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Terme di Merano- un’oasi di relax e benessere -giorno 3

Trascorriamo il terzo giorno di questo soggiorno alle famose terme di Merano, un simbolo storico della città.L’hotel Westend ci ha regalato un ingresso di due ore alle piscine, prepariamo asciugamani e costumi e ci dirigiamo a piedi verso le terme, seguendo sempre la riva del fiume.

Le terme di Merano sono un grande cubo futuristico, un’installazione ultramoderna che prepotentemente si impone nel paesaggio tipico tirolese senza però intaccarlo. La struttura in vetro e legno si sposa benissimo con il resto della città e della natura. All’interno le vetrate della zona accoglienza e biglietti, affacciano direttamente sulle grandi piscine.

Ci viene fornito subito un bracciale con un chip che calcolerà il tempo di permanenza all’interno delle terme e lo stesso bracciale apre e chiude gli armadietti per riporre le proprie cose.

Siamo fortunati, perchè non c’è tantissima gente, quindi ci sistemiamo subito a bordo piscina. Ci sono tante vasche di acqua termale a temperature diverse, ma le nostre preferite sono all’esterno.

La grande piscina circondata dalle montagne ha una temperatura di circa 37 gradi e se metti la testa sott’acqua puoi sentire musiche rilassanti e goderti il calore dell’acqua, che ti fa dimenticare quasi che fuori la temperatura è poco sopra lo zero.

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Intorno alle piscine sono collocate varie sale, quella della sauna, quella del bagno di vapore, il solarium e la sala per le inalazioni idrosaline. All’interno delle terme, com’è giusto che sia, non è possibile fare foto, gli operatori delle terme controllano attentamente che nessuno disturbi l’atmosfera rilassante, per cui invece di impugnare cellulari, la gente legge libri, sorseggia tisane al bistrot o ne approfitta per chiudere gli occhi e godersi qualche ora di relax lontano dal tram-tram quotidiano.

Ci sono persone di età diverse, coppie di giovani, anziani e anche famiglie con bambini. Il loro vociare di felicità è tutt’altro che fastidioso. Del resto le terme per loro sono un piacevole gioco, un po’ come stare al mare in montagna.

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Mentre siamo nella piscina all’aperto, quella con idromassaggio continuo e temperatura di circa 40 gradi, mettiamo le spalle fuori dall’acqua: è strano, non sentiamo il freddo senza curarci del fatto, che sulle montagne stia ormai nevicando.

È un po’ come tornare alle origini della vita, del resto noi trascorriamo i primi nove mesi della nostra esistenza nell’acqua e non ci importa di cosa ci sia là fuori, quanto faccia freddo, quante cose ci circondano, nell’acqua calda siamo sicuri, ci giriamo e rifiatiamo, mentre il nostro Corpo è protratto dall’acqua che ci aiuta a crescere, a vivere e respirare.

Ecco, forse è anche questo il segreto delle terme, riportarci ad una condizione naturale, svuotare la mente e farsi cullare dall’acqua.

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Mercatini di Natale a Merano-tutta la magia del Natale-giorno 2

Oggi, vogliamo dedicarci solo ai Mercatini di Natale. Il Kurhaus, il palazzone simbolo di Merano, sede di feste e galà, bianco, elegante e vestito a festa, assiste a questo meraviglioso tripudio di luci, musica e profumi. Tante casette di legno, l’una affianco all’altra, propongono creazioni di artigianato locale, a tema natalizio ovviamente. Gli amanti del Natale possono riempire i loro occhi di meravigliose creazioni in legno, palline in vetro, realizzazioni in ceramica e ancora, abbigliamento e calzature in lana pura, bambole di pezzae poi cibo, tanto cibo. Tutte le specialità del Südtirol, dallo speck al capriolo, dal camoscio al cervo, dalla grappa al vin brulè e poi dolci, caramelle, cioccolata e tanto altro. L’odore del legno, della cannella, delle arance, del sidro di mele inondano la via popolata dai mercatini, che termina ai piedi del grande albero di luci e del presepe.

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La gente si riunisce vicino alle stufe per sorseggiare una cioccolata calda o del vin brulè dalle tazze blu, che celebrano i 25 anni dei Mercatini di Natale, altre assaggiano pezzettini di salame o di biscotti.

Altre ancora, riempiono sacchetti di carta di regali o ricordini da portare ai propri cari. I bambini si divertono tra il trenino e una giostrina retrò di cavalli, altri ancora accarezzano alcune pecore di una stalla, mentre altri aspettano che il pagliaccio gli realizzi una bella spada con due palloncini.

Noi amiamo il Natale, del resto anche al sud è molto sentito grazie alla tradizione dei presepi, questa atmosfera ci rapisce, ci fermiamo continuamente a fotografare addobbi, creazioni handmade e il flusso di gente che passeggia su e giù trai mercatini. Tutti dimenticano di quanto freddo faccia ormai, tutti si riempiono gli occhi di quella magia del Natale che quando smettiamo di essere bambini purtroppo dimentichiamo.

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Dopo un assaggio di riggle tirolese, torniamo anche noi con i nostri sacchettini di carta, pieni di regali all’hotel Westend, dove Alexander ci aspetta per sapere anche oggi com’è andata la giornata, mentre gustiamo la nostra vellutata ai broccoli che sembra preparata con amore proprio per noi, per riscaldarci e coccolarci.

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Merano. Passeggiate tra natura, storia e cultura-primo giorno

Ci svegliamo e subito siamo inebriati dal profumo di pane, croissant, strudel, marmellate e frutta secca cheoccupano l’intero tavolo delle colazioni ed oggi ne faremo una abbondante, perché fuori fa freddo e ci aspetta una lunga giornata alla scoperta di Merano.

Alexander ci ha regalato le mobile card per spostarci con i mezzi pubblici durante tutto il soggiorno, ma ci ha anche detto che seguendo la riva del fiume si arriva ovunque, così seguiamo il suo consiglio.

Abbiamo pianificato un piccolo itinerario che cerchiamo di rispettare, quindi la nostra prima tappa è l’imponente Chiesa Evangelica luterana. Non riusciamo a scattarvi foto all’interno, ma l’esterno toglie il fiato. Una chiesa progettata dal berlinese Hans Vollmer nel 1800, circondata da un prato all’inglese in cui sorge anche la statua di Martin Lutero.

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La nostra seconda tappa ci porta in un luogo simbolo della città, ovvero il Duomo di San Nicola. Il campanile che si scaglia verso l’alto riusciamo a vederlo da lontano e affianca la grande chiesa dedicata al Santo Patrono di Merano. Interni ed esterni sono sobri, ma sono i particolari che rendono unica questa chiesa, come il pavimento, le vetrate colorate e il grande crocifisso posto in alto.

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Presto raggiungiamo il meraviglioso castello principesco. Le rampicanti che lo avvolgono sono ricoperte dei colori autunnali, mentre il letto di foglie secche e castagne s’inchina ai suoi piedi. Grazie alla mobile card, non paghiamo l’ingresso e varcata la piccola porticina d’ingresso, sembra di entrare in un libro di favole o in un vecchio libro di storia, uno di quelli in cui imparavi le crociate e leggevi di cavalieri. Gli interni sono semplici, ne’ oro ne’ affreschi preziosi, sono i dettagli a raccontare lo stato sociale degli abitanti del castello, ad esempio il vetro sulle finestre, il letto ed i mobili in legno dagli intarsi molto ricercati.

Proseguiamo lungo la via dei portici, piena di negozi di lusso e catene di abbigliamento popolari. Qui, ci fermiamo al ristorante “Hasen Jos” per una Forst, la birra tipica di Merano e per un piatto di tagliatelle fatte in casa, accompagnate dal Ragù di cervo. Fa freddo, ma mentre passeggi quasi non te ne accorgi, non ti rendi neanche conto di quanti kilometri riesci a percorrere mentre segui il fiume e il paesaggio.

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Cominciamo infatti a percorrere la passeggiata d’inverno, che comincia sotto al Wandelhalle, padiglione in stile liberty, in cui ti senti come immerso in un dipinto e l’immaginazione vola, mentre ripercorri la storia dei luoghi e dei personaggi illustri, che come te passeggiavano lì sotto.

Proseguiamo per la passeggiata Gilf, leggendo tutte le frasi dei più celebri scrittori del mondo, incise sulle panchine che popolano la via della poesia, mentre insolite piante tropicali dominano il paesaggio insieme alle sculture di piante realizzate dagli studenti di botanica. 11 minuti di poesia e silenzio interrotti poi, bruscamente dalla gola dove il fiume con vigore scorre, destreggiandosi tra le rocce fino a diventare cascata.

Continuando la salita, s’incontrano la passeggiata Tappeiner e il sentiero di Sissi, che terminerà ai giardini Trauttmansdorff.

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Noi camminiamo seguendo i sentieri, e ben presto ci ritroviamo di fronte ad un laghetto ghiacciato, che il comune di Merano ha adibito a zona pic-nic, anche in questo caso nel rispetto totale della natura, con strutture completamente in legno in cui banchettare e divertirsi.

La lastra di ghiaccio di cui è ricoperto il lago è molto spessa, sembra quasi vetro, la minima vibrazione diventa quasi una lieve melodia. L’unica zona in cui lo specchio d’acqua è ancora tale, è popolata da un branco di anatre che se ne stanno lì tranquille a nuotare.

Alle nostre spalle, il fiume che ancora ci accompagna e il suo scroscio veloce e costante ci ricorda di continuo la sua presenza importante. Non ci stancheremo mai di ascoltarlo e nonostante il fiume Passirio,sia tristemente noto nella storia, perché causa di catastrofi, è lui il re indiscusso di Merano, la attraversa, la domina, la sorveglia e la accompagna in ogni momento della giornata.

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Merano, di giorno e di sera è un piccolo gioiello: i ponti, le casette, il grande Kurhaus e il teatro Puccini sono delle perle di rara bellezza, eleganti e caratteristiche allo stesso tempo, non si smette mai di fotografarli perchè quando la luce cambia, sembrano sempre diversi, fino a sera quando ad illuminarli sono mille lucine.

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Merano, fiabesca. Post in collaborazione con l’hotel Westend di Merano

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“Hai preso il cappello? Avremo abbastanza maglioni? Sciarpa e guanti?”. Queste sono le domande che ogni meridionale che deve andare al Nord si pone mentre prepara la valigia e, ovviamente queste stesse domande ce le siamo fatte anche noi, fino a poco prima di partire per Merano.

Partiamo da Napoli con un Frecciarossa, ma facciamo un cambio treno a Bologna e qui siamo su un regionale che ci poterà a Bolzano.

Quando viaggi su un regionale anche il regionale che viaggia nella direzione opposta ti sembra più veloce,ma è l’unico treno che ti permette di vedere come cambiano, da fermata a fermata, i paesaggi ed i dialetti delle persone che scendono e delle persone che salgono. A Bolzano non ci resta che prendere l’ultimo treno che ci porterà a 300m di altitudine, ai piedi di montagne innevate.

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A Merano siamo ospiti dell’ “Hotel Westend”, un delizioso 3*** all’interno di una bellissima villa in stile liberty, affacciato sulla riva del fiume Passirio.

Ad accoglierci c’è subito il proprietario Alexander, che si preoccupa di sapere com’è andato il viaggio e quanto freddo sentiamo. Bhè di freddo ne sentiamo un bel po’, così dopo averci consegnato le chiavi della nostra 19 ci invita subito ad accomodarci per la cena.

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Il nostro tavolo per due è accanto ad una finestra già addobbata per le feste, c’è una candela accesa e un abat-jour, le luci soffuse creano subito un’atmosfera intima e romantica. Ci facciamo coccolare subito da una calda vellutata di verdure, un deciso gulasch di manzo all’ungherese ed una deliziosa torta di mele fatta in casa. Il cibo e il calore degli ambienti di questa bella villa scaldano l’anima, i ricordi di Alexander sparsi qua e là tra le sale, i piani e le scale ti danno la sensazione di essere ospite della sua casa e della sua vita; ogni dipinto, ogni soprammobile, ogni libro racconta un pezzetto della sua storia, di Merano e dell’hotel.

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Quest’aria intima, accogliente, calda la respiriamo in tutta Merano, che abbiamo definito fiabesca. I paesaggi che scorgiamo da ogni angolo, da ogni ponte, da ogni piccola via della città sembrano dipinti da pastelli delicati. Le montagne, candide e maestose proteggono la città mostrandosi orgogliose ed imponenti durante il giorno, silenziose guardiane invisibili di notte.

Inondata di canti natalizi, di profumi dolci e lucine, Merano è fiabesca, perché non smetti mai di sorridere mentre cammini, ti stupisci come un bambino se vedi le anatre in un lago ghiacciato, perché hai voglia di bere cioccolata calda mentre ascolti “o Tannenbaum”, immagini Sissi mentre passeggia con un lungomantello tra sentieri innevati.

È come, se tornassi bambino non vedi l’ora di ascoltare una nuova favola e provi una sensazione di impazienza, incanto e stupore. Ecco, questa è la nostra Merano.

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giardini della Reggia di Caserta- La reggia parte 1

Oggi vi portiamo con noi a Caserta, per scoprire i Giardini della Reggia di Caserta. Un parco reale meraviglioso, immenso, che si estende per kilometri.

Purtroppo il tempo, come spesso succede in questo periodo, non è stato dalla nostra parte; un’acquazzone ha interrotto senza clemenza la nostra visita, per cui quello che leggerete in questo articolo è solo una parte della visita che proseguiremo a breve. 

Avremmo potuto rimandare la pubblicazione ma quando si vive una così bella esperienza non si vede l’ora di raccontarla agli amici, nonostante avversità o impedimenti.

Quindi, presto leggerete un nuovo articolo o forse aggiorneremo questo per far sì che abbiate un quadro completo di questa fantastica esperienza e soprattutto ci auguriamo che questo piccolo racconto, piuttosto tecnico, possa invogliarvi a visitare di persona i giardini reali.

Passeggiare per questi giardini è una fantastica esperienza, che richiede anche gambe e fiato, ma anche un’intera mattinata libera dato che la chiusura è alle ore 14:30. Passeggiate e fate viaggiare la vostra mete…immaginate quel parco popolato, immaginate abiti di seta e organza, il suono di zoccoli di cavalli e l’ombra di ombrellini da sole di dame annoiate o immerse in conversazioni di intrighi e congiure al palazzo reale.

I Giardini della Reggia di Caserta o meglio, Il Parco Reale, furono progettati dall’architetto Luigi Vanvitelli e si ispiravano  ai giardini delle grandi residenze europee del tempo. Il progetto di Vanvitelli doveva unire il gusto e la tradizione italiana con le soluzioni tecniche che erano state adottate a Versailles. Il giardino  così come oggi si vede è solo una parte di quello che Luigi Vanvitelli aveva progettato e i lavori furono completati da suo figlio.

I giardini si presentano divisi in due parti: la prima è costituita da vasti parterre, separati da un viale centrale che conduce fino alla Fontana Margherita, quindi a sinistra del palazzo, nel  “Bosco vecchio”, vi è la Castelluccia, una sorta di castello in miniatura. A destra vi è invece la Peschiera Grande, un lago artificiale con un isolotto al centro.

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La seconda parte dei giardini inizia dalla fontana Margherita e da qui parte la via d’acqua; sulla da sud verso nord si incontrano la fontana dei delfini, in cui l’acqua fuoriesce dalle bocche di tre  mostri marini e la Fontana di Eolo, una fontana in cui vi sono numerose caverne che rappresentano la dimora dei venti.

L’acqua è popolata da grosse carpe e trote.

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Nell’asse principale dei giardini vi sono sette vasche che formano altrettante cascate concluse dalla fontana di Cerere che rappresenta la feconda Sicilia, L’ultima fontana è quella in cui è rappresentata Venere e Adone.

Infine, nel bacino del Bagno di Diana, sotto la cascata del monte Briano, ci sono due gruppi si statue in marmo che raffigurano Atteone tramutato in cervo, che sta per essere sbranato dai cani, e Diana mentre esce dall’acqua.

In cima alla cascata vi è una grotta artificiale di grossi blocchi di tufo, chiamata Torrione.

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Il costo per accedere ai giardini è di 5 euro a persona ma i ragazzi fino ai 18 anni non pagano.

Il martedì i giardini e e la reggia sono sono chiusi al pubblico ma per tutte le info v rimandiamo al sito ufficiale.

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Galleria Borbonica- un tunnel di storia che attraversa Napoli

Ormai avrete capito, quanta vita si nasconde nei sotterranei della città di Napoli da Napoli sotterranea alle Catacombe di San Gennaro. Ma  non finisce qua e stavolta vi portiamo a fare una passeggiata unica nella misteriosa Galleria Borbonica.

Abbiamo partecipato ad uno dei percorsi organizzati dai ragazzi che curano la Galleria Borbonica e ancora oggi continuano a scavare in veste di volontari. Sì perchè per questo meraviglioso intreccio di cunicoli, non arrivano e mai sono arrivati fondi da parte dello stato.

La visita prevedeva un singolare aperitivo nella galleria e il percorso Avventura.

Ad accoglierci abbiamo trovato un simpatico Waffel su stecco farcito con marmellata o cioccolata e poi succhi e spritz. Divisi in tre gruppi e “armati” di caschetto e torcia siamo partiti alla scoperta di questo luogo segreto. 

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La prima spiegazione arriva lì, proprio dal punto di partenza; un piccolo riassunto di quello che è la galleria borbonica e quello che è stata. Nel 1853 Ferdinando II di Borbone ne commissionò la realizzazione: egli voleva un tunnel che collegasse Palazzo reale a Piazza Vittoria e che lo aiutasse a fuggire velocemente in caso di attacchi o rivolte. Diventata poi una miniera di tufo, una cisterna e ancora un rifugio dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, la galleria borbonica si trasformò in un deposito giudiziario e solo successivamente si scoprì essere una grossa discarica abusiva nelle viscere della città.  

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Se e possibile vedere sui muri, l’altezza che raggiungevano i cumuli di mondezza ritrovati all’interno, è altrettanto possibile vedere il suo passato da deposito giudiziario grazie a motociclette e macchine d’epoca che riposano ancora nella galleria.

Qui possiamo vedere i famosi “pezzotti”, macchine, moto e vespe ritoccate, smontate e rimontate che i napoletani, con ingegno e un po’ di noncuranza per la legge, realizzavano.

Oltre a schiere di moto e auto, completamente trasformate si trova anche una vecchia macchina blindata di chissà quale personaggio importante del secondo conflitto mondiale e il busto del fascista Aurelio Padovani.

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Le testimonianze del passato della galleria borbonica come cisterna sono ovunque e anche qui ritroviamo le storie dei noti pozzari,(di cui parliamo qui) incaricati di raccogliere l’acqua.

La galleria borbonica è un intreccio di cunicoli stretti e misteri fitti: su una parete possiamo scorgere dl’incisione di alcune croci. L’ipotesi più accertata sarebbe quella secondo cui quelle croci sarebbero il ricordo di pozzari annegati, meno credito viene dato alle teorie su massoni e riti esoterici a cui, però la città di Napoli, è da sempre legata.

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Vive sono anche le testimonianze dell’importanza della galleria borbonica durante la seconda guerra mondiale. Alle pareti ci sono ancora i sistemi di illuminazione che furono impiantati durante il conflitto oltre che, i bagni che furono costruiti in quel sottosuolo per le persone che si destreggiavano tra i cunicoli, nella speranza mettersi in salvo dai bombardamenti.

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Per scoprire la storia” più moderna” della galleria borbonica, dobbiamo attraversare il tunnel pilota, ovvero il tunnel più lungo che verifica la lunghezza del cunicolo più grande, prendiamo la zattera e arriviamo in un punto poco illuminato ma in cui riusciamo a scorgere alcuni cartelli segnaletici piuttosto moderni.

Siamo a pochi passi da piazza plebiscito nel luogo in cui cominciarono (e si conclusero) i lavori della LTR, Linea tranviaria rapida. Un progetto che vide lo stanziamento di fondi per miliardi di vecchie lire e che doveva collegare l’intera città, noncurante dei tesori  e delle ricchezze custodite all’interno della galleria borbonica. I lavori infatti non furono terminati e sicuramente non a causa della preziosità della galleria ma semplicemente a causa dello scandalo tangentopoli, storia triste della nostra Italia( ma a questo punto, nn tutti i mali vengono per nuocere!)

Noi vi consigliamo vivamente questa visita o un’altro dei percorsi particolarissimi che è possibile svolgere all’interno della galleria. In più, per i più volenterosi o per coloro che si innamoreranno del tunnel e della sua storia, la domenica si accettano volontari per continuare a scavare in quel labirinto di ricchezze.

Trovate tutte le info cliccando qui

Ci sono vari accessi:

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Guida pratica a Mykonos-cibo, viaggi e trasporto

Muoversi

A Mykonos la cilindrata massima dei motorini da noleggiare 125. Il prezzo per circa 4 giorni è di 80 euro ma ci sono multe salatissime in caso di smarrimento casco o chiave e anche se i passeggeri sono più di due ( come è giusto che sia). Se noleggiate un motorino di cilindrata inferiore a 125 sarà piuttosto difficile destreggiarvi sulle ripidissime salite di zone come quelle in cui sono situate Paradise beach e Super Paradise beach.La benzina si aggira intorno ad 1 euro e 70 centesimi al litro. I parcheggi delle spiagge a Settembre sono praticamente deserti, impossibile è trovare un posto ad Agosto. Sempre super affollata è la zona dei Mulini. I parcheggi a pagamento sono piuttosto cari soprattutto per le auto e la sera c’è sempre tantissimo traffico in direzione Mykonos Town. Il trasporto da e per l’aeroporto in taxi costa circa 25 euro. Il battello che conduce dal porto nuovo a quello vecchio e viceversa costa due euro.

Mangiare

I ristoranti a Mykonos sono piuttosto costosi, vanno soprattutto quelli italiani in cui un piatto di pasta arriva anche 25 euro. Potete mangiare di carne e di pesce ma difficilmente troverete delle piterie o take away economici. Nota positiva, i ristoranti accolgono clienti anche alle due di notte, instancabilmente e gentilmente. Anche qui l’espresso è piuttosto costoso, nella zona del porto vecchio costa circa tre euro. Se avete un’appartamento e quindi avete la possibilità di cucinare, potete fare la spesa ma evitate i market turistici. Il supermercato che vi consigliamo é Superflora che é immenso e ben fornito. Tuttavia affettati e tonno sono costosissimi, parliamo di una confezione da due scatolette che parte dai 4 euro per arrivare anche a 12. I drink partono da un base di circa 10 euro, meno costosi sono gli short e questo vale sia nelle discoteche che nei bar. Al Club Tropicana pagherete una bottiglia di vino bianco locale circa 10 euro mentre lo champagne può raggiungere la cifra di 300 euro.

Le spiagge

A Mykonos non esiste spiaggia che non sia attrezzata. Gli stabilimenti generalmente offrono lettini piuttosto grandi, tipo letti singoli per intenderci e ombrelloni e la cifra si aggira intorno ai 20 euro.Le spiagge possono essere rocciose o di sabbia ma il mare é sempre cristallino.

 Altro

L’isola é sempre molto ventilata quindi non dimenticate di portare eventuali medicine per raffreddori e mal di gola oltre che giacche per la sera o per lo scooter. Mykonos é la capitale della movida nell’Egeo, quindi preparatevi a feste in spiaggia, spesso molto trasgressive e confusione tra le vie di Mykonos town. Le feste più note si svolgono in spiaggia al Tropicana e allo Scorpios bellissimo stabilimento bohemien. La sera il luogo più famoso per far festa é Cavo Paradiso. Per i tifosi italiani, segnaliamo la ROSTICCERIA, un ristorante che trasmette le partite del campionato italiano. Non cercate speranzosi il famoso pellicano perchè difficilmente lo troverete. Non preoccupatevi della lingua, la maggior parte delle persone parla un po’ di italiano e molti sono gli italiani che vi lavorano o hanno una propria attività. Se nel caso avesse paura dei gatti, bhè mi duole informarvi che l’aeroporto di Mykonos ne é pieno e vi passeggiano indisturbatamente anche nei gate.

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Mykonos giorno 3-la festa al Paradise beach

Ebbene se Mykonos è nota per la movida, non possiamo esimerci da questa che è comunque una sua peculiarità, quindi che beach party sia!

Noi scegliamo un classico, il Paradise beach e la festa alTropicana.

Perché si chiami Paradise beach, questo lo capiamo subito, la caletta è paradisiaca, il mare è tra i più belli che si possano vedere a Mykonos, l’acqua ha due colori nettamente differenti dalla riva alla profondità, sperate da una grossa barriera rocciosa.

Gli stabilimenti sono bel organizzati e non molto costosi. Ci sono grandi ombrelloni in paglia e lettini con materassini, il costo è di 20 euro e si paga all’addetto che passa sotto ogni ombrellone.

I drink partono più o meno dai 12 euro, il vino locale costa invece 10 euro, lo champagne è nettamente costoso. Fa un caldo tremendo, non c’è un filo di aria e bisogna bagnarsi continuamente per non rischiare di rimanere stecchiti sotto questo sole cocente. La mattinata scorre tranquilla e ci si può rilassare almeno fino alle 17:00, si perché da questa ora in poi parte la festa.

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Le persone più adulte dopo i primi saluti dello speaker, lasciano lo stabilimento così come qualche coppia. Noi invece abbiamo conosciuto due ragazzi conterranei simpaticissimi e brindiamo con loro all’inizio del party.

Ci sono cubiste di varie nazionalità, così come la platea, variegata e internazionale, dalla Colombia all’Italia fino all’Australia. La festa vera comincia però solo quando al Tropicanaarriva una figura storica dell’isola, un nostro connazionale , uno scoppiettante meridionale chiamato Sasà king of Mykonos. Da questo momento, tutto quello che abbiamo solo sentito su Mykonos, lo viviamo: non ci sono freni inibitori, non c’è pudore, ci sono spesso grandi cori e scorre tanto alcool.

Non c’è posto per i timidi ne tantomeno per le più riservate , quello che conta è salire sul bancone, farsi ammirare, ballare da sole o ballare con qualcuno. Mykonos diventa lo scrigno dei segreti di tutti quelli che sono lì, in quel momento a ballare, perché come ripete Sasa: quello che succede a Mykonos rimane a Mykonos.

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Mykonos-giorno 2- alla scoperta di Mykonos Town

È l’alba e siamo già in piedi. Abbiamo capito che se vogliamo vedere bene Mykonos town, il suo centro e i suoi colori, quelli che abbiamo visto sulle foto di Pinterest, dobbiamo farlo quando ancora tutti dormono.

In realtà neanche l’alba può fermare la confusione che scorre nei vicoli di Mykonos town: le navi da crociera attraccano e ondate di persone affollano il porto, i negozi si affrettano ad aprire, i bar sfornano le prime colazioni e camioncini troppi grandi per quelle strade cosi piccole consegnano rifornimenti ai ristoranti. Le scuole sono già aperte e vediamo gli studenti andare a scuola mentre noi indossiamo ancora i costumi da bagno, le signore fanno spesa presto per evitare che dopo ci sia troppa folla. 

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Non c’è bisogno di raccontare dei colori di Mykonos, la luce del mattino li rende così vividi, così allegri e ogni stradina conduce a scorci meravigliosi tutti da fotografare.

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Non solo i colori sgargianti attirano la nostra attenzione ma anche questo bianco candido che si impone nel paesaggio, tra le strade affollate e vicino alle spiagge.

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Tra casine e balconcini colorati, si accendono le luci di splendidi negozi dal design moderno e mozzafiato, gioiellerie e negozi alla moda. Alla chiesetta al porto, quella panchina azzurra è ancora vuota ma presto gli anziani del posto si riuniranno per discutere, forse, di quanta confusione fanno sti giovani a Mykonos, mentre i pescherecci rientrano e qualche banco del pesce viene già allestito.

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Possiamo ora prendere un po’ di sole in spiaggia e ci rechiamo a Panormos, una spiaggia a nord che dista circa 20 minuti dal centro.

Anche a Panormos c’è un lido molto glamour e famoso, Principote, molti dei suoi ospiti vi trascorrono la giornata e consumano il pranzo per poi tornare allo yatch ormeggiato nella baia.

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La maggior parte delle persone però sono sulla lunghissima spiaggia libera. Qui ancora il fondale roccioso ma l’acqua è una favola e vale la pena sacrificare i propri piedi. Sulla spiaggia i teli da mare sono tutti piuttosto vicini e spesso passano venditori ambulanti. Il vociare (italiano) è insistente e anche la musica che proviene dal Principote è una selezione delle hit degli anni 70-80 del nostro paese. Questo luogo è meraviglioso, guardare quest’acqua calma che culla gli yatch è rilassante, potresti desiderare che il tempo si fermi adesso.

Ci spostiamo per fare una passeggiata ad Ornos che scopriamo essere un luogo, forse più tranquillo e familiare; piccolo porticciolo con qualche lido sempre molto elegante e stiloso come il Pasaji ma sicuramente meno caotico di Mykonos town.

Torniamo stasera a fare una passeggiata, ma ora andiamo a vedere il tramonto.

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Mykonos giorno1- Lia beach e le luci della sera

Mykonos è soprattutto movida  e spiagge e stamattina andiamo in cerca di queste. Abbiamo letto qualcosa su varie guide, vorremmo un posto tranquillo, per quel che è possibile  qui, per questo ci dirigiamo verso Lia Beach.

A Lia, ci sono pochi stabilimenti e un grande parcheggio, noi ci distendiamo sula spiaggia libera che è di sabbia dorata e fine. Il mare ha un ingresso scoglioso e difficile da oltrepassare ma anche qui l’ acqua e trasparente e perfetta per lo snorkeling. Rimaniamo fino quasi alle 3 e poi decidiamo di mangiare qualcosa. Ci spostiamo per un panino al volo in un supermarket lungo la strada e poi ci dirigiamo a Ftelia beach.

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Ftelia è una spiaggia meravigliosa di sabbia fine, il mare calmo, una tavola e l’ acqua è cosi trasparente che i piccoli pesciolini bianchi che si avvicinano alla riva si vedono ad occhio nudo e sono tantissimi.

La spiaggia ospita moltissimi appassionati di nudismo ma anche tantissime famiglie con bambini.

Di fronte a noi, qualche yatch e catamarani ormeggiati, si godono questa giornata di sole calda e per niente ventilata.

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La sera, il centro di Mykonos è meraviglioso. Piccole stradine bianche lo attraversano mentre i turisti si mettono in fila per ristoranti e bar, cosi distratti da non accorgersi dei colori meravigliosi di balconi e porte.

Le taverne sono strapiene, si mangia praticamente con tavoli a poca distanza gli uni dagli altri, c’è tanta confusione quasi si fa a fatica a trovare un posticino.

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Noi ci fermiamo in questa taverna dove ci godiamo una bella grigliata di carne accompagnata da patate e nel frattempo ci guardiamo intorno: a Mykonos si parla praticamente italiano, nel senso che ai tavoli, nei locali , sulle spiagge e nelle strade è molto più facile sentire dialetti italiani che qualsiasi altra lingua del mondo, greco compreso.

Passeggiare a Mykonos Town è piacevole ma a tratti stressante a causa della moltitudine di persone che si ferma fuori a discoteche e bar, di cui famoso è il the Queen, che da inizio alla serata. Noi arriviamo al porto vecchio e ci godiamo un drink al Remezzo bar.

Il Remezzo a Mykonos è molto famoso, così come l’omonimo ristorante, forse per la splendida vista, per l’ atmosfera lounge dal sapore anche un po’ hipster-chic , perchè è un official bar Perrier Jouet  o per la vasta scelta di vini. Ad ogni modo, Mykonos da qui è molto bella, forse dobbiamo un po’ ricrederci; si siamo da un solo giorno qui, eppure poche ore prima a tavola parlavamo del fatto che non eravamo molto entusiasti di quest’isola, che probabilmente avevamo sbagliato e “stonava” nel nostro tour. Forse ci stavamo sbagliando…

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