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Matera, passeggiata domenicale tra i Sassi

La domenica mattina ci sveglia con un sole caldo e il suono delle campane. Facciamo colazione con una splendida melodia suonata al pianoforte dal signor Felice, mentre la sua dolcissima moglie Betty si preoccupa che vada tutto bene. È meraviglioso quando persone che conosci da meno di 24 ore ti riservano così tante attenzioni con spontaneità e sincerità da farti sentire a casa.In realtà a Matera, tutte le persone incontrate sono state deliziose, a cominciare da un gentile signore in piazzetta Pascoli che vedendoci incantati dal paesaggio davanti a noi decide di spiegarci qualcosa sulla sua terra e dalle sue parole traspare un amore profondo per la città dei Sassi.

Lui ci spiega che Matera è una città dalle origini antichissime dal paleolitico al neolitico e non è mai rimasta disabitata.Ci spiega della Gravina,il canyon meraviglioso ai piedi della città. Ci racconta la storia del palombaro lungo di cui lui fu uno degli studiosi che per primo attraversó la grande cisterna in canoa quando fu ritrovata.

Siamo incantati mentre parla, come lui è incantato dal panorama che conosce da una vita ma che rimane sempre una “meraviglia”, come egli stesso definisce la sua Matera.

paesaggio di Matera vista dall'alto
di fronte al parco regionale delle chiese rupestri di matera

Ci incamminiamo tra i sassi siamo ormai curiosissimi di conoscere la città che ieri sera ci ha stregati: prima tappa il convento benedettino. Un piccolo luogo nascosto tra i sassi e sulla porta un anziano e gentile signore che invita per soli due euro a visitare un luogo scavato nella storia. Oltre ad affreschi antichissimi e le indelebili tracce lasciate dalla civiltà romana e quella greca, possiamo già avere un’idea di quale fosse la vita all’interno dei Sassi. Riusciamo a sentire l’umidità che si insidia nelle nostre ossa mentre poca  debole luce entra da piccoli lucernari. All’interno vi è anche il tipico forno di Matera, il forno comune ove ogni famiglia si recava a cuocere il pane. 

matera convento benedettino

Pochi passi a piedi e in men che non si dica siamo a piazza San Pietro Caveoso, scattiamo qualche foto mentre la grande chiesa osserva l’intera piazza e controlla in canyon ai suoi piedi… il paesaggio è meraviglioso, da qui riusciamo a scorgere il famoso ponte tibetano che porta da una parte all’ altra di Matera.

piazza san pietro caveoso matera
vista di matera da san Pietro Caveoso
la gravina vista da San pietro caveoso matera
dettaglio del ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera
ponte tibetano che attraversa il canyon di Matera
scorcio di piazza san pietro caveoso matera

Alle spalle é possibile vistare la casa grotta di Vico Solitario e fare un salto indietro nel tempo, una surreale passeggiata nella storia che però così antica non é, anzi é una storia che si ferma su per giù agli anni 50. La casa grotta ci mostra la vita quotidiana in quella Matera che qualcuno definì vergogna d’Italia.Un letto grande e alto perché sotto c’era il cibo per le galline. Cassetti che la sera diventavano i letti dei figli e una culla per il solo privilegiato della casa, colui che nasceva per ultimo, ancora troppo piccolo per dormire in un cassetto. Una piccola cucina e una piccola cisterna. Ancora,una vera e propria stalla perché si, con i propri animali si conviveva all’interno della casa.

pane di matera
casa grotta di vico solitario matera
la stalla all'interno della casa grotta di matera
culla nella zona notte della casa di vico solitario a matera

Poi dal 1951 in poi, il silenzio. Uomini e donne costretti a lasciare la loro vita perché essa valeva troppo per lasciarsi morire in case umide, perché Matera valeva di più e non poteva essa stessa lasciarsi morire, abbandonata e dimenticata da uno Stato, da troppo tempo addormentato. Ma in queste mura umide, é rimasto un segno importante, é rimasto un pensiero malinconico ma così umano, così vero… la filosofia della miseria. Una vita fatta di cose semplici, dove tutto diventa funzionale e ogni avversità diventa uno strumento di sopravvivenza. Oltre alla casa grotta possiamo ammirare anche la neviera e la grotta naturale, luogo di ritrovo per i contadini dell’epoca.

Proseguiamo seguendo la nostra cartina di Matera e saliamo alla basilica di Madonna dell’Idris. Man mano che si sale, Matera si mostra in tutta la sua sobria e umile bellezza. Ai piedi della grande croce ecco la chiesa che si fonde con la roccia. La prepotente bellezza che orgogliosa mostra da lontano diventa tutto ad un tratto una silenziosa presenza. La sua sacralità è data dalla sua semplicità: non servono affreschi e dipinti per pregare il Signore, basta questa pietra solida e resistente così come deve essere la fede di si recherà in questo luogo.

Madonna dell idris matera
Madonna dell idris matera 2
vista di matera dalla chiesa di madonna dell'idris

Breve ma ricca pausa pranzo e si ricomincia a camminare dopo un bel caffè. Facciamo una passeggiata tra piazza del Sedile e piazza Vittorio Veneto.Camminiamo tra bambini che ridono e piogge di coriandoli e ci ritroviamo negli ipogei, ancora una volta il segno indelebile dell’onnipresenza della civiltà nella brulla Matera. Da lì ci prenotiamo per la visita al palombaro che partirà a breve e accoglie un massimo di 30 persone alla volta.

Il palombaro, ancora in fase di restauro e studio era “ il pozzo” dei contadini di Matera, la cisterna che accoglieva acqua piovana che sarebbe finita nelle case del contadini.Il tufo è rivestito di un particolare intonaco che lo rende impermeabile. Questa cisterna è alta 15 metri circa e ha una capacità di circa 5 milioni di litri d’acqua.

scorci del palombaro lungo di matera
scorci del palombaro lungo di matera 2

Sono le 17:30 circa e come in ogni giornata invernale che si rispetti è quasi buio ma non possiamo fermarci… ora dobbiamo raggiungere la cattedrale. Attraversiamo nuovamente i sassi e tra salite,stradine e un po’ di fiatone ci godiamo una splendida Matera che comincia ad illuminarsi. Come in un presepe, le case si accendo e d’improvviso i candidi sassi diventano quasi dorati sotto un limpido cielo cobalto.

È una domenica pigra, i nostri passi risuonano tra le strade e sembrano essere l’unico suono… poi una campana. Il tempo di alzare la testa e li ci osserva il campanile insieme alla cattedrale in piazza Duomo che nella loro eleganza sobria augurano la buona sera al panorama inginocchiato ai loro piedi.

cattedrale di matera
matera vista da piazza del duomo

La rigorosità e la semplicità dell’ esterno sono in netto contrasto con l’opulenza degli interni. Ricchi decori e raffinati affreschi ricoprono le pareti di questa grandissima chiesa, gremita di turisti più che di fedeli.Alcuni di questi affreschi risalgono addirittura al XIII secolo.

interni della cattedrale di matera in piazza duomo
particolare della cattedrale di matera
affresco del 13 secolo cattedrale di matera

Ormai è buio, le persone che attraversano le stradine sono turisti come noi che cercano un posto carino che li ospiti per cena, in cui gustare qualcosa di casereccio e riscaldarsi in questa serata un po’umida. Anche noi ci organizziamo per cenare, senza però smettere di guardarci intorno, come fossimo immersi in un meraviglioso piccolo mondo antico.

castel del monte andria
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Castel del Monte-la magia del regno di Federico II

Arrivare an Andria e trovarsi di fronte alla maestosità di Castel del Monte é stato un po’ come se si fosse avverato uno di quei sogni di bambino; tutti i bambini quando studiano Federico II, vedono sul loro libro di storia quel bellissimo castello… io mi ricordo che quella foto mi piaceva tantissimo e quel castello sembrava incantato. Poi ti trovi lì, quel castello sorveglia tutto il verde che lo circonda, la pietra chiara brilla anche se illuminata da un fascio debole di luce in una giornata piovosa e pensi: ” si… questo posto è davvero magico, non mi sbagliavo”.

Mentre attraversavamo in auto, stradine costeggiate da campi immensi in cui non è difficile scorgere cinghiali selvatici, lo vediamo: eccolo, sembra una grande corona.

Arrivati ai suoi piedi, il castello ha quasi l’aria di un tempio sacro, un luogo di sapere e di segreti, un edificio che raccoglie avanzate scoperte di astronomia e matematica e che mescola religione e scienza, sacro e profano.

Simo incantati davanti alla sua bellezza, la sua maestosità. Così grande da lasciare chiunque senza fiato e circondato da una leggera foschia, fa tremare il cuore. Ai suoi piedi un silenzio rispettoso, quasi come se tutti noi curiosi ci fossimo ammutoliti di fronte a questa costruzione, un silenzio che sa di ammirazione e anche di soggezione.

 

castel del monte andria

Non puoi smettere di guardarlo, non puoi non avere la testa all’insù finché non entri. Cosa c’è all’interno di Castel del Monte, quel castello che sempre hai visto sul tuo libro di storia? perché è lì? Cos’ha da raccontare?

castel del monte facciata
castel del monte andria panorama dall'alto

Sicuramente Castel del Monte, può raccontare la storia di colui che per cultura e sensibilità fu soprannominato Stupor mundi, il re dei re, l’imperatore giovane e intelligente, astuto e ingegnoso, Federico II. 

Tra i tanti interessi di Federico II, c’era la caccia con il falcone, sulla quale scrisse anche un trattato e probabilmente la Murgia, luogo in cui fu eretto Castel del Monte, era uno dei suoi luoghi di caccia preferiti. Per alcuni, Castel del Monte, non era affatto un castello ma un tempio del sapere, un luogo in cui dedicarsi agli studi in tranquillità. Per qualcuno potrebbe essere stato addirittura una sorta di centro benessere.

castel del monte particolare dei leoni
entrata di castel del monte

Di storie e leggende, su questo castello ce ne sono molte…sembra quasi avvolto da un velo di mistero, qualcosa di sconosciuto e impercettibile che non fa altro che aumentarne il suo fascino.

La pianta ottagonale è sicuramente la sua più nota caratteristica e il numero 8 si ripete continuamente all’ esterno e all’interno: otto sale al piano terra e al primo piano, a pianta trapezoidale formano un nuovo ottagono e agli spigoli si innestano otto torri con la stessa forma.

All’interno non ci sono corridoi quindi si ipotizza che nel cortile interno esistesse un ballatoio di legno che mettesse in comunicazione le stanze del castello.

castel del monte finestra vista dal cortile interno
cortile interno castel del monte
tre facciate castel del monte

Piano inferiore e piano superiore sono collegati da scale a chiocciola che però non sono presenti in tutte le torri. 

Il piano superiore sembra simile a quello inferiore ma in realtà è molto più raffinato: ad esempio in ogni sala vi sono finestre bifore. In un’ala, quella che guarda verso Andria vi è invece una finestra trifora. 

In alcune stanze è possibile notare cinque camini la cui posizione corrisponderebbe a quella delle cisterne sotto le torri ( si perchè Castel del Monte era dotato anche di un importante sistema di cisterne che raccoglievano l’acqua piovana).

castel del monte scala a chiocciola
castel del monte finestra trifora
castel del monte finestra

Castel del Monte nasce nel medioevo, ma è quasi privo di elementi architettonici e artistici di quel tempo. Piuttosto presenta un mix di culture artistiche molto diverse tra loro: stile romanico,gotico,stile classico e addirittura mosaici in stile orientale.

Per la sua posizione, per la sua bellezza e per la sua struttura fu anche carcere, luogo di villeggiatura per nobili e ricovero per briganti.Oggi, di proprietà dello Stato Italiano, ospita mostre ed eventi importanti ma è sopratutto l’ ennesimo orgoglio della nostra Penisola e l’ennesimo tesoro della nostra umanità: oggi Castel del Monte è Patrimonio Unesco e nel 2015 è stato tra i siti più visitati in Italia.

A qualunque storia voi vogliate credere, che vogliate pensare o meno che ci sia qualcosa di magico in Castel del Monte, visitatelo. Portate con voi i vostri bambini, fate un passeggiata alla domenica o se scegliete di trascorrere le vostre vacanze al Sud e nella bella Puglia, non perdetevelo. Che vi interessi la storia, l’arte, l’astronomia o l’architettura e se anche non provasse interesse per nessuna di queste discipline non importa. Quando vi diciamo che vi mancherà il respiro, quando vi diciamo che all’improvviso perderete le parole di fronte alla sua maestosità non è per convincervi ma per prepararvi a uno degli incontri più spettacolari della vostra vita, un incontro che ricorderete per sempre: l’incontro con la bellezza, quella di cui la nostra Italia è piena.

Castel del Monte è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:30, fino ad Aprile. Da Aprile a Ottobre gli orari sono 10:15-19:45.

Il costo del biglietto d’ingresso per gli adulti è di 7 euro, senza guida

Per bambini e ragazzi fino ai 18 anni l’ingresso è gratuito. 

Potete chiedere sul luogo l’ aiuto di una guida oppure noleggiare audio-guide

Il sito ufficiale su cui trovare tante altre info è  http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/ (attualmente non disponibile)

Se invece volete scoprire tutti i siti Unesco della nostra Penisola, date un’occhiata QUI

 

wordpress guida
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Guida a Merano-cosa mangiare, come muoversi e cosa vedere

Ecco come al solito la nostra mini-guida sulle cose da fare per il vostro soggiorno a Merano, con alcune info utilissime per organizzarvi sotto ogni aspetto prima della partenza:

 

P.s. 

Questa guida si riferisce in particolar modo alla nostra esperienza a Merano, nel periodo dei mercatini di Natale

Trasporti

Ci sono moltissimi Bus che vi portano o passano per la stazione o per le Terme, tra questi il numero 211, sempre perfettamente in orario e potrete fare anche il biglietto a bordo del costo di € 1,50.

Molto utile può essere la Museumobil card, che permette di accedere a circa 70 musei altoatesini e spostarsi su tutti i mezzi pubblici. Il costo della card da utilizzare per 3 giorni, è di 30€ per gli adulti e 15€ per i ragazzi fino a 16 anni.

Se arrivate in treno, allora dovrete partire quasi sicuramente da Bolzano per raggiungere Merano ed in questo caso il costo del biglietto è di 5€, ma comunque potete sfruttare la vostra Museumobil card.

Attrattive

Merano2000, conosciutissima dagli esperti di sport invernali, ma anche dagli appassionati di neve, apre la stagione invernale l’8 Dicembre.

I mercatini di Natale generalmente, cominciano il 24 novembre e terminano il 6 gennaio e li trovate in strada sulla passeggiata Lungo Passirio dalle 10:00 alle 19:00 dal Lunedì al Giovedì, mentre invece, dalle 10:00 alle 20:00 dal Venerdì alla Domenica.

Le Terme di Merano sono aperte dalle ore 9:00 fino alle ore 22:00. Il costo, prima del periodo natalizio, per due ore è di 13€, per tre ore di 14€ e di 19€ per l’intera giornata. Potete noleggiare in loco accappatoio o asciugamano.

I bellissimi giardini Trauttmansdorff sono aperti dal 30 Marzo al 15 Novembre.

Mangiare

Noi vi consigliamo di provare ogni tipo di specialità tipica mentre per quanto riguarda lo Street Food avrete l’imbarazzo della scelta.

I famosi Wurstel, che potete comprare da simpatici furgoncini costano circa 4€, il vin brulè circa 3,50€, una cioccolata calda, in media 4€. Il Riggle tirolese caldo, appena sfronato lo pagate 5€. Un primo piatto costa in media 13€, ad eccezione delle zuppe il cui costo va dai 7 ai 9€. Ovviamente la carne ha un costo maggiore,generalmente parte dai 20€, ad eccezione di canederli e wustel.

Se volete provare cibi dell’ Alto Adige, bio, dop e doc e magari portare qualcosa a casa, allora potete curiosare al PUR, un supermercato delle eccellenze altoatesine alle spalle della Khuraus.

Ovviamente non dimenticate di assaggiare un Bretzel, dolce o salato che sia ed una bella FORTS, birra locale.

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terme di Merano 2
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Terme di Merano- un’oasi di relax e benessere -giorno 3

Trascorriamo il terzo giorno di questo soggiorno alle famose terme di Merano, un simbolo storico della città.L’hotel Westend ci ha regalato un ingresso di due ore alle piscine, prepariamo asciugamani e costumi e ci dirigiamo a piedi verso le terme, seguendo sempre la riva del fiume.

Le terme di Merano sono un grande cubo futuristico, un’installazione ultramoderna che prepotentemente si impone nel paesaggio tipico tirolese senza però intaccarlo. La struttura in vetro e legno si sposa benissimo con il resto della città e della natura. All’interno le vetrate della zona accoglienza e biglietti, affacciano direttamente sulle grandi piscine.

Ci viene fornito subito un bracciale con un chip che calcolerà il tempo di permanenza all’interno delle terme e lo stesso bracciale apre e chiude gli armadietti per riporre le proprie cose.

Siamo fortunati, perchè non c’è tantissima gente, quindi ci sistemiamo subito a bordo piscina. Ci sono tante vasche di acqua termale a temperature diverse, ma le nostre preferite sono all’esterno.

La grande piscina circondata dalle montagne ha una temperatura di circa 37 gradi e se metti la testa sott’acqua puoi sentire musiche rilassanti e goderti il calore dell’acqua, che ti fa dimenticare quasi che fuori la temperatura è poco sopra lo zero.

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Intorno alle piscine sono collocate varie sale, quella della sauna, quella del bagno di vapore, il solarium e la sala per le inalazioni idrosaline. All’interno delle terme, com’è giusto che sia, non è possibile fare foto, gli operatori delle terme controllano attentamente che nessuno disturbi l’atmosfera rilassante, per cui invece di impugnare cellulari, la gente legge libri, sorseggia tisane al bistrot o ne approfitta per chiudere gli occhi e godersi qualche ora di relax lontano dal tram-tram quotidiano.

Ci sono persone di età diverse, coppie di giovani, anziani e anche famiglie con bambini. Il loro vociare di felicità è tutt’altro che fastidioso. Del resto le terme per loro sono un piacevole gioco, un po’ come stare al mare in montagna.

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Mentre siamo nella piscina all’aperto, quella con idromassaggio continuo e temperatura di circa 40 gradi, mettiamo le spalle fuori dall’acqua: è strano, non sentiamo il freddo senza curarci del fatto, che sulle montagne stia ormai nevicando.

È un po’ come tornare alle origini della vita, del resto noi trascorriamo i primi nove mesi della nostra esistenza nell’acqua e non ci importa di cosa ci sia là fuori, quanto faccia freddo, quante cose ci circondano, nell’acqua calda siamo sicuri, ci giriamo e rifiatiamo, mentre il nostro Corpo è protratto dall’acqua che ci aiuta a crescere, a vivere e respirare.

Ecco, forse è anche questo il segreto delle terme, riportarci ad una condizione naturale, svuotare la mente e farsi cullare dall’acqua.

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Mercatini di Natale a Merano-tutta la magia del Natale-giorno 2

Oggi, vogliamo dedicarci solo ai Mercatini di Natale. Il Kurhaus, il palazzone simbolo di Merano, sede di feste e galà, bianco, elegante e vestito a festa, assiste a questo meraviglioso tripudio di luci, musica e profumi. Tante casette di legno, l’una affianco all’altra, propongono creazioni di artigianato locale, a tema natalizio ovviamente. Gli amanti del Natale possono riempire i loro occhi di meravigliose creazioni in legno, palline in vetro, realizzazioni in ceramica e ancora, abbigliamento e calzature in lana pura, bambole di pezzae poi cibo, tanto cibo. Tutte le specialità del Südtirol, dallo speck al capriolo, dal camoscio al cervo, dalla grappa al vin brulè e poi dolci, caramelle, cioccolata e tanto altro. L’odore del legno, della cannella, delle arance, del sidro di mele inondano la via popolata dai mercatini, che termina ai piedi del grande albero di luci e del presepe.

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La gente si riunisce vicino alle stufe per sorseggiare una cioccolata calda o del vin brulè dalle tazze blu, che celebrano i 25 anni dei Mercatini di Natale, altre assaggiano pezzettini di salame o di biscotti.

Altre ancora, riempiono sacchetti di carta di regali o ricordini da portare ai propri cari. I bambini si divertono tra il trenino e una giostrina retrò di cavalli, altri ancora accarezzano alcune pecore di una stalla, mentre altri aspettano che il pagliaccio gli realizzi una bella spada con due palloncini.

Noi amiamo il Natale, del resto anche al sud è molto sentito grazie alla tradizione dei presepi, questa atmosfera ci rapisce, ci fermiamo continuamente a fotografare addobbi, creazioni handmade e il flusso di gente che passeggia su e giù trai mercatini. Tutti dimenticano di quanto freddo faccia ormai, tutti si riempiono gli occhi di quella magia del Natale che quando smettiamo di essere bambini purtroppo dimentichiamo.

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Dopo un assaggio di riggle tirolese, torniamo anche noi con i nostri sacchettini di carta, pieni di regali all’hotel Westend, dove Alexander ci aspetta per sapere anche oggi com’è andata la giornata, mentre gustiamo la nostra vellutata ai broccoli che sembra preparata con amore proprio per noi, per riscaldarci e coccolarci.

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Merano. Passeggiate tra natura, storia e cultura-primo giorno

Ci svegliamo e subito siamo inebriati dal profumo di pane, croissant, strudel, marmellate e frutta secca cheoccupano l’intero tavolo delle colazioni ed oggi ne faremo una abbondante, perché fuori fa freddo e ci aspetta una lunga giornata alla scoperta di Merano.

Alexander ci ha regalato le mobile card per spostarci con i mezzi pubblici durante tutto il soggiorno, ma ci ha anche detto che seguendo la riva del fiume si arriva ovunque, così seguiamo il suo consiglio.

Abbiamo pianificato un piccolo itinerario che cerchiamo di rispettare, quindi la nostra prima tappa è l’imponente Chiesa Evangelica luterana. Non riusciamo a scattarvi foto all’interno, ma l’esterno toglie il fiato. Una chiesa progettata dal berlinese Hans Vollmer nel 1800, circondata da un prato all’inglese in cui sorge anche la statua di Martin Lutero.

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La nostra seconda tappa ci porta in un luogo simbolo della città, ovvero il Duomo di San Nicola. Il campanile che si scaglia verso l’alto riusciamo a vederlo da lontano e affianca la grande chiesa dedicata al Santo Patrono di Merano. Interni ed esterni sono sobri, ma sono i particolari che rendono unica questa chiesa, come il pavimento, le vetrate colorate e il grande crocifisso posto in alto.

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Presto raggiungiamo il meraviglioso castello principesco. Le rampicanti che lo avvolgono sono ricoperte dei colori autunnali, mentre il letto di foglie secche e castagne s’inchina ai suoi piedi. Grazie alla mobile card, non paghiamo l’ingresso e varcata la piccola porticina d’ingresso, sembra di entrare in un libro di favole o in un vecchio libro di storia, uno di quelli in cui imparavi le crociate e leggevi di cavalieri. Gli interni sono semplici, ne’ oro ne’ affreschi preziosi, sono i dettagli a raccontare lo stato sociale degli abitanti del castello, ad esempio il vetro sulle finestre, il letto ed i mobili in legno dagli intarsi molto ricercati.

Proseguiamo lungo la via dei portici, piena di negozi di lusso e catene di abbigliamento popolari. Qui, ci fermiamo al ristorante “Hasen Jos” per una Forst, la birra tipica di Merano e per un piatto di tagliatelle fatte in casa, accompagnate dal Ragù di cervo. Fa freddo, ma mentre passeggi quasi non te ne accorgi, non ti rendi neanche conto di quanti kilometri riesci a percorrere mentre segui il fiume e il paesaggio.

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merano via dei portici 2

Cominciamo infatti a percorrere la passeggiata d’inverno, che comincia sotto al Wandelhalle, padiglione in stile liberty, in cui ti senti come immerso in un dipinto e l’immaginazione vola, mentre ripercorri la storia dei luoghi e dei personaggi illustri, che come te passeggiavano lì sotto.

Proseguiamo per la passeggiata Gilf, leggendo tutte le frasi dei più celebri scrittori del mondo, incise sulle panchine che popolano la via della poesia, mentre insolite piante tropicali dominano il paesaggio insieme alle sculture di piante realizzate dagli studenti di botanica. 11 minuti di poesia e silenzio interrotti poi, bruscamente dalla gola dove il fiume con vigore scorre, destreggiandosi tra le rocce fino a diventare cascata.

Continuando la salita, s’incontrano la passeggiata Tappeiner e il sentiero di Sissi, che terminerà ai giardini Trauttmansdorff.

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Noi camminiamo seguendo i sentieri, e ben presto ci ritroviamo di fronte ad un laghetto ghiacciato, che il comune di Merano ha adibito a zona pic-nic, anche in questo caso nel rispetto totale della natura, con strutture completamente in legno in cui banchettare e divertirsi.

La lastra di ghiaccio di cui è ricoperto il lago è molto spessa, sembra quasi vetro, la minima vibrazione diventa quasi una lieve melodia. L’unica zona in cui lo specchio d’acqua è ancora tale, è popolata da un branco di anatre che se ne stanno lì tranquille a nuotare.

Alle nostre spalle, il fiume che ancora ci accompagna e il suo scroscio veloce e costante ci ricorda di continuo la sua presenza importante. Non ci stancheremo mai di ascoltarlo e nonostante il fiume Passirio,sia tristemente noto nella storia, perché causa di catastrofi, è lui il re indiscusso di Merano, la attraversa, la domina, la sorveglia e la accompagna in ogni momento della giornata.

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Merano, di giorno e di sera è un piccolo gioiello: i ponti, le casette, il grande Kurhaus e il teatro Puccini sono delle perle di rara bellezza, eleganti e caratteristiche allo stesso tempo, non si smette mai di fotografarli perchè quando la luce cambia, sembrano sempre diversi, fino a sera quando ad illuminarli sono mille lucine.

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Antiparos, la grotta e il centro della città-giorno 2

Questa mattina visitiamo la meravigliosa grotta di Antiparos  che vanta di ospiti illustri dal 1700.

Essa è situata ai pendii del monte Ai Iannis, L’ingresso costa cinque euro e viene fornita una brochure,disponibile in varie lingue,al cui interno c’è tutto quello che c’è da scoprire su questa grotta che per di più si trova in in punto molto panoramico dell’isola.

Entrare in questa grotta profonda è un’esperienza incredibile, secoli di acqua hanno “ricamato” la pietra. Stalattiti possenti e lunghe la incoronano. Secoli di iscrizioni e incisioni  la rendono eterna.

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Lasciamo la cava ripercorrendo le infinite curve che portano nuovamente alla costa ma il percorso diventa per noi, di volta in volta, più lungo; non possiamo non continuare a seguire le stradine di montagna ripide e dissestate, scoprire nuovi scorci, fotografare le candide chiese arroccate e rivolte sempre verso il mare.

Quando torniamo al porto siamo curiosi di vedere a colori quel centro che avevamo visto illuminato dalle luci della sera. Il centro di Antiparos è una tavolozza bianca sporcata da pennellate di colori vivaci dal Magenta delle bouganville al verde acqua dei locali al blu tipico delle abitazioni greche.

 

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Il cuore del centro è il castello veneziano sui cui si può salire e godere della vista sulla grande chiesa bianca con la caratteristica cupola azzurra.

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Vogliamo trascorrere qualche ora in spiaggia e ci spostiamo nuovamente sulla nostra spiaggia caraibica preferita. Questa baia è così dolce che il tempo sembra scorrere lento e piacevole, mentre il sole bacia la spiaggia. Il fondale è poco profondo, riusciamo ad arrivare da una sponda all’ altra della baia in una ventina di munti e senza troppo sforzo.

Il tramonto stasera lo guardiamo da una montagna s picco sul mare, così con i piedi penzoloni e gli asciugamani per ripararci dalla forte umidità di quest’ultima sera.

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Santorini-il racconto di un sogno

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SANTORINI

Magica

Il nostro viaggio in alcune delle isole Cicladi  comincia in quest’isola che sembra il racconto di un sogno e questo sogno si chiama Santorini.

Voliamo con Volotea, una delle compagnie leader nel settore low-cost, abbiamo un volo diretto da Napoli che alle 21,30 ci porta dritti nel piccolo aeroporto di Santorini che abbiamo poco prima visto dall’alto, con le sue luci e le piscine illuminate.

Il nostro studio,Ancient Thera studio and restaurant, si trova Perissa, nota per la famosa Black beach e anche perché qui, oltre che a Kamari, si concentrano la maggior parte delle strutture turistiche più abbordabili per il pubblico medio. Ci arriviamo in taxi, le tratte da e per l’aeroporto costano 30 euro.

Ad accoglierci in questa struttura a gestione familiare c’è il proprietario,papà  di Margarita la reservation manager che avevo conosciuto precedentemente via mail. Il papà di Margarita, proprio come la figlia è disponibile e simpatico. Ci mostra la nostra stanza, una quadrupla semplice, con un letto matrimoniale e due lettini singoli, un angolo cottura, il bagno e un balconcino con la vista sulla grande montagna. Ci sentiamo ospiti attesi e desiderati: nonostante la semplicità dell’arredamento, tutto è stato abbellito con fiori e petali sui letti e asciugamani a forma di cigni.

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Non ci viene negata la possibilità di mangiare nonostante sia tardi, così proviamo subito un piatto tipico greco, soutzoukakia,ovvero delle polpette al sugo con prezzemolo e cipolla( immancabile nella cucina greca) accompagnati da patate fresche. La mamma di Margarita è la cuoca e la genuinità della signora si riflette perfettamente nei piatti che che cucina.

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Safari in Repubblica Domenicana- tra zucchero e rum

Terza escursione, forse la più insolita; il nostro amico, Gabriele il Toscano, colui che organizza le nostre escursioni l’ha soprannominata Safari.

Cosa ci aspetta alle otto del mattino fuori da nostro resort? Un pulmino fuoristrada  in perfetto stile Safari è una guida simpaticissima dai capelli lunghissimi che sembra un vecchio indiano d’America, poliglotta e canterino.

La nostra visita comincia dalle immense piantagioni di canna da zucchero che ricoprono Santo Domingo; esse vengono tagliate con un machete e aperte di modo da farCi assaggiare il sapore vero dello zucchero.

La canna da zucchero é dolcissima, un succo zuccherino e scoppiettante che, come al solito, viene accompagnato da un bicchierino di rum.

Scopriamo che, a lavorare le piantagioni di canna da zucchero sono in realtà le persone di Haiti che dopo il terremoto del 2010 di sono trasferite in Repubblica Dominicana.

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Lo stato in cambio della manodopera fornisce loro casa ed educazione per i bambini. Tuttavia le case fornite altro non sono che baraccopoli vicino ai campi di canna da zucchero. La gente qui é poverissima ma ci saluta e non chiede e non vuole niente, basta scambiare qualche parola per avere in cambio benedizioni e sorrisi.

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A proposito dei bambini, visitiamo anche una scuola. I bambini indossano delle divise con polo azzurra e gonnellino beige per le femminucce, calzoncini per i maschietti. Ci aspettano con ansia e noi non vediamo l’ora di dar loro caramelle e quaderni.

In realtà ci aspettavamo una situazione molto più drammatica; la scuola in cui siamo è dislocata tra più edifici e molto pulita ma come spesso accade, forse c’è un po’ di business che approfitta della tenerezza che suscitano i bambini. Stranamente all’ingresso della scuola c’è una bancarella di caramelle che attende i turisti, la cosa ci sorprende e ci lascia un po’ interdetti.

Tuttavia i bambini sono teneri come quello di ogni posto del mondo; ci guardano, studiano i nostri vestiti, cellulari e fotocamere, qualcuno é attento ai movimenti di dollari quasi come desiderasse una banconota piuttosto che un biscotto e forse sarebbe di quello,che avrebbero veramente bisogno a casa. Giochiamo e parliamo con i bambini, sbagliando scattiamo qualche foto con loro.. ma questa é un’altra riflessione.

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Seconda tappa del nostro Safari é in maneggio; se vuoi vivere da dominicano devi anche saper cavalcare o almeno provarci.. io ci provo ma credo che me la cavo meglio ad andare a piedi. In compenso il figlio del proprietario di circa dieci anni, cavalca il suo stallone, divertito e sicuro di se.

In questo luogo é possibile osservare anche le piantagioni di tabacco e la cosa ancor più interessante é osservare la lavorazione dei sigari fatta davanti ai nostri occhi da un simpaticissimo dominicano che ne regala qualcuno, si mette in posa per le foto e ci invita a farne qualcuna con lui.

Nello spaccio di questo luogo si vendono prodotti locali come i sigari, il Ron Barcelo, ovvero rum dominicano e la Mamajuana.

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La mamajuana é un prodotto tipico, un intruglio di rum, miele e 17 radici diverse messe a macerare ; i dominicani lo credono afrodisiaco, noi lo troviamo pesantissimo e buonissimo.

Il Safari continua e stavolta ci porta alla casa de Maria una piccola azienda familiare con interessanti produzioni: dalla frutta al cacao, dallo zucchero al caffè.
Ogni prodotto ci viene fatto assaggiare ed é buonissimo, il caffè é molto scuro ma non particolarmente amaro, il cioccolato é divino così come la frutta.

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Il Safari prosegue e se non ci fossimo saziasti abbastanza con gli assaggi ora c’è un pranzo con piatti tipici domenicani in un ristorante molto caratteristico, in cui le cameriere indossano abiti tipici, bellissimi, con i colori della bandiera domenicana.

La guida decide di portarci in un luogo non molto distante dal ristorante per mostraci uno dei veri problemi della Repubblica Dominicana. Lì vicino, c’è  il letto di un fiume che doveva essere piuttosto grande ma che purtroppo a causa della siccità é completamente prosciugato. I cambiamenti ambientali sono diventati il cruccio dei paesi caraibici, che vivono di turismo e agricoltura, quest’ultima però a causa della siccità é messa praticamente in ginocchio.

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Nell’ultima tappa del nostro Safari ci ritroviamo in città, alla chiesa de nuestra señora di Altagracia, uno dei luoghi di culto più affollati dell’isola e non dimentichiamo che i dominicano sono in prevalenza cattolici e anche molto praticanti.
La basilica che fu eretta durante il papato di papa Paolo Giovanni  XXIII, é la più grande dell’isola. La chiesa é molto moderna e avanguardistica, con grande percentuale di cemento nella sua architettura, ma la luce che filtra dalle vetrate riesce a rendere la chiesa molto calda. All’interno é custodita una teca con l’immagine della vergine e oltre ai turisti ci sono molti dominicani in fila per pregare pochi secondi dinnanzi ad essa.

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Saona-l’isola che hai sempre sognato

La nostra seconda escursione è stata all’isla Saona, il cui nome sicuramente vi suonerà familiare per vari motivi.

Cominciamo a raccontare l’origine di questo nome; avrete notato sicuramente l’assonanza con  la città italiana di Savona, in Liguria. Fu l’esploratore genovese nostrano, Cristoforo Colombo, che scoprì l’isola e la battezzò Saona, come tributo ad uno dei suoi uomini e suo amico, originario della città ligure.

Ancora oggi quest’isola di 400 abitanti e poco più, è gemellata con la nostra Savona la quale ha donato il generatore di corrente, l’unico dell’ isola.

Avevamo letto tantissimo su Saona, recensioni, post su blog e racconti di viaggio. Sapevamo che era stata scenografia di film e spot pubblicitari, ma non pensavamo fosse veramente così bella.

Approdare a Saona vuol dire, essere catapultati su una di quelle isole da cartolina, quelle che non pensi possano esistere davvero.

Ad attenderci alla spiaggia Canto de la playa c’è un piccolo amico a quattro zampe ma non è il solo; granchietti e tafani ci pizzicano continuamente, ma in fondo sono loro i proprietari dell’ isola.

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Le palme di Saona sembrano differenti da quelle viste fino ad ora, probabilmente perchè molto fitte.Come isola è sicuramente più “addomesticata” della bella Catalina ma l’opera dell’uomo non è stata affatto invadente, anzi tutto si sposa perfettamente con la natura dell’ isola.

Non riesco a smettere di fissare i veli colorati, fissati alle palme, che ci riparano dal sole. Si muovono sinuosi quando il vento respira dolcemente e il sole fa risplendere i loro colori, è veramente un sogno.

Anche qui, lo snorkeling è molto soddisfacente, non ci si stanca mai di questo mare; il tempo di asciugarsi sulla sabbia bianca farinosa e poi di nuovo la maschera.

In quest’isola facciamo una scoperta meravigliosa: c’è un uomo che si prende cura delle uova di tartaruga e delle tartarughe neonate finchè non saranno pronte per il mare aperto.

L’uomo ci racconta che le tartarughe depongono le uova sempre nel posto in cui esse sono nate; Tuttavia le loro uova sono cibo prelibato per gli uccelli ma anche per gli uomini, infatti alcuni dominicani le mangiano, credendole afrodisiache.

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Queste tartarughine sono piccolissime e dolcissime, l’uomo ci insegna a prenderle di modo che non si stressino e ce le lascia fotografare, a patto di non stancarle.

Anche a Saova, siamo accompagnati da Popeye e Beppe che ci fanno scoprire un luogo veramente magico. Lungo le coste di Saona, si può assistere ad uno spettacolo della natura mozzafiato: atolli a pelo d’acqua e vere e proprie piscine naturali. In questi luoghi l’ acqua è calda a causa del sole cocente ma lì dove ancora riusciamo a toccare, ci rendiamo conto che non siamo soli. Qui, a farla da padrone, sono delle meravigliose stelle marine giganti.

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Quello che apprezzo di più è l’ amore e la gelosia dei dominicani per la loro terra; ci dicono di rimanere lì quanto vogliamo per fare il bagno, sorseggiare rum, ballare e fotografare le stella marine ma ci pregano di tenere le stelle sempre a pelo d’ acqua per evitare che muoiano al sole.

Non c’è niente da dire, da obiettare o commentare, si fa quello che ci chiedono. Posso solo apprezzare la preoccupazione di Beppe che nonostante si diverta ha sempre un’occhio vigile, per accertarsi che le sue stelle stiano bene.