai bus, alla metro e alla circumflegrea (e anche allo stadio San Paolo, se siete appassionati di calcio).

 

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La mattina vi consigliamo visitare 4 chiese simbolo di Napoli:

Sono chiese per lo più gratuite e non perderete tempo a fare lunghe file. Se pensate invece di avere tempo a disposizione in questo week end a Napoli, vistate la Cappella di San Severo, anche se probabilmente la fila sarà piuttosto lunga. Tuttavia potete acquistare il biglietto on-line che vi permetterà di saltare la fila e guadagnare tempo.

A Spaccanapoli potete visitare anche il bellissimo Palazzo Venezia (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo) il cui ingresso è sempre gratuito.

Per fare un po’ di shopping low cost, scegliete assolutamente:

  • Via dei Tribunali con i negozietti dai prezzi stracciati
  • la Pignasecca piena di negozi di scarpe e vestiti
  • via Toledo dove troverete le grandi catene d’abbigliamento.
  • Spaccanapoli per i vostri souvenir é il posto maggiormente consigliato perché troverete oggettini simpatici a pochi euro oltre che meravigliose botteghe artigianali.

 

week end a napoli low cost-strada via roma

Trattenetevi per pranzo a via Toledo: vale la pena aspettare un po’ per mangiare al ristorante da Nennella che per pochi euro vi farà assaggiare tutti i piatti tipici della tradizione (15 euro a persona circa per un pranzo completo) e non perdetevi la sua pasta e patate con provola filante, piatto che ha reso questo ristorante famosissimo.

Per un caffè alla napoletana potete scegliere uno dei bar storici e prenderlo al banco ma se volete una novità provate il caffè “caldofreddo” del bar Mastracchio in Vico della Tofa  sui Quartieri Spagnoli.

 

week-end a Napoli caffe caldo fredd

foto dal web

 

Nel pomeriggio fate una passeggiata alla Riviera di Chiaia con le sue vetrine di griffe importanti oppure arrivate a Mergellina, lungomare Caracciolo, zona completamente pedonale. Fare un aperitivo qui non é molto costoso (tra i 5-7 euro a testa) e uno dei bar più in voga e il Vanilla caffe.

week-end a napoli low-cost-mergellina notte

Se non volete spendere troppo per la cena allora spostatevi di nuovo nel centro storico e cercate la zona di piazza Bellini dove troverete pizza e bibita anche a 7 euro è sempre li potrete prendere un bel drink a 5 euro in uno dei piccoli club notturni.

Nel vostro week end a Napoli,non perdetevi il panorama mozzafiato sul golfo dalla collina di Posillipo e scattate tutte le foto che potete, magari dopo aver bevuto un buon caffè alla famosa caffetteria “il Serpentone”.

Per il pranzo della domenica a via Toledo avrete l’imbarazzo della scelta nello street food tra cucina tradizionale (scopri qui lo street food classico napoletano) è quella più moderna (scopri il nuovo take away napoletano qui) e in entrambi i casi non vi costerà tantissimo.

Riposatevi un po’ su una delle panchine nella Villa comunale o su uno degli scogli sul lungomare.

Non andate via senza aver assaggiato almeno una sfogliatella bella calda calda e pure economica e noi vi consigliamo  Attanasio nei pressi della stazione. In alternativa un bel fiocco di neve da Poppella o uno dei super babà di Casa Infante (non vi preoccupate li riconoscerete subito!)

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foto:https://www.facebook.com/casainfantegelati/photos/a.248501068539083.76051.189444334444757/1655263887862787/?type=3&theater

 

week-end a Napoli poppella
foto:http://www.pasticceriapoppella.com/

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Palazzo Venezia-il luogo nascosto del decimo inferiore

Nel cuore del metro storico di Napoli, nascosto da un grande portone c’è un luogo incantevole… un tempo dimora di Nobili e segno di prestigio oggi é uno dei luoghi più famosi per mostre ed esposizioni, siamo a Palazzo Venezia.

Spaccanapoli é una delle zone più famose di Napoli, attraversa perfettamente il centro storico… una strada lunga e sempre affollata da turisti, napoletani e venditori ambulanti. Amiamo passeggiare per Spaccanapoli, osservare la gente e attraversare distrattamente i discorsi più disparati delle persone. Ci siamo appena gustati una fantastica pizza ( nel centro di Napoli non é difficile mangiarne una fantastica anche in posti non molto rinomati). Alle 15:30 puntuali siamo fuori Palazzo Venezia che ha appena riaperto i battenti dopo la pausa pranzo.

Il palazzo Venezia testimonia le relazioni politiche ed economiche tra la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli. Esso fu costruito intorno al 1412  per i consoli generali a Napoli.

La confusione che c’è in strada si interrompe bruscamente già nel cortile di fronte a questo grande edificio rosso pompeiano.Si dice che probabilmente la facciata centrale del cortile era l’ingresso alle scuderie. L’ingresso é gratuito e non vediamo nessun custode quindi cominciamo a salire le ripide scalette che portano verso l’interno.

Sui muri sono appese locandine di eventi passati e futuri poi, attraversato il piccolo bar da cui proviene un forte odore di caffè, ci troviamo all’interno di un rigoglioso e silenzioso giardino.

É un angolo di paradiso, non ci si ricorda neanche che siamo nel cuore pulsante di Napoli… la confusione, le risate, la musica degli artisti di strada sembra già un lontano ricordo. C’è un sole caldo che illumina il prato, il canto degli uccelli e il leggero cigolio di un dondolo bianco.Questo sarebbe il luogo perfetto per studiare o per lavorare ma anche per scrivere o disegnare… é tutto così perfettamente armonioso. In questo stesso giardino pensile è situata la casina pompeiana.

Nel 1816 Palazzo Venezia diventò proprietà dell’Impero austriaco e a questo periodo risalgono giardini e la casina pompeiana.
al suo interno ci sono tre campate intervallate da coppie di colonne doriche con sopra un grande timpano.

Il sole rende brillante il rosso pompeiano e riempie di luce le tende e la stanza in cui vi è un grande lampadario.

Ci allontaniamo per recarci nel piccolo cortile in alto. Un caffè nel silenzio di questo cortile che invita a rilassarsi e a godersi questa meravigliosa giornata napoletana.

Lasciamo il palazzo e in pochi secondi ci ritroviamo nuovamente nella confusione delle movimentate giornate napoletane. Andiamo via ma rimaniamo con quel desiderio di tornare in quel silenzioso composto e intimo magari con un quaderno e una penna per concentrarci e progettare nuovi viaggi o scrivere nuovi articoli nell’insolita quiete di questo angolo nascosto.

 

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monastero di santa chiara a napoli 1
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Monastero di Santa Chiara a Napoli- il racconto della sua storia

Pochi giorni fa, vi abbiamo portato nel piccolo tesoro nascosto all’interno del Monastero di Santa Chiara: il bellissimo chiostro maiolicato. Sarebbe stato impossibile però non parlarvi del monastero stesso, anzi più che impossibile sarebbe stato sbagliato; è vero, noi cerchiamo di mostrarvi qualcosa di diverso rispetto alla Napoli che tutti conoscono ma questa basilica è così legata alla storia di questa città e al cuore del suo popolo che dobbiamo dedicarle assolutamente un piccolo post.

Il monastero ha una storia lunga secoli, la sua nascita risale addirittura al 1328, anno in cui terminarono i lavori di costruzione cominciati nel 1310 su progetto di  Gagliardo Primario.

La chiesa fu voluta in particolar modo da Sancha di Maiorca, moglie del re Roberto d’Angio.

Sancha, così devota e così attratta da San Francesco e Santa Chiara di Assisi, fu costretta a mettere da parte la sua vocazione che l’avrebbe votata alla clausura, per adempiere i suoi doveri di regina e sposare Roberto.

Quella chiesa sarebbe stato il suo luogo, il ricordo della sua vocazione e avrebbe rispecchiato in toto, i principi francescani.

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In realtà il Monastero fu aperto al culto solo nel 1340 e subito diventò una delle chiese più importanti di Napoli. 

A impreziosire i suoi interni, le opere meravigliose di artisti da tutta la Penisola, come lo stesso Giotto.

 

Se la sua struttura iniziale era in perfetto stile gotico, bhè a partire dal 1700 qualcosa cambiò e le sue forme diventarono via via sempre più barocche. Questo avvenne tra il il 1742 e il 1796, quando a seguire il progetto di ristrutturazione ci fu Domenico Antonio Vaccaro.

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Eppure la storia del monastero di Santa Chiara, non finisce qua. L’era moderna porta con se ben due guerre di cui la seconda è quella che colpisce di più l’intera umanità, le strappa la dignità e le cancella i ricordi.

Nel 4 agosto 1943, un bombardamento degli alleati, colpisce la chiesa di Santa Chiara, provocando un incendio disastroso. La chiesa brucerà per giorni. Il fuoco cancellerà moltissime tracce del passato glorioso della chiesa e alcune le ridurrà in frammenti. Frammenti, questo rimane dei bellissimi affreschi di Giotto presenti nella Chiesa.

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
Ma pecché, pecché ogne sera,
penzo a Napule comm’era,
penzo a Napule comm’è?!

Una ferita profonda per la città. Non il crollo solo di una chiesa, ma il crollo di una certezza…come potrebbe mai essere Napoli senza la sua Santa Chiara? 

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo.

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo; un’unica navata centrale e sul presbiterio,il sepolcro di Roberto d’Angiò. Accanto ad esso, i sepolcri di Maria di Durazzo e del primogenito Carlo. Di fronte ad essi, l’altare maggiore di autore ignoto,databile al 300 e con il crocifisso in legno del XIV secolo.

Poste sui lati, all’incirca venti cappelle, sepolcri monumentali di nobili napoletani, una di queste, dedicata all’eroe Salvo D’acquisto

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Non c’è cappella dove non ci sia una spiegazione dettagliata della struttura e della sua storia, tutti leggono, qualcuno lo fa ad alta voce.

In generale la Chiesa non è silenziosa, anzi sembra una grande cassa armonica che riesce ad amplificare anche il rumore dei passi sul pavimento.

Dall’esterno, arriva il suono di un’arpa, delicato ed elegante che quasi contrasta con il vociare confuso dell’interno. 

Eppure tutti questi rumori, queste voci, questa musica, sembrano fatti apposta per il monastero;è così strano,un luogo che nasce per le clarisse, per ritrovare il silenzio e la pace e diventa poi un luogo del popolo per ritrovare le sue origini, la sua storia e la bellezza della sua terra ogni giorno.

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chiostro maiolicato santa chiara
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Chiostro maiolicato della chiesa di Santa Chiara a Napoli

Il Monastero di Santa Chiara è una delle chiese più famose di Napoli e forse una dalle più amate dai Napoletani stessi. La sua sobrietà esterna nasconde un cuore ricco e prezioso. Il suo chiostro maiolicato è un piccolo tesoro inaspettato e contrastante con la sobrietà della grande chiesa nel cuore centro storico di Napoli.

Anche se il tempo è nuvoloso, un debole fascio di luce illumina perfettamente il centro del chiosco e si riflette sulle maioliche facendole brillare.

Il meraviglioso chiostro fu progettato da Antonio Vaccaro nel 1739,egli mantenne la linea gotica del complesso intero ma le maioliche lo impreziosirono.

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In napoletano queste mattonelle si chiamano Riggiole e furono opera del genio di Donato e Giuseppe Massa.

Le riggiole, però non rappresentano immagini sacri ma anzi, riflettono la quotidianità della Napoli del tempo; una sorta di finestra sul mondo, l’unica a disposizione delle Clarisse, votate alla clausura.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.6

Le belle colonne sono invece avvolte da maioliche che rappresentano tralci di uva simbolo di una natura generosa e rigogliosa .

Avvolge il chiostro maiolicato, un grande portico completamente affrescato con storie francescane e muretti, sempre rivestiti di coloratissime maioliche

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Nel progetto originale, l’accesso al chiostro avveniva dalla Chiesa di Santa Chiara;una grande scalinata, piuttosto alta lascia intravedere tutta la bellezza del chiostro, uno spettacolo mozzafiato, ieri come oggi.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700.

Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.7
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Segue la stanza della storia in cui si custodiscono i busti dei fondatori del monastero ovvero la devota Sancia di Maiorca e Roberto D’Angiò.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 9
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 10

L’ambiente intimo di questa sala si interrompe con l’inizio della candida stanza dei marmi, dove si trova frammenti della chiesa originale, ad esempio il bassorilievo di Santa Caterina e altri frammenti come quelli delle balaustre dei terrazzi delle celle delle clarisse.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 11
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 12
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 13

L’atmosfera diviene di nuovo calda e sacrale nella stanza posta al livello superiore dedicata all’esposizione di reliquiari in argento, sculture lignee e preziosi tessuti broccati.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 14

Non concludete la vostra visita senza prima stupirvi per l’ennesima volta: Rimarrete anche voi incantati dal meraviglioso presepe settecentesco.

Questa splendida realizzazione apparteneva alla collezione di Ferdinando IV di Borbone, il Re “Nasone”, che era un vero e proprio estimatore di quest’arte tutta napoletana. 

A stupirci, non è tanto la grandezza di questo presepe, ma l’infinità di minuziosi dettagli: le stoffe pregiate, le maioliche dipinte a mano, i volti così precisi di tutti i personaggi presenti sul presepe e altri particolari, piccoli e grandi che si intravedono nel paesaggio.

La ricostruzione fedele della napoli del 700 è spezzata dalla natività che invece è rappresentata in modo classico, all’interno dei ruderi di un tempio romano.

Uno spettacolo da cui è difficile staccarsi, sembra quasi un gioco a chi trova più dettagli e a chi si stupisce di più di fronte a tanta arte.

 

presepe borbonico chiostro maiolicato
presepe borbonico chiostro maiolicato

cimitero delle fontanelle 10
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cimitero delle fontanelle- il sacro e il profano nel cuore di Napoli

Siamo fortunati, questo dobbiamo ammetterlo: siamo nati e cresciuti a Napoli, una città che ti toglie e ti da tante cose, una città di fede e di superstizione, una città di arte espressa in ogni sua forma, dalla più antica alla più moderna. Napoli è una città in cui una forte illegalità e una forte moralità convivono insieme quasi come un paradosso, una città ricca di storia e anche di leggende, talvolta ostentate,talvolta nascoste e proprio questo suo lato così segreto e intimo è quello che ci affascina sempre di più.Siamo più volte scesi sottoterra per raccontarvi una Napoli antica, una Napoli che custodisce gelosamente secoli di storia, il susseguirsi di popoli e dominazioni, il contagiarsi di ingegno e genio. Oggi vi sveliamo un altro segreto della città dei contrasti: benvenuti al cimitero delle fontanelle

Siamo nel rione Sanità, un luogo più noto per le tristi vicende di cronaca nera che per la storia che nei secoli ha attraversato questi vicoli; infatti all’ingresso del cimitero delle fontanelle non c’è molta gente, qualche famiglia di turisti, qualche studente, sicuramente non il solito gruppo di tedeschi o giapponesi armati di reflex costose. 

Questo luogo di circa 3000mq è silenzioso, umido e le luci sono basse, calde, alcuni luoghi quasi bui. C’è silenzio e un’atmosfera rispettosa e sacrale. Lo scenario che si apre di fronte ai nostri occhi è molto suggestivo. Teschi e ossa ovunque, posizionati in maniera ordinata e precisa. Ma a chi appartengono e perchè nasce il cimitero delle fontanelle?

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In origine, quello che oggi è chiamato dai Napoletani “cimitero delle capuzzelle” (le capuzzelle a Napoli sono appunto i teschi), era una cava da cui si estraeva il tufo giallo napoletano che veniva impiegato per le costruzioni. Nel 1656 anche Napoli fu colpita dalla peste e nel 1836 dal colera, per cui la cava fu usata come sepoltura comune delle vittime. A queste si aggiunsero  le persone più povere  che non potevano permettersi una sepoltura migliore. Con il tempo,si aggiunsero poi le ossa provenienti dalle terresante e da altri scavi come quelli di Via Acton (vicino al Maschio Angioino).

Si dice che le capuzzelle siano circa 40.000.

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Si crede erroneamente che tra le ossa del cimitero vi siano anche quelle di Giacomo Leopardi, vittima illustre del colera del 1836. In realtà le sue spoglie sono custodite al Parco Vergiliano di cui vi abbiamo parlato qui e riposano con quelle del poeta Virgilio. 

La navata di destra è la navata dei preti. Quella al centro è invece dedicata agli appestati di cui, quello che subito colpisce è quella sorta di ossoteca al cui centro vi è la statua del Cristo risorto.

A destra ci sono le cosiddette anime pezzentelle, i resti delle persone più povere, di cui si sapeva poco e niente.

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La città di Napoli, come spesso è accaduto nella storia, non si è limitata a custodire questi resti, il suo popolo è diventato parte integrante del luogo grazie al culto delle anime pezzentelle.

Alcuni teschi sono infatti gelosamente custoditi in teche di marmo o in più umili scatole di biscotti. Sono incisi nome, cognome date… questo perchè il popolo napoletano, soprattutto nel dopoguerra era solito adottare uno di questi teschi senza identità e dargli una sepoltura dignitosa, quasi come fossero ex-voto per grazia ricevuta. Ognuno sceglieva il proprio teschio, lo ripuliva, lo accudiva finche esso non rivelava in sogno la propria identità, diventando protettore di colui che se n’era occupato. Altra credenza, per cui veniva offerta una “sistemazione” al teschio, era quella secondo cui l’anima, se accudita nel modo giusto, poteva dare in sogno i numeri vincenti al lotto. Ma se ciò non accadeva, bhè allora si cambiava teschio e si sperava fosse quello vincente. Rosari, mozziconi di sigaretta, segni scritti a penna sul cranio erano i segni della prenotazione di quell’anima. Ecco perchè poi il Cardinale di Napoli ne proibì il culto, ormai ai limiti della superstizione, nel 1969.

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Oltre alla innumerevole quantità di teschi e ossa, ciò che colpisce sono alcune cose in particolare;

Nella penombra, appena illuminata da un fascio di luce debole, una statua senza testa, la statua di San Vincenzo Ferrer. Poco più avanti tre grandi croci di teschi: questo è chiamato il Tribunale. Pare che un tempo, i vertici di camorra si riunissero di fronte al Tribunale per alleanze e patti.

 

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Ancora, nella navata centrale ci colpisce il Calvario, una montagna di teschi che pare stia a simboleggiare il monte Golgota che in aramaico vuol dire luogo del cranio.

 

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Poi alcune spoglie imbalsamate, di cui quella di Margherita Petrucci moglie di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morta, secondo la leggenda, soffocata da uno gnocco.

 

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Infine la cappella di padre Gaetano Barbati, colui che insieme alle donne del quartiere si occupò di “riordinare” il cimitero delle fontanelle alla fine del’800.

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Tra le mille leggende che circolano intorno a questo luogo e la miriade di preghiere e suppliche scritte su bigliettini sparsi qua e la…forse quello che ci colpisce di più è questo:

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Non sappiamo chi sia l’autore del biglietto, certamente moderno, magari scritto distrattamente e in fretta. Sappiamo però che questa è forse l’unica certezza che abbiamo in un luogo di mistero e di anime senza nome. Oltre i riti, la superstizione e la fede questo è il messaggio che ci piace portare a casa, il messaggio su cui riflettere dopo la visita al cimitero delle fontanelle. 

INFO UTILI

Il cimitero delle fontanelle è aperto dalle 9:00 alle 17:00, dal lunedì al venerdì.

L’ultimo ingresso è alle ore 16:30

L’ingresso è gratuito, per una visita guidata dovete prenotare sul sito ufficiale.

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Reggia di Caserta-il motivo per cui è patrimonio dell’umanità

Circa un mese fa vi avevamo parlato dei Giardini della Reggia Di Caserta ma oggi vorremmo parlarvi anche della nostra visita alla maestosa Reggia. Si, di tempo ne è passato un bel po’ ma non è stato affatto facile scrivere un post che non fosse troppo tecnico o troppo noioso ( del resto noi non siamo esperti di storia o architettura).Volevamo scrivere un post emozionale, come facciamo di solito, ma neanche descrivere gli stati d’animo e le sensazioni che si provano passeggiando all’interno della Reggia di Caserta e dei suoi ambienti, è stato facile. Lasceremo quindi parlare le immagini dandovi qualche breve accenno di storia e di emozioni, nella speranza che potrete un giorno visitare la Reggia o tornarvi.

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Qualche giorno fa, non si parlava d’altro che del matrimonio celebrato alla Reggia, utilizzata come grande villa da ricevimento, per 250 invitati ad un costo di 30mila euro. Al di là di ogni discorso etico, morale o economico, quanto può davvero valere questo pezzo di storia che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità? è davvero stimabile una cifra? non consideriamo il valore di marmi, dipinti o tappeti ma andiamo oltre…proviamo solo ad immaginare il valore di una passeggiata che attraversa la storia, il tempo e lo spazio. Non esiste prezzo, non esiste valore che possa anche solo accostarsi all’immensità della Reggia di Caserta.

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La Reggia fu voluta dal Re di Napoli Carlo di Borbone, e il suo desiderio era quello di dare al suo Governo una sede così bella da eguagliare quella di  Versailles. Il progetto di Luigi Vanvitelli non avrebbe deluso le sue aspettative.

All’ingresso, ad accogliere noi curiosi c’è il magnifico scalone reale a doppia rampa dove si trovano anche i due famosi leoni in marmo. Sul soffitto, lasciano a bocca aperta i magnifici affreschi  Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo; Impossibile non notare e rimanere di stucco d’avanti alla  statua di Carlo di Borbone, realizzata da Tommaso Solari.

Alla fine della doppia rampa si trova l’accesso alla Cappella Palatina, ispirata a quella della Reggia di Versailles;

Procediamo per accedere agli appartamenti veri e propri della Reggia.

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Il Salone di Alessandro conosciuto come “Sala di marmi”, collega l’Appartamento Nuovo, ottocentesco  e l’Appartamento Vecchio  settecentesco. L’Appartamento dell’Ottocento prosegue con la Sala del Trono.

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Questa sala fu l’ultima ad essere completata nel 1845. La sala è lunga circa quaranta metri ed illuminata da grandi finestre. il trono portatile è in legno dorato e simboleggia il potere assoluto. Mentre dalla Sala del Consiglio si entra nell’Appartamento destinato al Re.

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Preziosissime le culle dei Principi Savoia entrambi doni della città di Napoli ed i modelli di legno delle giostre.

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Nella camera da letto di Francesco II  è possibile ammirare il monumentale letto a baldacchino e la toilette in marmo di Carrara nel bagno del re. 

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L’ala settecentesca del Palazzo, è l’ Appartamento Vecchio: ambienti stile Rococò, con pareti rivestite in seta di San Leucio, lampadari di Murano e molti importanti dipinti. Attraversiamo le stanze delle Stagioni, le sale dell’appartamento della regina Maria Carolinale stanze di Pio IX e le tre sale della Biblioteca Palatina di cui bellissime sono le librerie in noce e mogano. 

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Dalla Biblioteca si arriva alla Sala Ellittica, un ambiente senza decorazioni, ma con una particolare architettura che serviva a valorizzare l’acustica della sala utilizzata come piccolo teatro. Adesso in questa sala vi è il Presepe Borbonico.

A proposito del Presepe e della sua tradizione, sapevate che Francesco I era un vero e proprio collezionista?

La Reggia è così immensa che sembra quasi che una giornata non basti a visitarla ma soprattutto, il tempo in questo edificio si ferma; Non esiste ora, giorno, anno, quasi ci si dimentica di appartenere ad un altro millennio, tutto è così presente, così vivo. Ogni stanza sembra non aver mai perso il suo antico splendore, la mente viaggia e immagina.

Forse è semplicemente questo  il valore inestimabile di cui parlavamo all’inizio del post…non sono le tende preziose, i pavimenti sontuosi, gli affreschi immortali, i mobili in legno pregiato; è il suo potere di essere così eterna, così piena di vita, così resistente allo scorrere del tempo. 

Carlo di Borbone non avrebbe potuto mai nemmeno immaginarlo ma quello che aveva sognato, quella Reggia che doveva essere bella come quella di Versailles, quell’edificio che doveva dimostrare al mondo la sua potenza, è diventato molto di più. il progetto di un sovrano ambizioso è oggi un pezzo di storia, ammirato dall’umanità intera, che ha dimostrato negli anni tutta la sua potenza e la sua forza, resistendo a pagine intere di storia fino a diventare esso stesso LA STORIA.

La reggia di Caserta è CHIUSA il MARTEDI.

Le visite si effettuano dalle 8:30 alle 19:30. L’ultimo ingresso è alle ore 19:00.

ADERISCE ALL’INIZIATIVA “DOMENICHE AL MUSEO”, per cui visitare gli appartamenti sarà GRATUITO. La vista al parco invece avrà un costo ridotto di 5 euro.

Il costo standard del biglietto è di 12,00 euro e vi permette di accedere anche al parco e al giardino inglese. Quando il Parco e i giardini sono chiusi, potete acquistare il biglietto per visitare gli appartamenti al costo di 9,00 euro.

Per tutto le info, visitate il SITO UFFICIALE

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giardini della Reggia di Caserta- La reggia parte 1

Oggi vi portiamo con noi a Caserta, per scoprire i Giardini della Reggia di Caserta. Un parco reale meraviglioso, immenso, che si estende per kilometri.

Purtroppo il tempo, come spesso succede in questo periodo, non è stato dalla nostra parte; un’acquazzone ha interrotto senza clemenza la nostra visita, per cui quello che leggerete in questo articolo è solo una parte della visita che proseguiremo a breve. 

Avremmo potuto rimandare la pubblicazione ma quando si vive una così bella esperienza non si vede l’ora di raccontarla agli amici, nonostante avversità o impedimenti.

Quindi, presto leggerete un nuovo articolo o forse aggiorneremo questo per far sì che abbiate un quadro completo di questa fantastica esperienza e soprattutto ci auguriamo che questo piccolo racconto, piuttosto tecnico, possa invogliarvi a visitare di persona i giardini reali.

Passeggiare per questi giardini è una fantastica esperienza, che richiede anche gambe e fiato, ma anche un’intera mattinata libera dato che la chiusura è alle ore 14:30. Passeggiate e fate viaggiare la vostra mete…immaginate quel parco popolato, immaginate abiti di seta e organza, il suono di zoccoli di cavalli e l’ombra di ombrellini da sole di dame annoiate o immerse in conversazioni di intrighi e congiure al palazzo reale.

I Giardini della Reggia di Caserta o meglio, Il Parco Reale, furono progettati dall’architetto Luigi Vanvitelli e si ispiravano  ai giardini delle grandi residenze europee del tempo. Il progetto di Vanvitelli doveva unire il gusto e la tradizione italiana con le soluzioni tecniche che erano state adottate a Versailles. Il giardino  così come oggi si vede è solo una parte di quello che Luigi Vanvitelli aveva progettato e i lavori furono completati da suo figlio.

I giardini si presentano divisi in due parti: la prima è costituita da vasti parterre, separati da un viale centrale che conduce fino alla Fontana Margherita, quindi a sinistra del palazzo, nel  “Bosco vecchio”, vi è la Castelluccia, una sorta di castello in miniatura. A destra vi è invece la Peschiera Grande, un lago artificiale con un isolotto al centro.

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La seconda parte dei giardini inizia dalla fontana Margherita e da qui parte la via d’acqua; sulla da sud verso nord si incontrano la fontana dei delfini, in cui l’acqua fuoriesce dalle bocche di tre  mostri marini e la Fontana di Eolo, una fontana in cui vi sono numerose caverne che rappresentano la dimora dei venti.

L’acqua è popolata da grosse carpe e trote.

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Nell’asse principale dei giardini vi sono sette vasche che formano altrettante cascate concluse dalla fontana di Cerere che rappresenta la feconda Sicilia, L’ultima fontana è quella in cui è rappresentata Venere e Adone.

Infine, nel bacino del Bagno di Diana, sotto la cascata del monte Briano, ci sono due gruppi si statue in marmo che raffigurano Atteone tramutato in cervo, che sta per essere sbranato dai cani, e Diana mentre esce dall’acqua.

In cima alla cascata vi è una grotta artificiale di grossi blocchi di tufo, chiamata Torrione.

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Il costo per accedere ai giardini è di 5 euro a persona ma i ragazzi fino ai 18 anni non pagano.

Il martedì i giardini e e la reggia sono sono chiusi al pubblico ma per tutte le info v rimandiamo al sito ufficiale.

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Galleria Borbonica- un tunnel di storia che attraversa Napoli

Ormai avrete capito, quanta vita si nasconde nei sotterranei della città di Napoli da Napoli sotterranea alle Catacombe di San Gennaro. Ma  non finisce qua e stavolta vi portiamo a fare una passeggiata unica nella misteriosa Galleria Borbonica.

Abbiamo partecipato ad uno dei percorsi organizzati dai ragazzi che curano la Galleria Borbonica e ancora oggi continuano a scavare in veste di volontari. Sì perchè per questo meraviglioso intreccio di cunicoli, non arrivano e mai sono arrivati fondi da parte dello stato.

La visita prevedeva un singolare aperitivo nella galleria e il percorso Avventura.

Ad accoglierci abbiamo trovato un simpatico Waffel su stecco farcito con marmellata o cioccolata e poi succhi e spritz. Divisi in tre gruppi e “armati” di caschetto e torcia siamo partiti alla scoperta di questo luogo segreto. 

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La prima spiegazione arriva lì, proprio dal punto di partenza; un piccolo riassunto di quello che è la galleria borbonica e quello che è stata. Nel 1853 Ferdinando II di Borbone ne commissionò la realizzazione: egli voleva un tunnel che collegasse Palazzo reale a Piazza Vittoria e che lo aiutasse a fuggire velocemente in caso di attacchi o rivolte. Diventata poi una miniera di tufo, una cisterna e ancora un rifugio dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, la galleria borbonica si trasformò in un deposito giudiziario e solo successivamente si scoprì essere una grossa discarica abusiva nelle viscere della città.  

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Se e possibile vedere sui muri, l’altezza che raggiungevano i cumuli di mondezza ritrovati all’interno, è altrettanto possibile vedere il suo passato da deposito giudiziario grazie a motociclette e macchine d’epoca che riposano ancora nella galleria.

Qui possiamo vedere i famosi “pezzotti”, macchine, moto e vespe ritoccate, smontate e rimontate che i napoletani, con ingegno e un po’ di noncuranza per la legge, realizzavano.

Oltre a schiere di moto e auto, completamente trasformate si trova anche una vecchia macchina blindata di chissà quale personaggio importante del secondo conflitto mondiale e il busto del fascista Aurelio Padovani.

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Le testimonianze del passato della galleria borbonica come cisterna sono ovunque e anche qui ritroviamo le storie dei noti pozzari,(di cui parliamo qui) incaricati di raccogliere l’acqua.

La galleria borbonica è un intreccio di cunicoli stretti e misteri fitti: su una parete possiamo scorgere dl’incisione di alcune croci. L’ipotesi più accertata sarebbe quella secondo cui quelle croci sarebbero il ricordo di pozzari annegati, meno credito viene dato alle teorie su massoni e riti esoterici a cui, però la città di Napoli, è da sempre legata.

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Vive sono anche le testimonianze dell’importanza della galleria borbonica durante la seconda guerra mondiale. Alle pareti ci sono ancora i sistemi di illuminazione che furono impiantati durante il conflitto oltre che, i bagni che furono costruiti in quel sottosuolo per le persone che si destreggiavano tra i cunicoli, nella speranza mettersi in salvo dai bombardamenti.

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Per scoprire la storia” più moderna” della galleria borbonica, dobbiamo attraversare il tunnel pilota, ovvero il tunnel più lungo che verifica la lunghezza del cunicolo più grande, prendiamo la zattera e arriviamo in un punto poco illuminato ma in cui riusciamo a scorgere alcuni cartelli segnaletici piuttosto moderni.

Siamo a pochi passi da piazza plebiscito nel luogo in cui cominciarono (e si conclusero) i lavori della LTR, Linea tranviaria rapida. Un progetto che vide lo stanziamento di fondi per miliardi di vecchie lire e che doveva collegare l’intera città, noncurante dei tesori  e delle ricchezze custodite all’interno della galleria borbonica. I lavori infatti non furono terminati e sicuramente non a causa della preziosità della galleria ma semplicemente a causa dello scandalo tangentopoli, storia triste della nostra Italia( ma a questo punto, nn tutti i mali vengono per nuocere!)

Noi vi consigliamo vivamente questa visita o un’altro dei percorsi particolarissimi che è possibile svolgere all’interno della galleria. In più, per i più volenterosi o per coloro che si innamoreranno del tunnel e della sua storia, la domenica si accettano volontari per continuare a scavare in quel labirinto di ricchezze.

Trovate tutte le info cliccando qui

Ci sono vari accessi:

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street food napoletano-ecco cosa devi assolutamente mangiare

Niente ricette healthy, niente di salutare o naturale, oggi vi parliamo di street food, quello napoletano e… no non vi faremo un elenco dei posti più cool o modaioli della città , piuttosto vi parleremo di cibi della tradizione da mangiare esclusivamente per strada e i luoghi storici dove assaggiare la ricetta “original”.

Nello street food napoletano, un classico è sicuramente la pizza a portafoglio, Margherita o marinara; per chi non lo sapesse è la versione mini-size della pizza, piegata in quattro. Il re della pizza a portafoglio a Napoli è sicuramente la storica Friggitoria Fiorenzano nella Pignasecca.

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Lo street food più originale è invece la trippa; assolutamente non-light, assolutamente poco sano ma assolutamente da mangiare… con una bella abbondante spruzzata di limone.

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Un’altro evergreen dello street food Made in Naples è la “fritturina” che da noi comprende, in primis, zeppole, panzarotti (i nostri crocchè di patate) e frittatine.

I nostri panzarotti preferiti sono quelli della Friggipizza in via Leopardi, a Fuorigrotta, non sono proprio i classici ma a Napoli sono famosissimi.

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Pausa, fermiamoci a bere! Se avete sete non perdetevi la famosa acquaiola a due passi da Piazza del Plebiscito; granite e spremute sono buonisime e poi la signora è di una simpatia disarmante.

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Passeggiata a Mergellina! Che fai, qualcosina qua non te la mangi? Goditi la vista del mare, degli scogli e di Castel dell’Ovo gustando una birra ghiacciata con taralli “‘nzogna e pepe” ( strutto e pepe piccantissimo).

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A Napoli puoi mangiare la pizza ovunque e a qualunque ora, ma se parliamo di street food allora non possiamo non suggerirvi la famosa pizza fritta e quella più famosa è sicuramente quella della Masardona.

street food fritta

E per concludere questa carrellata di leccornie super-caloriche un classico: le noccioline dolci. Le classiche noccioline ( da noi, “nocelline americane“) ricoperte di zucchero, da gustare rigorosamente calde, in qualunque momento in cui quel profumo dolce vi inebria.

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