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Alberobello-Visita alla capitale dei trulli, patrimonio Unesco

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Alberobello

Desaturata

Alberobello è stata una sorpresa, in tutti i sensi. Non sapevo che Francesco avesse organizzato questo piccolo week-end nella capitale dei trulli. E tra le altre sorprese, ce n’è stata una in particolare che mi ha fatto veramente felice, era un’esperienza che avrei voluto fare e cioè dormire proprio un trullo.

La luce ad Alberobello, sembra quasi finta, quasi fatta apposta per rendere sempre candidi i muri bianchi dei trulli e far risaltare i tetti scuri e dalla forma caratteristica.

Il bellissimo trullo che ci ospita è a due passi dal trullo sovrano. Costruito nel 1700 per conto di una famiglia benestante, il trullo è molto grande ed è l’unico ad essere strutturato su due piani. Paghiamo solo 1 euro e 50 per la visita e in ogni stanza troviamo una dettagliata spiegazione dell’ambiente.

Non è solo la sua storia a colpire ma tutto l’arredamento ricreato al suo interno. La semplicità e l’essenzialità di stoviglie e stanze non le rende meno accoglienti e funzionali. Piccoli spazi in cui non manca niente, c’è tutto quello che serve per dormire, cucinare e anche per giocare.

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Ci spostiamo, ma non troppo…a pochi metri da noi c’è un’altra meraviglia da visitare, la Basilica dei Santi Cosma e Damiano. La Cattedrale non la si nota solo per la sua struttura imponente ma anche per la sua diversità rispetto a tutto ciò che la circonda. 

Pare che quella che oggi è un’imponente basilica neoclassica, un tempo fosse stata una piccola chiesetta di campagna che fu ampliata con il passare degli anno fino ad ottenere l’aspetto attuale nel 1885, grazie all’ architetto Antonio Curri.

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Il centro di Alberobello è veramente singolare. Una distesa di trulli che prepotentemente si impone su tutto il paesaggio. I trulli costeggiano stradine silenziose in questa stagione dove poche auto passano di tanto in tanto. 

 Ci sono comunque tantissimi turisti che guardano incuriositi come noi queste porticine e cercano il punto più panoramico da cui scattare una foto meravigliosa. I bambini si divertono tantissimo, li ascoltiamo e ci fanno sorridere quando sentiamo che a loro sembra di passeggiare tra le casette dei puffi.

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Eppure è così strano, i trulli sono meravigliosi e così caratteristici ma non si può fare a meno di pensare alla loro storia. I trulli nascevano come deposito del bestiame ma quando il re di Napoli decise di imporre un’ennesima tassa, questa volta sulla casa, allora i trulli si trasformarono in delle vere e proprie abitazioni. Queste abitazioni prevedevano alla base una grossa cisterna d’acqua, i blocchi calcarei che venivano estratti per costruire la cisterna, venivano poi lavorati in maniera da formare blocchi che servivano a costruire la base rettangolare. A causa della legge sulla malta imposta dal re di Napoli, essa non veniva utilizzata per assemblare i blocchi e si utilizzava una muratura a secco. Il tipico in tetto a cono era invece costituito da due strati: pietre e lastre calcaree, veniva poi dipinto con segni per lo più religiosi. Infine il pinnacolo decorativo era una sorta di firma del mastro trullaro.

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Di questo grande patrimonio Unesco, fa parte anche il trullo siamese che ovviamente non ci perdiamo. Si trattava in origine di due trulli separati che con il passare del tempo furono uniti. Questo perchè le famiglie tendevano a costruire trulli vicini: nonni, genitori e figli vivevano quindi tutti insieme in a sorta di piccolo vicinato.

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Il cielo grigio fa sembrare le stradine che attraversano i trulli come fossero innevate, sembra tutto così bianco, delicato, magico. In qualche viuzza c’è un silenzio quasi strano, non si sentono voci o passi e per un attimo sembra di trovarsi in un posto incantato.

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Poi improvvisamente il colore dei fiori, spezza la continuità del bianco, tornano le voci, le risate dei bambini e il suono degli scatti delle fotocamere e dei cellulari. Rumore di piatti e stoviglie, profumo di orecchiette e di vino, i ristorantini si preparano ad accogliere gli ospiti di Alberobello per il pranzo, così ne approfittiamo per una vista tranquilla alla Chiesa a trullo di Sant’Antonio.

Siamo nei rione Monti di Alberobello e questa chiesa è il suo simbolo. bella fuori, molto particolare ma anche l’interno, particolarmente suggestivo con il grande affresco del Cristo Pantocratore.

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Perchè questa volta abbiamo scelto di definire Alberobello desaturata? In realtà è un aggettivo che ci è saltato in mente mentre lavoravamo alla Postproduzione delle foto scattate. Non c’è stato bisogno di molto lavoro, i colori di queste foto non sono stati alterati e sembrano quasi desaturati, come se fosse stato utilizzato un qualche filtro monocromatico. Eppure questi sono i colori di Alberobello in una giornata di Gennaio…perfetti e unici, come questo meraviglio Patrimonio Unesco, come sempre tutto italiano.

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Monastero di Santa Chiara a Napoli- il racconto della sua storia

Pochi giorni fa, vi abbiamo portato nel piccolo tesoro nascosto all’interno del Monastero di Santa Chiara: il bellissimo chiostro maiolicato. Sarebbe stato impossibile però non parlarvi del monastero stesso, anzi più che impossibile sarebbe stato sbagliato; è vero, noi cerchiamo di mostrarvi qualcosa di diverso rispetto alla Napoli che tutti conoscono ma questa basilica è così legata alla storia di questa città e al cuore del suo popolo che dobbiamo dedicarle assolutamente un piccolo post.

Il monastero ha una storia lunga secoli, la sua nascita risale addirittura al 1328, anno in cui terminarono i lavori di costruzione cominciati nel 1310 su progetto di  Gagliardo Primario.

La chiesa fu voluta in particolar modo da Sancha di Maiorca, moglie del re Roberto d’Angio.

Sancha, così devota e così attratta da San Francesco e Santa Chiara di Assisi, fu costretta a mettere da parte la sua vocazione che l’avrebbe votata alla clausura, per adempiere i suoi doveri di regina e sposare Roberto.

Quella chiesa sarebbe stato il suo luogo, il ricordo della sua vocazione e avrebbe rispecchiato in toto, i principi francescani.

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In realtà il Monastero fu aperto al culto solo nel 1340 e subito diventò una delle chiese più importanti di Napoli. 

A impreziosire i suoi interni, le opere meravigliose di artisti da tutta la Penisola, come lo stesso Giotto.

 

Se la sua struttura iniziale era in perfetto stile gotico, bhè a partire dal 1700 qualcosa cambiò e le sue forme diventarono via via sempre più barocche. Questo avvenne tra il il 1742 e il 1796, quando a seguire il progetto di ristrutturazione ci fu Domenico Antonio Vaccaro.

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Eppure la storia del monastero di Santa Chiara, non finisce qua. L’era moderna porta con se ben due guerre di cui la seconda è quella che colpisce di più l’intera umanità, le strappa la dignità e le cancella i ricordi.

Nel 4 agosto 1943, un bombardamento degli alleati, colpisce la chiesa di Santa Chiara, provocando un incendio disastroso. La chiesa brucerà per giorni. Il fuoco cancellerà moltissime tracce del passato glorioso della chiesa e alcune le ridurrà in frammenti. Frammenti, questo rimane dei bellissimi affreschi di Giotto presenti nella Chiesa.

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
Ma pecché, pecché ogne sera,
penzo a Napule comm’era,
penzo a Napule comm’è?!

Una ferita profonda per la città. Non il crollo solo di una chiesa, ma il crollo di una certezza…come potrebbe mai essere Napoli senza la sua Santa Chiara? 

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo.

Fortunatamente, nel 1944, cominciano i lavori di restauro e ricostruzione della basilica che sarà riaperta al pubblico nuovamente nel 1953, così come oggi la vediamo; un’unica navata centrale e sul presbiterio,il sepolcro di Roberto d’Angiò. Accanto ad esso, i sepolcri di Maria di Durazzo e del primogenito Carlo. Di fronte ad essi, l’altare maggiore di autore ignoto,databile al 300 e con il crocifisso in legno del XIV secolo.

Poste sui lati, all’incirca venti cappelle, sepolcri monumentali di nobili napoletani, una di queste, dedicata all’eroe Salvo D’acquisto

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Non c’è cappella dove non ci sia una spiegazione dettagliata della struttura e della sua storia, tutti leggono, qualcuno lo fa ad alta voce.

In generale la Chiesa non è silenziosa, anzi sembra una grande cassa armonica che riesce ad amplificare anche il rumore dei passi sul pavimento.

Dall’esterno, arriva il suono di un’arpa, delicato ed elegante che quasi contrasta con il vociare confuso dell’interno. 

Eppure tutti questi rumori, queste voci, questa musica, sembrano fatti apposta per il monastero;è così strano,un luogo che nasce per le clarisse, per ritrovare il silenzio e la pace e diventa poi un luogo del popolo per ritrovare le sue origini, la sua storia e la bellezza della sua terra ogni giorno.

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Chiostro maiolicato della chiesa di Santa Chiara a Napoli

Il Monastero di Santa Chiara è una delle chiese più famose di Napoli e forse una dalle più amate dai Napoletani stessi. La sua sobrietà esterna nasconde un cuore ricco e prezioso. Il suo chiostro maiolicato è un piccolo tesoro inaspettato e contrastante con la sobrietà della grande chiesa nel cuore centro storico di Napoli.

Anche se il tempo è nuvoloso, un debole fascio di luce illumina perfettamente il centro del chiosco e si riflette sulle maioliche facendole brillare.

Il meraviglioso chiostro fu progettato da Antonio Vaccaro nel 1739,egli mantenne la linea gotica del complesso intero ma le maioliche lo impreziosirono.

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In napoletano queste mattonelle si chiamano Riggiole e furono opera del genio di Donato e Giuseppe Massa.

Le riggiole, però non rappresentano immagini sacri ma anzi, riflettono la quotidianità della Napoli del tempo; una sorta di finestra sul mondo, l’unica a disposizione delle Clarisse, votate alla clausura.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.6

Le belle colonne sono invece avvolte da maioliche che rappresentano tralci di uva simbolo di una natura generosa e rigogliosa .

Avvolge il chiostro maiolicato, un grande portico completamente affrescato con storie francescane e muretti, sempre rivestiti di coloratissime maioliche

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Nel progetto originale, l’accesso al chiostro avveniva dalla Chiesa di Santa Chiara;una grande scalinata, piuttosto alta lascia intravedere tutta la bellezza del chiostro, uno spettacolo mozzafiato, ieri come oggi.

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Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700.

Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa.7
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Segue la stanza della storia in cui si custodiscono i busti dei fondatori del monastero ovvero la devota Sancia di Maiorca e Roberto D’Angiò.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 9
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 10

L’ambiente intimo di questa sala si interrompe con l’inizio della candida stanza dei marmi, dove si trova frammenti della chiesa originale, ad esempio il bassorilievo di Santa Caterina e altri frammenti come quelli delle balaustre dei terrazzi delle celle delle clarisse.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 11
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 12
Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 13

L’atmosfera diviene di nuovo calda e sacrale nella stanza posta al livello superiore dedicata all’esposizione di reliquiari in argento, sculture lignee e preziosi tessuti broccati.

 

Non potete perdere all’interno del complesso di Santa Chiara, il bellissimo museo che raccoglie un po’ tutta la storia della Chiesa dal 300 fino al 700. Si parte con l’area archeologica esterna che raccoglie i resti delle terme romane ritrovate sotto la chiesa. 14

Non concludete la vostra visita senza prima stupirvi per l’ennesima volta: Rimarrete anche voi incantati dal meraviglioso presepe settecentesco.

Questa splendida realizzazione apparteneva alla collezione di Ferdinando IV di Borbone, il Re “Nasone”, che era un vero e proprio estimatore di quest’arte tutta napoletana. 

A stupirci, non è tanto la grandezza di questo presepe, ma l’infinità di minuziosi dettagli: le stoffe pregiate, le maioliche dipinte a mano, i volti così precisi di tutti i personaggi presenti sul presepe e altri particolari, piccoli e grandi che si intravedono nel paesaggio.

La ricostruzione fedele della napoli del 700 è spezzata dalla natività che invece è rappresentata in modo classico, all’interno dei ruderi di un tempio romano.

Uno spettacolo da cui è difficile staccarsi, sembra quasi un gioco a chi trova più dettagli e a chi si stupisce di più di fronte a tanta arte.

 

presepe borbonico chiostro maiolicato
presepe borbonico chiostro maiolicato

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cimitero delle fontanelle- il sacro e il profano nel cuore di Napoli

Siamo fortunati, questo dobbiamo ammetterlo: siamo nati e cresciuti a Napoli, una città che ti toglie e ti da tante cose, una città di fede e di superstizione, una città di arte espressa in ogni sua forma, dalla più antica alla più moderna. Napoli è una città in cui una forte illegalità e una forte moralità convivono insieme quasi come un paradosso, una città ricca di storia e anche di leggende, talvolta ostentate,talvolta nascoste e proprio questo suo lato così segreto e intimo è quello che ci affascina sempre di più.Siamo più volte scesi sottoterra per raccontarvi una Napoli antica, una Napoli che custodisce gelosamente secoli di storia, il susseguirsi di popoli e dominazioni, il contagiarsi di ingegno e genio. Oggi vi sveliamo un altro segreto della città dei contrasti: benvenuti al cimitero delle fontanelle

Siamo nel rione Sanità, un luogo più noto per le tristi vicende di cronaca nera che per la storia che nei secoli ha attraversato questi vicoli; infatti all’ingresso del cimitero delle fontanelle non c’è molta gente, qualche famiglia di turisti, qualche studente, sicuramente non il solito gruppo di tedeschi o giapponesi armati di reflex costose. 

Questo luogo di circa 3000mq è silenzioso, umido e le luci sono basse, calde, alcuni luoghi quasi bui. C’è silenzio e un’atmosfera rispettosa e sacrale. Lo scenario che si apre di fronte ai nostri occhi è molto suggestivo. Teschi e ossa ovunque, posizionati in maniera ordinata e precisa. Ma a chi appartengono e perchè nasce il cimitero delle fontanelle?

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In origine, quello che oggi è chiamato dai Napoletani “cimitero delle capuzzelle” (le capuzzelle a Napoli sono appunto i teschi), era una cava da cui si estraeva il tufo giallo napoletano che veniva impiegato per le costruzioni. Nel 1656 anche Napoli fu colpita dalla peste e nel 1836 dal colera, per cui la cava fu usata come sepoltura comune delle vittime. A queste si aggiunsero  le persone più povere  che non potevano permettersi una sepoltura migliore. Con il tempo,si aggiunsero poi le ossa provenienti dalle terresante e da altri scavi come quelli di Via Acton (vicino al Maschio Angioino).

Si dice che le capuzzelle siano circa 40.000.

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Si crede erroneamente che tra le ossa del cimitero vi siano anche quelle di Giacomo Leopardi, vittima illustre del colera del 1836. In realtà le sue spoglie sono custodite al Parco Vergiliano di cui vi abbiamo parlato qui e riposano con quelle del poeta Virgilio. 

La navata di destra è la navata dei preti. Quella al centro è invece dedicata agli appestati di cui, quello che subito colpisce è quella sorta di ossoteca al cui centro vi è la statua del Cristo risorto.

A destra ci sono le cosiddette anime pezzentelle, i resti delle persone più povere, di cui si sapeva poco e niente.

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La città di Napoli, come spesso è accaduto nella storia, non si è limitata a custodire questi resti, il suo popolo è diventato parte integrante del luogo grazie al culto delle anime pezzentelle.

Alcuni teschi sono infatti gelosamente custoditi in teche di marmo o in più umili scatole di biscotti. Sono incisi nome, cognome date… questo perchè il popolo napoletano, soprattutto nel dopoguerra era solito adottare uno di questi teschi senza identità e dargli una sepoltura dignitosa, quasi come fossero ex-voto per grazia ricevuta. Ognuno sceglieva il proprio teschio, lo ripuliva, lo accudiva finche esso non rivelava in sogno la propria identità, diventando protettore di colui che se n’era occupato. Altra credenza, per cui veniva offerta una “sistemazione” al teschio, era quella secondo cui l’anima, se accudita nel modo giusto, poteva dare in sogno i numeri vincenti al lotto. Ma se ciò non accadeva, bhè allora si cambiava teschio e si sperava fosse quello vincente. Rosari, mozziconi di sigaretta, segni scritti a penna sul cranio erano i segni della prenotazione di quell’anima. Ecco perchè poi il Cardinale di Napoli ne proibì il culto, ormai ai limiti della superstizione, nel 1969.

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Oltre alla innumerevole quantità di teschi e ossa, ciò che colpisce sono alcune cose in particolare;

Nella penombra, appena illuminata da un fascio di luce debole, una statua senza testa, la statua di San Vincenzo Ferrer. Poco più avanti tre grandi croci di teschi: questo è chiamato il Tribunale. Pare che un tempo, i vertici di camorra si riunissero di fronte al Tribunale per alleanze e patti.

 

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Ancora, nella navata centrale ci colpisce il Calvario, una montagna di teschi che pare stia a simboleggiare il monte Golgota che in aramaico vuol dire luogo del cranio.

 

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Poi alcune spoglie imbalsamate, di cui quella di Margherita Petrucci moglie di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morta, secondo la leggenda, soffocata da uno gnocco.

 

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Infine la cappella di padre Gaetano Barbati, colui che insieme alle donne del quartiere si occupò di “riordinare” il cimitero delle fontanelle alla fine del’800.

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Tra le mille leggende che circolano intorno a questo luogo e la miriade di preghiere e suppliche scritte su bigliettini sparsi qua e la…forse quello che ci colpisce di più è questo:

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Non sappiamo chi sia l’autore del biglietto, certamente moderno, magari scritto distrattamente e in fretta. Sappiamo però che questa è forse l’unica certezza che abbiamo in un luogo di mistero e di anime senza nome. Oltre i riti, la superstizione e la fede questo è il messaggio che ci piace portare a casa, il messaggio su cui riflettere dopo la visita al cimitero delle fontanelle. 

INFO UTILI

Il cimitero delle fontanelle è aperto dalle 9:00 alle 17:00, dal lunedì al venerdì.

L’ultimo ingresso è alle ore 16:30

L’ingresso è gratuito, per una visita guidata dovete prenotare sul sito ufficiale.

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Reggia di Caserta-il motivo per cui è patrimonio dell’umanità

Circa un mese fa vi avevamo parlato dei Giardini della Reggia Di Caserta ma oggi vorremmo parlarvi anche della nostra visita alla maestosa Reggia. Si, di tempo ne è passato un bel po’ ma non è stato affatto facile scrivere un post che non fosse troppo tecnico o troppo noioso ( del resto noi non siamo esperti di storia o architettura).Volevamo scrivere un post emozionale, come facciamo di solito, ma neanche descrivere gli stati d’animo e le sensazioni che si provano passeggiando all’interno della Reggia di Caserta e dei suoi ambienti, è stato facile. Lasceremo quindi parlare le immagini dandovi qualche breve accenno di storia e di emozioni, nella speranza che potrete un giorno visitare la Reggia o tornarvi.

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Qualche giorno fa, non si parlava d’altro che del matrimonio celebrato alla Reggia, utilizzata come grande villa da ricevimento, per 250 invitati ad un costo di 30mila euro. Al di là di ogni discorso etico, morale o economico, quanto può davvero valere questo pezzo di storia che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità? è davvero stimabile una cifra? non consideriamo il valore di marmi, dipinti o tappeti ma andiamo oltre…proviamo solo ad immaginare il valore di una passeggiata che attraversa la storia, il tempo e lo spazio. Non esiste prezzo, non esiste valore che possa anche solo accostarsi all’immensità della Reggia di Caserta.

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La Reggia fu voluta dal Re di Napoli Carlo di Borbone, e il suo desiderio era quello di dare al suo Governo una sede così bella da eguagliare quella di  Versailles. Il progetto di Luigi Vanvitelli non avrebbe deluso le sue aspettative.

All’ingresso, ad accogliere noi curiosi c’è il magnifico scalone reale a doppia rampa dove si trovano anche i due famosi leoni in marmo. Sul soffitto, lasciano a bocca aperta i magnifici affreschi  Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo; Impossibile non notare e rimanere di stucco d’avanti alla  statua di Carlo di Borbone, realizzata da Tommaso Solari.

Alla fine della doppia rampa si trova l’accesso alla Cappella Palatina, ispirata a quella della Reggia di Versailles;

Procediamo per accedere agli appartamenti veri e propri della Reggia.

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Il Salone di Alessandro conosciuto come “Sala di marmi”, collega l’Appartamento Nuovo, ottocentesco  e l’Appartamento Vecchio  settecentesco. L’Appartamento dell’Ottocento prosegue con la Sala del Trono.

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Questa sala fu l’ultima ad essere completata nel 1845. La sala è lunga circa quaranta metri ed illuminata da grandi finestre. il trono portatile è in legno dorato e simboleggia il potere assoluto. Mentre dalla Sala del Consiglio si entra nell’Appartamento destinato al Re.

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Preziosissime le culle dei Principi Savoia entrambi doni della città di Napoli ed i modelli di legno delle giostre.

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Nella camera da letto di Francesco II  è possibile ammirare il monumentale letto a baldacchino e la toilette in marmo di Carrara nel bagno del re. 

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L’ala settecentesca del Palazzo, è l’ Appartamento Vecchio: ambienti stile Rococò, con pareti rivestite in seta di San Leucio, lampadari di Murano e molti importanti dipinti. Attraversiamo le stanze delle Stagioni, le sale dell’appartamento della regina Maria Carolinale stanze di Pio IX e le tre sale della Biblioteca Palatina di cui bellissime sono le librerie in noce e mogano. 

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Dalla Biblioteca si arriva alla Sala Ellittica, un ambiente senza decorazioni, ma con una particolare architettura che serviva a valorizzare l’acustica della sala utilizzata come piccolo teatro. Adesso in questa sala vi è il Presepe Borbonico.

A proposito del Presepe e della sua tradizione, sapevate che Francesco I era un vero e proprio collezionista?

La Reggia è così immensa che sembra quasi che una giornata non basti a visitarla ma soprattutto, il tempo in questo edificio si ferma; Non esiste ora, giorno, anno, quasi ci si dimentica di appartenere ad un altro millennio, tutto è così presente, così vivo. Ogni stanza sembra non aver mai perso il suo antico splendore, la mente viaggia e immagina.

Forse è semplicemente questo  il valore inestimabile di cui parlavamo all’inizio del post…non sono le tende preziose, i pavimenti sontuosi, gli affreschi immortali, i mobili in legno pregiato; è il suo potere di essere così eterna, così piena di vita, così resistente allo scorrere del tempo. 

Carlo di Borbone non avrebbe potuto mai nemmeno immaginarlo ma quello che aveva sognato, quella Reggia che doveva essere bella come quella di Versailles, quell’edificio che doveva dimostrare al mondo la sua potenza, è diventato molto di più. il progetto di un sovrano ambizioso è oggi un pezzo di storia, ammirato dall’umanità intera, che ha dimostrato negli anni tutta la sua potenza e la sua forza, resistendo a pagine intere di storia fino a diventare esso stesso LA STORIA.

La reggia di Caserta è CHIUSA il MARTEDI.

Le visite si effettuano dalle 8:30 alle 19:30. L’ultimo ingresso è alle ore 19:00.

ADERISCE ALL’INIZIATIVA “DOMENICHE AL MUSEO”, per cui visitare gli appartamenti sarà GRATUITO. La vista al parco invece avrà un costo ridotto di 5 euro.

Il costo standard del biglietto è di 12,00 euro e vi permette di accedere anche al parco e al giardino inglese. Quando il Parco e i giardini sono chiusi, potete acquistare il biglietto per visitare gli appartamenti al costo di 9,00 euro.

Per tutto le info, visitate il SITO UFFICIALE

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Guida a Merano-cosa mangiare, come muoversi e cosa vedere

Ecco come al solito la nostra mini-guida sulle cose da fare per il vostro soggiorno a Merano, con alcune info utilissime per organizzarvi sotto ogni aspetto prima della partenza:

 

P.s. 

Questa guida si riferisce in particolar modo alla nostra esperienza a Merano, nel periodo dei mercatini di Natale

Trasporti

Ci sono moltissimi Bus che vi portano o passano per la stazione o per le Terme, tra questi il numero 211, sempre perfettamente in orario e potrete fare anche il biglietto a bordo del costo di € 1,50.

Molto utile può essere la Museumobil card, che permette di accedere a circa 70 musei altoatesini e spostarsi su tutti i mezzi pubblici. Il costo della card da utilizzare per 3 giorni, è di 30€ per gli adulti e 15€ per i ragazzi fino a 16 anni.

Se arrivate in treno, allora dovrete partire quasi sicuramente da Bolzano per raggiungere Merano ed in questo caso il costo del biglietto è di 5€, ma comunque potete sfruttare la vostra Museumobil card.

Attrattive

Merano2000, conosciutissima dagli esperti di sport invernali, ma anche dagli appassionati di neve, apre la stagione invernale l’8 Dicembre.

I mercatini di Natale generalmente, cominciano il 24 novembre e terminano il 6 gennaio e li trovate in strada sulla passeggiata Lungo Passirio dalle 10:00 alle 19:00 dal Lunedì al Giovedì, mentre invece, dalle 10:00 alle 20:00 dal Venerdì alla Domenica.

Le Terme di Merano sono aperte dalle ore 9:00 fino alle ore 22:00. Il costo, prima del periodo natalizio, per due ore è di 13€, per tre ore di 14€ e di 19€ per l’intera giornata. Potete noleggiare in loco accappatoio o asciugamano.

I bellissimi giardini Trauttmansdorff sono aperti dal 30 Marzo al 15 Novembre.

Mangiare

Noi vi consigliamo di provare ogni tipo di specialità tipica mentre per quanto riguarda lo Street Food avrete l’imbarazzo della scelta.

I famosi Wurstel, che potete comprare da simpatici furgoncini costano circa 4€, il vin brulè circa 3,50€, una cioccolata calda, in media 4€. Il Riggle tirolese caldo, appena sfronato lo pagate 5€. Un primo piatto costa in media 13€, ad eccezione delle zuppe il cui costo va dai 7 ai 9€. Ovviamente la carne ha un costo maggiore,generalmente parte dai 20€, ad eccezione di canederli e wustel.

Se volete provare cibi dell’ Alto Adige, bio, dop e doc e magari portare qualcosa a casa, allora potete curiosare al PUR, un supermercato delle eccellenze altoatesine alle spalle della Khuraus.

Ovviamente non dimenticate di assaggiare un Bretzel, dolce o salato che sia ed una bella FORTS, birra locale.

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Terme di Merano- un’oasi di relax e benessere -giorno 3

Trascorriamo il terzo giorno di questo soggiorno alle famose terme di Merano, un simbolo storico della città.L’hotel Westend ci ha regalato un ingresso di due ore alle piscine, prepariamo asciugamani e costumi e ci dirigiamo a piedi verso le terme, seguendo sempre la riva del fiume.

Le terme di Merano sono un grande cubo futuristico, un’installazione ultramoderna che prepotentemente si impone nel paesaggio tipico tirolese senza però intaccarlo. La struttura in vetro e legno si sposa benissimo con il resto della città e della natura. All’interno le vetrate della zona accoglienza e biglietti, affacciano direttamente sulle grandi piscine.

Ci viene fornito subito un bracciale con un chip che calcolerà il tempo di permanenza all’interno delle terme e lo stesso bracciale apre e chiude gli armadietti per riporre le proprie cose.

Siamo fortunati, perchè non c’è tantissima gente, quindi ci sistemiamo subito a bordo piscina. Ci sono tante vasche di acqua termale a temperature diverse, ma le nostre preferite sono all’esterno.

La grande piscina circondata dalle montagne ha una temperatura di circa 37 gradi e se metti la testa sott’acqua puoi sentire musiche rilassanti e goderti il calore dell’acqua, che ti fa dimenticare quasi che fuori la temperatura è poco sopra lo zero.

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Intorno alle piscine sono collocate varie sale, quella della sauna, quella del bagno di vapore, il solarium e la sala per le inalazioni idrosaline. All’interno delle terme, com’è giusto che sia, non è possibile fare foto, gli operatori delle terme controllano attentamente che nessuno disturbi l’atmosfera rilassante, per cui invece di impugnare cellulari, la gente legge libri, sorseggia tisane al bistrot o ne approfitta per chiudere gli occhi e godersi qualche ora di relax lontano dal tram-tram quotidiano.

Ci sono persone di età diverse, coppie di giovani, anziani e anche famiglie con bambini. Il loro vociare di felicità è tutt’altro che fastidioso. Del resto le terme per loro sono un piacevole gioco, un po’ come stare al mare in montagna.

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Mentre siamo nella piscina all’aperto, quella con idromassaggio continuo e temperatura di circa 40 gradi, mettiamo le spalle fuori dall’acqua: è strano, non sentiamo il freddo senza curarci del fatto, che sulle montagne stia ormai nevicando.

È un po’ come tornare alle origini della vita, del resto noi trascorriamo i primi nove mesi della nostra esistenza nell’acqua e non ci importa di cosa ci sia là fuori, quanto faccia freddo, quante cose ci circondano, nell’acqua calda siamo sicuri, ci giriamo e rifiatiamo, mentre il nostro Corpo è protratto dall’acqua che ci aiuta a crescere, a vivere e respirare.

Ecco, forse è anche questo il segreto delle terme, riportarci ad una condizione naturale, svuotare la mente e farsi cullare dall’acqua.

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Mercatini di Natale a Merano-tutta la magia del Natale-giorno 2

Oggi, vogliamo dedicarci solo ai Mercatini di Natale. Il Kurhaus, il palazzone simbolo di Merano, sede di feste e galà, bianco, elegante e vestito a festa, assiste a questo meraviglioso tripudio di luci, musica e profumi. Tante casette di legno, l’una affianco all’altra, propongono creazioni di artigianato locale, a tema natalizio ovviamente. Gli amanti del Natale possono riempire i loro occhi di meravigliose creazioni in legno, palline in vetro, realizzazioni in ceramica e ancora, abbigliamento e calzature in lana pura, bambole di pezzae poi cibo, tanto cibo. Tutte le specialità del Südtirol, dallo speck al capriolo, dal camoscio al cervo, dalla grappa al vin brulè e poi dolci, caramelle, cioccolata e tanto altro. L’odore del legno, della cannella, delle arance, del sidro di mele inondano la via popolata dai mercatini, che termina ai piedi del grande albero di luci e del presepe.

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La gente si riunisce vicino alle stufe per sorseggiare una cioccolata calda o del vin brulè dalle tazze blu, che celebrano i 25 anni dei Mercatini di Natale, altre assaggiano pezzettini di salame o di biscotti.

Altre ancora, riempiono sacchetti di carta di regali o ricordini da portare ai propri cari. I bambini si divertono tra il trenino e una giostrina retrò di cavalli, altri ancora accarezzano alcune pecore di una stalla, mentre altri aspettano che il pagliaccio gli realizzi una bella spada con due palloncini.

Noi amiamo il Natale, del resto anche al sud è molto sentito grazie alla tradizione dei presepi, questa atmosfera ci rapisce, ci fermiamo continuamente a fotografare addobbi, creazioni handmade e il flusso di gente che passeggia su e giù trai mercatini. Tutti dimenticano di quanto freddo faccia ormai, tutti si riempiono gli occhi di quella magia del Natale che quando smettiamo di essere bambini purtroppo dimentichiamo.

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Dopo un assaggio di riggle tirolese, torniamo anche noi con i nostri sacchettini di carta, pieni di regali all’hotel Westend, dove Alexander ci aspetta per sapere anche oggi com’è andata la giornata, mentre gustiamo la nostra vellutata ai broccoli che sembra preparata con amore proprio per noi, per riscaldarci e coccolarci.

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Merano. Passeggiate tra natura, storia e cultura-primo giorno

Ci svegliamo e subito siamo inebriati dal profumo di pane, croissant, strudel, marmellate e frutta secca cheoccupano l’intero tavolo delle colazioni ed oggi ne faremo una abbondante, perché fuori fa freddo e ci aspetta una lunga giornata alla scoperta di Merano.

Alexander ci ha regalato le mobile card per spostarci con i mezzi pubblici durante tutto il soggiorno, ma ci ha anche detto che seguendo la riva del fiume si arriva ovunque, così seguiamo il suo consiglio.

Abbiamo pianificato un piccolo itinerario che cerchiamo di rispettare, quindi la nostra prima tappa è l’imponente Chiesa Evangelica luterana. Non riusciamo a scattarvi foto all’interno, ma l’esterno toglie il fiato. Una chiesa progettata dal berlinese Hans Vollmer nel 1800, circondata da un prato all’inglese in cui sorge anche la statua di Martin Lutero.

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La nostra seconda tappa ci porta in un luogo simbolo della città, ovvero il Duomo di San Nicola. Il campanile che si scaglia verso l’alto riusciamo a vederlo da lontano e affianca la grande chiesa dedicata al Santo Patrono di Merano. Interni ed esterni sono sobri, ma sono i particolari che rendono unica questa chiesa, come il pavimento, le vetrate colorate e il grande crocifisso posto in alto.

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Presto raggiungiamo il meraviglioso castello principesco. Le rampicanti che lo avvolgono sono ricoperte dei colori autunnali, mentre il letto di foglie secche e castagne s’inchina ai suoi piedi. Grazie alla mobile card, non paghiamo l’ingresso e varcata la piccola porticina d’ingresso, sembra di entrare in un libro di favole o in un vecchio libro di storia, uno di quelli in cui imparavi le crociate e leggevi di cavalieri. Gli interni sono semplici, ne’ oro ne’ affreschi preziosi, sono i dettagli a raccontare lo stato sociale degli abitanti del castello, ad esempio il vetro sulle finestre, il letto ed i mobili in legno dagli intarsi molto ricercati.

Proseguiamo lungo la via dei portici, piena di negozi di lusso e catene di abbigliamento popolari. Qui, ci fermiamo al ristorante “Hasen Jos” per una Forst, la birra tipica di Merano e per un piatto di tagliatelle fatte in casa, accompagnate dal Ragù di cervo. Fa freddo, ma mentre passeggi quasi non te ne accorgi, non ti rendi neanche conto di quanti kilometri riesci a percorrere mentre segui il fiume e il paesaggio.

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Cominciamo infatti a percorrere la passeggiata d’inverno, che comincia sotto al Wandelhalle, padiglione in stile liberty, in cui ti senti come immerso in un dipinto e l’immaginazione vola, mentre ripercorri la storia dei luoghi e dei personaggi illustri, che come te passeggiavano lì sotto.

Proseguiamo per la passeggiata Gilf, leggendo tutte le frasi dei più celebri scrittori del mondo, incise sulle panchine che popolano la via della poesia, mentre insolite piante tropicali dominano il paesaggio insieme alle sculture di piante realizzate dagli studenti di botanica. 11 minuti di poesia e silenzio interrotti poi, bruscamente dalla gola dove il fiume con vigore scorre, destreggiandosi tra le rocce fino a diventare cascata.

Continuando la salita, s’incontrano la passeggiata Tappeiner e il sentiero di Sissi, che terminerà ai giardini Trauttmansdorff.

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Noi camminiamo seguendo i sentieri, e ben presto ci ritroviamo di fronte ad un laghetto ghiacciato, che il comune di Merano ha adibito a zona pic-nic, anche in questo caso nel rispetto totale della natura, con strutture completamente in legno in cui banchettare e divertirsi.

La lastra di ghiaccio di cui è ricoperto il lago è molto spessa, sembra quasi vetro, la minima vibrazione diventa quasi una lieve melodia. L’unica zona in cui lo specchio d’acqua è ancora tale, è popolata da un branco di anatre che se ne stanno lì tranquille a nuotare.

Alle nostre spalle, il fiume che ancora ci accompagna e il suo scroscio veloce e costante ci ricorda di continuo la sua presenza importante. Non ci stancheremo mai di ascoltarlo e nonostante il fiume Passirio,sia tristemente noto nella storia, perché causa di catastrofi, è lui il re indiscusso di Merano, la attraversa, la domina, la sorveglia e la accompagna in ogni momento della giornata.

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Merano, di giorno e di sera è un piccolo gioiello: i ponti, le casette, il grande Kurhaus e il teatro Puccini sono delle perle di rara bellezza, eleganti e caratteristiche allo stesso tempo, non si smette mai di fotografarli perchè quando la luce cambia, sembrano sempre diversi, fino a sera quando ad illuminarli sono mille lucine.

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Merano, fiabesca. Post in collaborazione con l’hotel Westend di Merano

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“Hai preso il cappello? Avremo abbastanza maglioni? Sciarpa e guanti?”. Queste sono le domande che ogni meridionale che deve andare al Nord si pone mentre prepara la valigia e, ovviamente queste stesse domande ce le siamo fatte anche noi, fino a poco prima di partire per Merano.

Partiamo da Napoli con un Frecciarossa, ma facciamo un cambio treno a Bologna e qui siamo su un regionale che ci poterà a Bolzano.

Quando viaggi su un regionale anche il regionale che viaggia nella direzione opposta ti sembra più veloce,ma è l’unico treno che ti permette di vedere come cambiano, da fermata a fermata, i paesaggi ed i dialetti delle persone che scendono e delle persone che salgono. A Bolzano non ci resta che prendere l’ultimo treno che ci porterà a 300m di altitudine, ai piedi di montagne innevate.

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A Merano siamo ospiti dell’ “Hotel Westend”, un delizioso 3*** all’interno di una bellissima villa in stile liberty, affacciato sulla riva del fiume Passirio.

Ad accoglierci c’è subito il proprietario Alexander, che si preoccupa di sapere com’è andato il viaggio e quanto freddo sentiamo. Bhè di freddo ne sentiamo un bel po’, così dopo averci consegnato le chiavi della nostra 19 ci invita subito ad accomodarci per la cena.

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Il nostro tavolo per due è accanto ad una finestra già addobbata per le feste, c’è una candela accesa e un abat-jour, le luci soffuse creano subito un’atmosfera intima e romantica. Ci facciamo coccolare subito da una calda vellutata di verdure, un deciso gulasch di manzo all’ungherese ed una deliziosa torta di mele fatta in casa. Il cibo e il calore degli ambienti di questa bella villa scaldano l’anima, i ricordi di Alexander sparsi qua e là tra le sale, i piani e le scale ti danno la sensazione di essere ospite della sua casa e della sua vita; ogni dipinto, ogni soprammobile, ogni libro racconta un pezzetto della sua storia, di Merano e dell’hotel.

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Quest’aria intima, accogliente, calda la respiriamo in tutta Merano, che abbiamo definito fiabesca. I paesaggi che scorgiamo da ogni angolo, da ogni ponte, da ogni piccola via della città sembrano dipinti da pastelli delicati. Le montagne, candide e maestose proteggono la città mostrandosi orgogliose ed imponenti durante il giorno, silenziose guardiane invisibili di notte.

Inondata di canti natalizi, di profumi dolci e lucine, Merano è fiabesca, perché non smetti mai di sorridere mentre cammini, ti stupisci come un bambino se vedi le anatre in un lago ghiacciato, perché hai voglia di bere cioccolata calda mentre ascolti “o Tannenbaum”, immagini Sissi mentre passeggia con un lungomantello tra sentieri innevati.

È come, se tornassi bambino non vedi l’ora di ascoltare una nuova favola e provi una sensazione di impazienza, incanto e stupore. Ecco, questa è la nostra Merano.

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