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Week-end a Castellabate- il borgo del cinema

Avete presente il film di Claudio Bisio e Alessandro Siani, Benvenuti al Sud? Ebbene vogliamo portarvi sul megaset di questo film, campione di incassi…quindi Benvenuti a Castellabate!

Seguiamo sempre le uscite per Salerno.Oggi è una giornata meravigliosa, finalmente c’è il sole dopo giorni e giorni di pioggia, fa veramente caldo, sembra estate.

Prima di partire tantissime persone ci hanno chiesto se saremmo andati a Castellabate “di sopra” o Castellabate “sotto”. Ci veniva un po’ da ridere…in realtà Castellabate di sotto corrisponde alla zona vicino al mare, Santa Maria di Castellabate, la parte di sopra è propriamente il paese di Castellabate.

Ecco noi siamo proprio della parte “di sopra” di Castellabate, riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia. Siamo Ospiti delle Residenze d’epoca Tamara e ad attenderci al nostro arrivo c’è il simpatico signor Lello.

Lello è napoletano, trascorre 6 mesi della sua vita a Castellabate e altri 6 in Calabria, un po’nomade come noi. Ci fa subito sistemare nella nostra stanza, una bellissima depandance con vista sul mare e splendide maioliche azzurre sul pavimento. Non abbiamo tempo da perdere, dobbiamo sistemarci velocemente e incamminarci verso il centro di Castellabate.

Il paese é silenzioso, c’è poca gente ma non mancano i turisti. Le strade sono spesso strette, ci sono ripide salitine e scalini piuttosto alti. Non abbiamo bisogno di mappe, Lello ce lo ha confermato, basta entrare tra i vicoletti che salgono e scendono e prima o poi si arriva alla piazza principale.

Come riconoscete la piazza? bè se avete visto Benvenuti al sud la riconoscete subito, ma non vi aspettate di trovarvi il famoso ufficio postale perchè qui, non esiste…in realtà quello che vedevamo altro non era che una gelateria, trasformata apposta per il film.

C’è un piccolo ristorantino ancora chiuso, con tavoli apparecchiati e fiori colorati, una vineria piccolina in cui assaggiare anche salumi e formaggi del Cilento, un piccolo negozio di souveniers. E poi una vista meravigliosa sui sconfinati campi verdeggianti, quelli in cui la terra sembra essere particolarmente generosa forse perchè da sempre accarezzata  dall’aria di mare.

Se siete curiosi di sapere dove sia la famosa lapide con l’incisione “QUI NON SI MUORE” di Gioacchino Murat, allora dovete dirigervi verso il castellovero e proprio.

Questa meravigliosa costruzione di pietra, regna sul paese e si affaccia su uno degli scorci sul mare più belli del paese. Paghiamo un solo euro per visitarlo e in un secondo siamo immersi nella storia marittima del Cilento. Resti di remi, ancore a anfore ci circondano mentre leggiamo attentamente la storia antica del porticciolo del paese.

Oggi il Castello dell’Abate accoglie mostre e opere di artisti, molti dei quali hanno realizzato miniature della città e dei suoi luoghi più belli e noti, ieri come oggi. C’è anche una mostra dedicata al cinema e una dedicata al grande Totò. A proposito di Cinema, sapevate che Castellabate è stato anche il set di altri film oltre a Benvenuti al Sud e Benvenuti al nord, il suo sequel? Qui sono stati infatti girati anche Noi credevamo diretto da Mario Martone e 11 metri, film-documentario prodotto da Rai Trade, con la regia di Francesco Del Grosso. 

Mentre passeggiamo per il castello e ci perdiamo a seguire paesaggi e piccoli cunicoli, la luce de giorno si affievolisce lentamente. Il tramonto ce lo godiamo dal balcone della nostra meravigliosa stanza.

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Palazzo Venezia-il luogo nascosto del decimo inferiore

Nel cuore del metro storico di Napoli, nascosto da un grande portone c’è un luogo incantevole… un tempo dimora di Nobili e segno di prestigio oggi é uno dei luoghi più famosi per mostre ed esposizioni, siamo a Palazzo Venezia.

Spaccanapoli é una delle zone più famose di Napoli, attraversa perfettamente il centro storico… una strada lunga e sempre affollata da turisti, napoletani e venditori ambulanti. Amiamo passeggiare per Spaccanapoli, osservare la gente e attraversare distrattamente i discorsi più disparati delle persone. Ci siamo appena gustati una fantastica pizza ( nel centro di Napoli non é difficile mangiarne una fantastica anche in posti non molto rinomati). Alle 15:30 puntuali siamo fuori Palazzo Venezia che ha appena riaperto i battenti dopo la pausa pranzo.

Il palazzo Venezia testimonia le relazioni politiche ed economiche tra la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli. Esso fu costruito intorno al 1412  per i consoli generali a Napoli.

La confusione che c’è in strada si interrompe bruscamente già nel cortile di fronte a questo grande edificio rosso pompeiano.Si dice che probabilmente la facciata centrale del cortile era l’ingresso alle scuderie. L’ingresso é gratuito e non vediamo nessun custode quindi cominciamo a salire le ripide scalette che portano verso l’interno.

Sui muri sono appese locandine di eventi passati e futuri poi, attraversato il piccolo bar da cui proviene un forte odore di caffè, ci troviamo all’interno di un rigoglioso e silenzioso giardino.

É un angolo di paradiso, non ci si ricorda neanche che siamo nel cuore pulsante di Napoli… la confusione, le risate, la musica degli artisti di strada sembra già un lontano ricordo. C’è un sole caldo che illumina il prato, il canto degli uccelli e il leggero cigolio di un dondolo bianco.Questo sarebbe il luogo perfetto per studiare o per lavorare ma anche per scrivere o disegnare… é tutto così perfettamente armonioso. In questo stesso giardino pensile è situata la casina pompeiana.

Nel 1816 Palazzo Venezia diventò proprietà dell’Impero austriaco e a questo periodo risalgono giardini e la casina pompeiana.
al suo interno ci sono tre campate intervallate da coppie di colonne doriche con sopra un grande timpano.

Il sole rende brillante il rosso pompeiano e riempie di luce le tende e la stanza in cui vi è un grande lampadario.

Ci allontaniamo per recarci nel piccolo cortile in alto. Un caffè nel silenzio di questo cortile che invita a rilassarsi e a godersi questa meravigliosa giornata napoletana.

Lasciamo il palazzo e in pochi secondi ci ritroviamo nuovamente nella confusione delle movimentate giornate napoletane. Andiamo via ma rimaniamo con quel desiderio di tornare in quel silenzioso composto e intimo magari con un quaderno e una penna per concentrarci e progettare nuovi viaggi o scrivere nuovi articoli nell’insolita quiete di questo angolo nascosto.

 

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Cristo Redentore di Maratea- sulla vetta del Monte san Biagio

Maratea è considerata una delle perle del Mediterraneo. Distesa sulla costa lucana,è uno paradiso nascosto che si raggiunge dopo strade tortuose mentre il Cristo Redentore veglia su di lei.

Abbiamo visto questa statua tante volte dalla costa, un puntino bianco, spesso avvolto dalla nebbia che cala ad una certa ora sul monte San Biagio. Ma questa volta abbiamo deciso di avvicinarci, vogliamo osservare il suo viso che molti considerano diverso da qualsiasi altra rappresentazione di Cristo.

Saliamo sul monte San Biagio con questo cielo che diventa sempre più rosso e questa lieve foschia che comincia a calare e diventa sempre più insistente.Le curve per arrivare in cima al monte sono piuttosto strette ma, a mano a mano che saliamo il panorama diventa sempre più bello. Maratea è splendida anche sotto un cielo che non sembra affatto clemente.

Alcune donne anziane salgono in cima al monte a piedi, sono devote a San Biagio e questo è il suo “cammino”.

L’ultimo tratto di strada, quello che ci condurrà ai piedi del Cristo Redentore è davvero suggestivo. La strada è letteralmente sospesa nel nulla, l’ asfalto appoggiato ai pilastri di cemento. Rallentiamo, sembra inevitabile… un po’ di impressione questa strada la fa.

A poco a poco ci ritroviamo nel grande spiazzo in cui parcheggiare l’auto che sembra quasi un’isola nel cielo. Sa qui è tutto piccolissimo, distese di verde e l’infinità del mare sembrano così lontani.

Non sappiamo perchè, forse per scaricare l’adrenalina, ma cominciamo a correre verso la statua che nel tragitto in salita, vedevamo sempre più vicina.
Le campane cominciano a suonare, sembra quasi che ci accolgano come vincitori. La statua del Cristo Redentore è lì,altissima,candida e con le braccia spalancate in un’eterna preghiera del “Padre Nostro”.

L’impasto di cemento e marmo con cui fu realizzata per volere dell’artista fiorentino Bruno Innocenti, rende questa statua liscia e bianchissima dal 1965.L’altezza considerevole, circa 21m, rende impossibile non alzare la testa per guardare il suo volto.

Quello di Maratea, è un Cristo diverso: è un Cristo giovane, senza barba, con i capelli corti, sembra quasi in età adolescenziale. Il suo volto è chiaro, nitido, perfettamente visibile

Le sue braccia sono aperte e rivolte verso l’alto, come fosse intento a ricordare a tutti la preghiera del Padre Nostro.

Alle sue spalle c’è un tramonto inaspettato per noi; con questa nebbia quasi non ci aspettavamo di riuscire a vedere il cielo che diventa rosso prima di far spazio alla sera.

Dovremmo andare via prima che faccia buio ma staremo ancora qui a goderci questo spettacolo immenso, la vastità di questo paesaggio costantemente abbracciato dal suo Cristo.

vista dal Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
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Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano

Lunedì, purtroppo… ci tocca già andare via ma non subito. Abbiamo ancora tutta mattinata per goderci Matera e abbiamo scelto di perderci nella bellezza e nell’unicità del Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano. Colazione al bar e poi  subito in auto; il tragitto non è molto lungo, si tratta di circa 15 minuti. Ci ritroviamo in un piazzale molto grande in cui parcheggiare l’auto, recintato da una staccionata in legno. Scavalchiamo velocemente ed eccoci nel cuore antico di Matera. Di fronte a noi un immensità di grotte scavata nel tufo e sotto di noi la Gravina.

Noi,sempre poco prudenti, ci arrampichiamo tra le rocce per godere al meglio di tutto questo splendido panorama. Qualche gruppo poco distante canta accompagnato da una chitarra. Ragazzette che forse avrebbero dovuto essere a scuola, sono invece lì sedute sull’erba a raccontarsi chissà quali segreti. Tante coppie sorridono mentre si inquadrano con la fotocamera anteriore dello smartphone.

Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
vista dal Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano
Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano 4

Ai nostri piedi scorre un lungo torrente, il cui letto di calce si fa strada nella Gravina di Matera mente l’inconfondibile paesaggio della Murgia Materana ci circonda, tutt’intorno. 

Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano 3
dettaglio del ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera

Nel Parco archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano, ci sono 150 Chiese rupestri, databili nel periodo dell’alto Medio-evo. Esse accoglievano le tantissime comunità monastiche bizantine e benedettine. Entriamo e usciamo dalle grotte, ci arrampichiamo, sempre più in alto e poi di nuovo scendiamo.

Di fronte a noi i Sassi di Matera brillano al sole come piccole perle mentre gli usignoli attraversano il cielo cantando.

di fronte al parco regionale delle chiese rupestri di matera

Matera, è ormai tempo di salutarci…dobbiamo tornare a casa ma resteremmo qui ancora a guardarti, ammirarti, a passeggiare per le tue piccole stradine.

Piccola Matera, sei caduta, ti sei sporcata, sei stata abbandonata e dimenticata. Oggi sei una meravigliosa regina, con il tuo più bell’abito sei al centro dell’attenzione di tutti. Ti fai osservare, ti fai ammirare e ti offri a tutti coloro che si presentano al tuo cospetto. Oggi tu puoi vantarti del titolo di cui sei stata insignita: capitale europea della cultura 2019. Fatti valere, perchè sarai anche stavolta la più bella, la più forte, la più coraggiosa.

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paesaggio di Matera vista dall'alto
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Matera, silenziosa. Due giorni nella capitale europea della cultura il primo giorno

vista sui sassi di matera

Matera

Silenziosa

Cammini tra i sassi di Matera e hai l’impressione di essere in luoghi ed epoche sempre diverse.

Arriviamo intorno alle 19:00, é già buio ma le strade sono illuminate dai fari delle auto incolonnate nel traffico del sabato sera. In Piazzetta Pascoli c’è una parata per celebrare l’inizio del Carnevale e tante persone passeggiano mentre i bambini lanciano in aria coriandoli.

Sappiamo che dobbiamo trovare delle scale e seguire le indicazioni che portano a Sasso Caveoso. Con le valige non é facile, ma per fortuna ci siamo organizzati: bagagli leggeri e scarpe comode. Man mano che percorriamo le scale, ci allontaniamo dalla confusione della piazza e ci avviciniamo a un silenzio quasi sacrale,quello che caratterizza invece i Sassi.

Le luci dei lampioni qui sono più calde e fioche. Il silenzio si rompe ogni tanto con lo scroscio dell’acqua di una fontanella o con i discorsi di fine giornata di qualche anziano signore . Quando arriviamo al nostro b&b “Casa del sole” , il signor Felice, garbato e simpatico proprietario, ci mostra la nostra stanza e rimaniamo incantati dalla bellezza della vista sui Sassi illuminati, mentre la chiesa scavata nella roccia di Madonna dell’Idris domina l’intero paesaggio dall’alto.

Avremmo potuto usare aggettivi più scontati per descrivere in una parola Matera, aggettivi più utilizzati come quelli legati alla rivincita o al suo riscatto ma a noi è piaciuto sottolineare questo silenzio che caratterizza i Sassi. Ma non è un silenzio continuo, risate e passi lo interrompono di tanto in tanto. Gruppi di ragazzi affollano la città in questo sabato sera. I giovani provenienti anche da altre città vicine si divertono nei bellissimi locali scavati nel tufo e in quelli più moderni della città alta. Eppure il paesaggio rimane sempre così rigoroso: una scenografia singolare, pronta a trasformarsi in uno scenario perfetto per qualunque occasione, sia essa la scenografia di un film come i tanti girati qui, un bacio, un brindisi, una passeggiata malinconica.

vista sui sassi di matera
matera vista da piazza del duomo

matera copertina
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Matera, passeggiata domenicale tra i Sassi

La domenica mattina ci sveglia con un sole caldo e il suono delle campane. Facciamo colazione con una splendida melodia suonata al pianoforte dal signor Felice, mentre la sua dolcissima moglie Betty si preoccupa che vada tutto bene. È meraviglioso quando persone che conosci da meno di 24 ore ti riservano così tante attenzioni con spontaneità e sincerità da farti sentire a casa.In realtà a Matera, tutte le persone incontrate sono state deliziose, a cominciare da un gentile signore in piazzetta Pascoli che vedendoci incantati dal paesaggio davanti a noi decide di spiegarci qualcosa sulla sua terra e dalle sue parole traspare un amore profondo per la città dei Sassi.

Lui ci spiega che Matera è una città dalle origini antichissime dal paleolitico al neolitico e non è mai rimasta disabitata.Ci spiega della Gravina,il canyon meraviglioso ai piedi della città. Ci racconta la storia del palombaro lungo di cui lui fu uno degli studiosi che per primo attraversó la grande cisterna in canoa quando fu ritrovata.

Siamo incantati mentre parla, come lui è incantato dal panorama che conosce da una vita ma che rimane sempre una “meraviglia”, come egli stesso definisce la sua Matera.

paesaggio di Matera vista dall'alto
di fronte al parco regionale delle chiese rupestri di matera

Ci incamminiamo tra i sassi siamo ormai curiosissimi di conoscere la città che ieri sera ci ha stregati: prima tappa il convento benedettino. Un piccolo luogo nascosto tra i sassi e sulla porta un anziano e gentile signore che invita per soli due euro a visitare un luogo scavato nella storia. Oltre ad affreschi antichissimi e le indelebili tracce lasciate dalla civiltà romana e quella greca, possiamo già avere un’idea di quale fosse la vita all’interno dei Sassi. Riusciamo a sentire l’umidità che si insidia nelle nostre ossa mentre poca  debole luce entra da piccoli lucernari. All’interno vi è anche il tipico forno di Matera, il forno comune ove ogni famiglia si recava a cuocere il pane. 

matera convento benedettino

Pochi passi a piedi e in men che non si dica siamo a piazza San Pietro Caveoso, scattiamo qualche foto mentre la grande chiesa osserva l’intera piazza e controlla in canyon ai suoi piedi… il paesaggio è meraviglioso, da qui riusciamo a scorgere il famoso ponte tibetano che porta da una parte all’ altra di Matera.

piazza san pietro caveoso matera
vista di matera da san Pietro Caveoso
la gravina vista da San pietro caveoso matera
dettaglio del ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera
ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera
scorcio di piazza san pietro caveoso matera

Alle spalle é possibile vistare la casa grotta di Vico Solitario e fare un salto indietro nel tempo, una surreale passeggiata nella storia che però così antica non é, anzi é una storia che si ferma su per giù agli anni 50. La casa grotta ci mostra la vita quotidiana in quella Matera che qualcuno definì vergogna d’Italia.Un letto grande e alto perché sotto c’era il cibo per le galline. Cassetti che la sera diventavano i letti dei figli e una culla per il solo privilegiato della casa, colui che nasceva per ultimo, ancora troppo piccolo per dormire in un cassetto. Una piccola cucina e una piccola cisterna. Ancora,una vera e propria stalla perché si, con i propri animali si conviveva all’interno della casa.

pane di matera
casa grotta di vico solitario matera
la stalla all'interno della casa grotta di matera
culla nella zona notte della casa di vico solitario a matera

Poi dal 1951 in poi, il silenzio. Uomini e donne costretti a lasciare la loro vita perché essa valeva troppo per lasciarsi morire in case umide, perché Matera valeva di più e non poteva essa stessa lasciarsi morire, abbandonata e dimenticata da uno Stato, da troppo tempo addormentato. Ma in queste mura umide, é rimasto un segno importante, é rimasto un pensiero malinconico ma così umano, così vero… la filosofia della miseria. Una vita fatta di cose semplici, dove tutto diventa funzionale e ogni avversità diventa uno strumento di sopravvivenza. Oltre alla casa grotta possiamo ammirare anche la neviera e la grotta naturale, luogo di ritrovo per i contadini dell’epoca.

Proseguiamo seguendo la nostra cartina di Matera e saliamo alla basilica di Madonna dell’Idris. Man mano che si sale, Matera si mostra in tutta la sua sobria e umile bellezza. Ai piedi della grande croce ecco la chiesa che si fonde con la roccia. La prepotente bellezza che orgogliosa mostra da lontano diventa tutto ad un tratto una silenziosa presenza. La sua sacralità è data dalla sua semplicità: non servono affreschi e dipinti per pregare il Signore, basta questa pietra solida e resistente così come deve essere la fede di si recherà in questo luogo.

Madonna dell idris matera
Madonna dell idris matera 2
vista di matera dalla chiesa di madonna dell'idris

Breve ma ricca pausa pranzo e si ricomincia a camminare dopo un bel caffè. Facciamo una passeggiata tra piazza del Sedile e piazza Vittorio Veneto.Camminiamo tra bambini che ridono e piogge di coriandoli e ci ritroviamo negli ipogei, ancora una volta il segno indelebile dell’onnipresenza della civiltà nella brulla Matera. Da lì ci prenotiamo per la visita al palombaro che partirà a breve e accoglie un massimo di 30 persone alla volta.

Il palombaro, ancora in fase di restauro e studio era “ il pozzo” dei contadini di Matera, la cisterna che accoglieva acqua piovana che sarebbe finita nelle case del contadini.Il tufo è rivestito di un particolare intonaco che lo rende impermeabile. Questa cisterna è alta 15 metri circa e ha una capacità di circa 5 milioni di litri d’acqua.

scorci del palombaro lungo di matera
scorci del palombaro lungo di matera 2

Sono le 17:30 circa e come in ogni giornata invernale che si rispetti è quasi buio ma non possiamo fermarci… ora dobbiamo raggiungere la cattedrale. Attraversiamo nuovamente i sassi e tra salite,stradine e un po’ di fiatone ci godiamo una splendida Matera che comincia ad illuminarsi. Come in un presepe, le case si accendo e d’improvviso i candidi sassi diventano quasi dorati sotto un limpido cielo cobalto.

È una domenica pigra, i nostri passi risuonano tra le strade e sembrano essere l’unico suono… poi una campana. Il tempo di alzare la testa e li ci osserva il campanile insieme alla cattedrale in piazza Duomo che nella loro eleganza sobria augurano la buona sera al panorama inginocchiato ai loro piedi.

cattedrale di matera
matera vista da piazza del duomo

La rigorosità e la semplicità dell’ esterno sono in netto contrasto con l’opulenza degli interni. Ricchi decori e raffinati affreschi ricoprono le pareti di questa grandissima chiesa, gremita di turisti più che di fedeli.Alcuni di questi affreschi risalgono addirittura al XIII secolo.

interni della cattedrale di matera in piazza duomo
particolare della cattedrale di matera
affresco del 13 secolo cattedrale di matera

Ormai è buio, le persone che attraversano le stradine sono turisti come noi che cercano un posto carino che li ospiti per cena, in cui gustare qualcosa di casereccio e riscaldarsi in questa serata un po’umida. Anche noi ci organizziamo per cenare, senza però smettere di guardarci intorno, come fossimo immersi in un meraviglioso piccolo mondo antico.

castel del monte andria
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Castel del Monte-la magia del regno di Federico II

Arrivare an Andria e trovarsi di fronte alla maestosità di Castel del Monte é stato un po’ come se si fosse avverato uno di quei sogni di bambino; tutti i bambini quando studiano Federico II, vedono sul loro libro di storia quel bellissimo castello… io mi ricordo che quella foto mi piaceva tantissimo e quel castello sembrava incantato. Poi ti trovi lì, quel castello sorveglia tutto il verde che lo circonda, la pietra chiara brilla anche se illuminata da un fascio debole di luce in una giornata piovosa e pensi: ” si… questo posto è davvero magico, non mi sbagliavo”.

Mentre attraversavamo in auto, stradine costeggiate da campi immensi in cui non è difficile scorgere cinghiali selvatici, lo vediamo: eccolo, sembra una grande corona.

Arrivati ai suoi piedi, il castello ha quasi l’aria di un tempio sacro, un luogo di sapere e di segreti, un edificio che raccoglie avanzate scoperte di astronomia e matematica e che mescola religione e scienza, sacro e profano.

Simo incantati davanti alla sua bellezza, la sua maestosità. Così grande da lasciare chiunque senza fiato e circondato da una leggera foschia, fa tremare il cuore. Ai suoi piedi un silenzio rispettoso, quasi come se tutti noi curiosi ci fossimo ammutoliti di fronte a questa costruzione, un silenzio che sa di ammirazione e anche di soggezione.

 

castel del monte andria

Non puoi smettere di guardarlo, non puoi non avere la testa all’insù finché non entri. Cosa c’è all’interno di Castel del Monte, quel castello che sempre hai visto sul tuo libro di storia? perché è lì? Cos’ha da raccontare?

castel del monte facciata
castel del monte andria panorama dall'alto

Sicuramente Castel del Monte, può raccontare la storia di colui che per cultura e sensibilità fu soprannominato Stupor mundi, il re dei re, l’imperatore giovane e intelligente, astuto e ingegnoso, Federico II. 

Tra i tanti interessi di Federico II, c’era la caccia con il falcone, sulla quale scrisse anche un trattato e probabilmente la Murgia, luogo in cui fu eretto Castel del Monte, era uno dei suoi luoghi di caccia preferiti. Per alcuni, Castel del Monte, non era affatto un castello ma un tempio del sapere, un luogo in cui dedicarsi agli studi in tranquillità. Per qualcuno potrebbe essere stato addirittura una sorta di centro benessere.

castel del monte particolare dei leoni
entrata di castel del monte

Di storie e leggende, su questo castello ce ne sono molte…sembra quasi avvolto da un velo di mistero, qualcosa di sconosciuto e impercettibile che non fa altro che aumentarne il suo fascino.

La pianta ottagonale è sicuramente la sua più nota caratteristica e il numero 8 si ripete continuamente all’ esterno e all’interno: otto sale al piano terra e al primo piano, a pianta trapezoidale formano un nuovo ottagono e agli spigoli si innestano otto torri con la stessa forma.

All’interno non ci sono corridoi quindi si ipotizza che nel cortile interno esistesse un ballatoio di legno che mettesse in comunicazione le stanze del castello.

castel del monte finestra vista dal cortile interno
cortile interno castel del monte
tre facciate castel del monte

Piano inferiore e piano superiore sono collegati da scale a chiocciola che però non sono presenti in tutte le torri. 

Il piano superiore sembra simile a quello inferiore ma in realtà è molto più raffinato: ad esempio in ogni sala vi sono finestre bifore. In un’ala, quella che guarda verso Andria vi è invece una finestra trifora. 

In alcune stanze è possibile notare cinque camini la cui posizione corrisponderebbe a quella delle cisterne sotto le torri ( si perchè Castel del Monte era dotato anche di un importante sistema di cisterne che raccoglievano l’acqua piovana).

castel del monte scala a chiocciola
castel del monte finestra trifora
castel del monte finestra

Castel del Monte nasce nel medioevo, ma è quasi privo di elementi architettonici e artistici di quel tempo. Piuttosto presenta un mix di culture artistiche molto diverse tra loro: stile romanico,gotico,stile classico e addirittura mosaici in stile orientale.

Per la sua posizione, per la sua bellezza e per la sua struttura fu anche carcere, luogo di villeggiatura per nobili e ricovero per briganti.Oggi, di proprietà dello Stato Italiano, ospita mostre ed eventi importanti ma è sopratutto l’ ennesimo orgoglio della nostra Penisola e l’ennesimo tesoro della nostra umanità: oggi Castel del Monte è Patrimonio Unesco e nel 2015 è stato tra i siti più visitati in Italia.

A qualunque storia voi vogliate credere, che vogliate pensare o meno che ci sia qualcosa di magico in Castel del Monte, visitatelo. Portate con voi i vostri bambini, fate un passeggiata alla domenica o se scegliete di trascorrere le vostre vacanze al Sud e nella bella Puglia, non perdetevelo. Che vi interessi la storia, l’arte, l’astronomia o l’architettura e se anche non provasse interesse per nessuna di queste discipline non importa. Quando vi diciamo che vi mancherà il respiro, quando vi diciamo che all’improvviso perderete le parole di fronte alla sua maestosità non è per convincervi ma per prepararvi a uno degli incontri più spettacolari della vostra vita, un incontro che ricorderete per sempre: l’incontro con la bellezza, quella di cui la nostra Italia è piena.

Castel del Monte è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:30, fino ad Aprile. Da Aprile a Ottobre gli orari sono 10:15-19:45.

Il costo del biglietto d’ingresso per gli adulti è di 7 euro, senza guida

Per bambini e ragazzi fino ai 18 anni l’ingresso è gratuito. 

Potete chiedere sul luogo l’ aiuto di una guida oppure noleggiare audio-guide

Il sito ufficiale su cui trovare tante altre info è  http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/ (attualmente non disponibile)

Se invece volete scoprire tutti i siti Unesco della nostra Penisola, date un’occhiata QUI

 

alberobello trulli 12
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Alberobello-Visita alla capitale dei trulli, patrimonio Unesco

albero bello trulli 13

Alberobello

Desaturata

Alberobello è stata una sorpresa, in tutti i sensi. Non sapevo che Francesco avesse organizzato questo piccolo week-end nella capitale dei trulli. E tra le altre sorprese, ce n’è stata una in particolare che mi ha fatto veramente felice, era un’esperienza che avrei voluto fare e cioè dormire proprio un trullo.

La luce ad Alberobello, sembra quasi finta, quasi fatta apposta per rendere sempre candidi i muri bianchi dei trulli e far risaltare i tetti scuri e dalla forma caratteristica.

Il bellissimo trullo che ci ospita è a due passi dal trullo sovrano. Costruito nel 1700 per conto di una famiglia benestante, il trullo è molto grande ed è l’unico ad essere strutturato su due piani. Paghiamo solo 1 euro e 50 per la visita e in ogni stanza troviamo una dettagliata spiegazione dell’ambiente.

Non è solo la sua storia a colpire ma tutto l’arredamento ricreato al suo interno. La semplicità e l’essenzialità di stoviglie e stanze non le rende meno accoglienti e funzionali. Piccoli spazi in cui non manca niente, c’è tutto quello che serve per dormire, cucinare e anche per giocare.

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albero bello trullo sovrano interni
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Ci spostiamo, ma non troppo…a pochi metri da noi c’è un’altra meraviglia da visitare, la Basilica dei Santi Cosma e Damiano. La Cattedrale non la si nota solo per la sua struttura imponente ma anche per la sua diversità rispetto a tutto ciò che la circonda. 

Pare che quella che oggi è un’imponente basilica neoclassica, un tempo fosse stata una piccola chiesetta di campagna che fu ampliata con il passare degli anno fino ad ottenere l’aspetto attuale nel 1885, grazie all’ architetto Antonio Curri.

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basilica dei santi cosma e damiano alberobello 1

Il centro di Alberobello è veramente singolare. Una distesa di trulli che prepotentemente si impone su tutto il paesaggio. I trulli costeggiano stradine silenziose in questa stagione dove poche auto passano di tanto in tanto. 

 Ci sono comunque tantissimi turisti che guardano incuriositi come noi queste porticine e cercano il punto più panoramico da cui scattare una foto meravigliosa. I bambini si divertono tantissimo, li ascoltiamo e ci fanno sorridere quando sentiamo che a loro sembra di passeggiare tra le casette dei puffi.

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alberobello trulli 3
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Eppure è così strano, i trulli sono meravigliosi e così caratteristici ma non si può fare a meno di pensare alla loro storia. I trulli nascevano come deposito del bestiame ma quando il re di Napoli decise di imporre un’ennesima tassa, questa volta sulla casa, allora i trulli si trasformarono in delle vere e proprie abitazioni. Queste abitazioni prevedevano alla base una grossa cisterna d’acqua, i blocchi calcarei che venivano estratti per costruire la cisterna, venivano poi lavorati in maniera da formare blocchi che servivano a costruire la base rettangolare. A causa della legge sulla malta imposta dal re di Napoli, essa non veniva utilizzata per assemblare i blocchi e si utilizzava una muratura a secco. Il tipico in tetto a cono era invece costituito da due strati: pietre e lastre calcaree, veniva poi dipinto con segni per lo più religiosi. Infine il pinnacolo decorativo era una sorta di firma del mastro trullaro.

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Di questo grande patrimonio Unesco, fa parte anche il trullo siamese che ovviamente non ci perdiamo. Si trattava in origine di due trulli separati che con il passare del tempo furono uniti. Questo perchè le famiglie tendevano a costruire trulli vicini: nonni, genitori e figli vivevano quindi tutti insieme in a sorta di piccolo vicinato.

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Il cielo grigio fa sembrare le stradine che attraversano i trulli come fossero innevate, sembra tutto così bianco, delicato, magico. In qualche viuzza c’è un silenzio quasi strano, non si sentono voci o passi e per un attimo sembra di trovarsi in un posto incantato.

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Poi improvvisamente il colore dei fiori, spezza la continuità del bianco, tornano le voci, le risate dei bambini e il suono degli scatti delle fotocamere e dei cellulari. Rumore di piatti e stoviglie, profumo di orecchiette e di vino, i ristorantini si preparano ad accogliere gli ospiti di Alberobello per il pranzo, così ne approfittiamo per una vista tranquilla alla Chiesa a trullo di Sant’Antonio.

Siamo nei rione Monti di Alberobello e questa chiesa è il suo simbolo. bella fuori, molto particolare ma anche l’interno, particolarmente suggestivo con il grande affresco del Cristo Pantocratore.

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Perchè questa volta abbiamo scelto di definire Alberobello desaturata? In realtà è un aggettivo che ci è saltato in mente mentre lavoravamo alla Postproduzione delle foto scattate. Non c’è stato bisogno di molto lavoro, i colori di queste foto non sono stati alterati e sembrano quasi desaturati, come se fosse stato utilizzato un qualche filtro monocromatico. Eppure questi sono i colori di Alberobello in una giornata di Gennaio…perfetti e unici, come questo meraviglio Patrimonio Unesco, come sempre tutto italiano.

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Monastero di Santa Chiara a Napoli- il racconto della sua storia

Pochi giorni fa, vi abbiamo portato nel piccolo tesoro nascosto all’interno del Monastero di Santa Chiara: il bellissimo chiostro maiolicato. Sarebbe stato impossibile però non parlarvi del monastero stesso, anzi più che impossibile sarebbe stato sbagliato; è vero, noi cerchiamo di mostrarvi qualcosa di diverso rispetto alla Napoli che tutti conoscono ma questa basilica è così legata alla storia di questa città e al cuore del suo popolo che dobbiamo dedicarle assolutamente un piccolo post.

Il monastero ha una storia lunga secoli, la sua nascita risale addirittura al 1328, anno in cui terminarono i lavori di costruzione cominciati nel 1310 su progetto di  Gagliardo Primario.

La chiesa fu voluta in particolar modo da Sancha di Maiorca, moglie del re Roberto d’Angio.

Sancha, così devota e così attratta da San Francesco e Santa Chiara di Assisi, fu costretta a mettere da parte la sua vocazione che l’avrebbe votata alla clausura, per adempiere i suoi doveri di regina e sposare Roberto.

Quella chiesa sarebbe stato il suo luogo, il ricordo della sua vocazione e avrebbe rispecchiato in toto, i principi francescani.

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In realtà il Monastero fu aperto al culto solo nel 1340 e subito diventò una delle chiese più importanti di Napoli. 

A impreziosire i suoi interni, le opere meravigliose di artisti da tutta la Penisola, come lo stesso Giotto.

 

Se la sua struttura iniziale era in perfetto stile gotico, bhè a partire dal 1700 qualcosa cambiò e le sue forme diventarono via via sempre più barocche. Questo avvenne tra il il 1742 e il 1796, quando a seguire il progetto di ristrutturazione ci fu Domenico Antonio Vaccaro.

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Eppure la storia del monastero di Santa Chiara, non finisce qua. L’era moderna porta con se ben due guerre di cui la seconda è quella che colpisce di più l’intera umanità, le strappa la dignità e le cancella i ricordi.

Nel 4 agosto 1943, un bombardamento degli alleati, colpisce la chiesa di Santa Chiara, provocando un incendio disastroso. La chiesa brucerà per giorni. Il fuoco cancellerà moltissime tracce del passato glorioso della chiesa e alcune le ridurrà in frammenti. Frammenti, questo rimane dei bellissimi affreschi di Giotto presenti nella Chiesa.

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
Ma pecché, pecché ogne sera,
penzo a Napule comm’era,
penzo a Napule comm’è?!

Una ferita profonda per la città. Non il crollo solo di una chiesa, ma il crollo di una certezza…come potrebbe mai essere Napoli senza la sua Santa Chiara? 

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo.

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo; un’unica navata centrale e sul presbiterio,il sepolcro di Roberto d’Angiò. Accanto ad esso, i sepolcri di Maria di Durazzo e del primogenito Carlo. Di fronte ad essi, l’altare maggiore di autore ignoto,databile al 300 e con il crocifisso in legno del XIV secolo.

Poste sui lati, all’incirca venti cappelle, sepolcri monumentali di nobili napoletani, una di queste, dedicata all’eroe Salvo D’acquisto

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Non c’è cappella dove non ci sia una spiegazione dettagliata della struttura e della sua storia, tutti leggono, qualcuno lo fa ad alta voce.

In generale la Chiesa non è silenziosa, anzi sembra una grande cassa armonica che riesce ad amplificare anche il rumore dei passi sul pavimento.

Dall’esterno, arriva il suono di un’arpa, delicato ed elegante che quasi contrasta con il vociare confuso dell’interno. 

Eppure tutti questi rumori, queste voci, questa musica, sembrano fatti apposta per il monastero;è così strano,un luogo che nasce per le clarisse, per ritrovare il silenzio e la pace e diventa poi un luogo del popolo per ritrovare le sue origini, la sua storia e la bellezza della sua terra ogni giorno.

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chiostro maiolicato santa chiara
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Chiostro maiolicato della chiesa di Santa Chiara a Napoli

Il Monastero di Santa Chiara è una delle chiese più famose di Napoli e forse una dalle più amate dai Napoletani stessi. La sua sobrietà esterna nasconde un cuore ricco e prezioso. Il suo chiostro maiolicato è un piccolo tesoro inaspettato e contrastante con la sobrietà della grande chiesa nel cuore centro storico di Napoli.

Anche se il tempo è nuvoloso, un debole fascio di luce illumina perfettamente il centro del chiosco e si riflette sulle maioliche facendole brillare.

Il meraviglioso chiostro fu progettato da Antonio Vaccaro nel 1739,egli mantenne la linea gotica del complesso intero ma le maioliche lo impreziosirono.

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In napoletano queste mattonelle si chiamano Riggiole e furono opera del genio di Donato e Giuseppe Massa.

Le riggiole, però non rappresentano immagini sacri ma anzi, riflettono la quotidianità della Napoli del tempo; una sorta di finestra sul mondo, l’unica a disposizione delle Clarisse, votate alla clausura.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.6

Le belle colonne sono invece avvolte da maioliche che rappresentano tralci di uva simbolo di una natura generosa e rigogliosa .

Avvolge il chiostro maiolicato, un grande portico completamente affrescato con storie francescane e muretti, sempre rivestiti di coloratissime maioliche

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Nel progetto originale, l’accesso al chiostro avveniva dalla Chiesa di Santa Chiara;una grande scalinata, piuttosto alta lascia intravedere tutta la bellezza del chiostro, uno spettacolo mozzafiato, ieri come oggi.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700.

Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.7
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Segue la stanza della storia in cui si custodiscono i busti dei fondatori del monastero ovvero la devota Sancia di Maiorca e Roberto D’Angiò.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 9
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 10

L’ambiente intimo di questa sala si interrompe con l’inizio della candida stanza dei marmi, dove si trova frammenti della chiesa originale, ad esempio il bassorilievo di Santa Caterina e altri frammenti come quelli delle balaustre dei terrazzi delle celle delle clarisse.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 11
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 12
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 13

L’atmosfera diviene di nuovo calda e sacrale nella stanza posta al livello superiore dedicata all’esposizione di reliquiari in argento, sculture lignee e preziosi tessuti broccati.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 14

Non concludete la vostra visita senza prima stupirvi per l’ennesima volta: Rimarrete anche voi incantati dal meraviglioso presepe settecentesco.

Questa splendida realizzazione apparteneva alla collezione di Ferdinando IV di Borbone, il Re “Nasone”, che era un vero e proprio estimatore di quest’arte tutta napoletana. 

A stupirci, non è tanto la grandezza di questo presepe, ma l’infinità di minuziosi dettagli: le stoffe pregiate, le maioliche dipinte a mano, i volti così precisi di tutti i personaggi presenti sul presepe e altri particolari, piccoli e grandi che si intravedono nel paesaggio.

La ricostruzione fedele della napoli del 700 è spezzata dalla natività che invece è rappresentata in modo classico, all’interno dei ruderi di un tempio romano.

Uno spettacolo da cui è difficile staccarsi, sembra quasi un gioco a chi trova più dettagli e a chi si stupisce di più di fronte a tanta arte.

 

presepe borbonico chiostro maiolicato
presepe borbonico chiostro maiolicato