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Guida a Merano-cosa mangiare, come muoversi e cosa vedere

Ecco come al solito la nostra mini-guida sulle cose da fare per il vostro soggiorno a Merano, con alcune info utilissime per organizzarvi sotto ogni aspetto prima della partenza:

 

P.s. 

Questa guida si riferisce in particolar modo alla nostra esperienza a Merano, nel periodo dei mercatini di Natale

Trasporti

Ci sono moltissimi Bus che vi portano o passano per la stazione o per le Terme, tra questi il numero 211, sempre perfettamente in orario e potrete fare anche il biglietto a bordo del costo di € 1,50.

Molto utile può essere la Museumobil card, che permette di accedere a circa 70 musei altoatesini e spostarsi su tutti i mezzi pubblici. Il costo della card da utilizzare per 3 giorni, è di 30€ per gli adulti e 15€ per i ragazzi fino a 16 anni.

Se arrivate in treno, allora dovrete partire quasi sicuramente da Bolzano per raggiungere Merano ed in questo caso il costo del biglietto è di 5€, ma comunque potete sfruttare la vostra Museumobil card.

Attrattive

Merano2000, conosciutissima dagli esperti di sport invernali, ma anche dagli appassionati di neve, apre la stagione invernale l’8 Dicembre.

I mercatini di Natale generalmente, cominciano il 24 novembre e terminano il 6 gennaio e li trovate in strada sulla passeggiata Lungo Passirio dalle 10:00 alle 19:00 dal Lunedì al Giovedì, mentre invece, dalle 10:00 alle 20:00 dal Venerdì alla Domenica.

Le Terme di Merano sono aperte dalle ore 9:00 fino alle ore 22:00. Il costo, prima del periodo natalizio, per due ore è di 13€, per tre ore di 14€ e di 19€ per l’intera giornata. Potete noleggiare in loco accappatoio o asciugamano.

I bellissimi giardini Trauttmansdorff sono aperti dal 30 Marzo al 15 Novembre.

Mangiare

Noi vi consigliamo di provare ogni tipo di specialità tipica mentre per quanto riguarda lo Street Food avrete l’imbarazzo della scelta.

I famosi Wurstel, che potete comprare da simpatici furgoncini costano circa 4€, il vin brulè circa 3,50€, una cioccolata calda, in media 4€. Il Riggle tirolese caldo, appena sfronato lo pagate 5€. Un primo piatto costa in media 13€, ad eccezione delle zuppe il cui costo va dai 7 ai 9€. Ovviamente la carne ha un costo maggiore,generalmente parte dai 20€, ad eccezione di canederli e wustel.

Se volete provare cibi dell’ Alto Adige, bio, dop e doc e magari portare qualcosa a casa, allora potete curiosare al PUR, un supermercato delle eccellenze altoatesine alle spalle della Khuraus.

Ovviamente non dimenticate di assaggiare un Bretzel, dolce o salato che sia ed una bella FORTS, birra locale.

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Terme di Merano- un’oasi di relax e benessere -giorno 3

Trascorriamo il terzo giorno di questo soggiorno alle famose terme di Merano, un simbolo storico della città.L’hotel Westend ci ha regalato un ingresso di due ore alle piscine, prepariamo asciugamani e costumi e ci dirigiamo a piedi verso le terme, seguendo sempre la riva del fiume.

Le terme di Merano sono un grande cubo futuristico, un’installazione ultramoderna che prepotentemente si impone nel paesaggio tipico tirolese senza però intaccarlo. La struttura in vetro e legno si sposa benissimo con il resto della città e della natura. All’interno le vetrate della zona accoglienza e biglietti, affacciano direttamente sulle grandi piscine.

Ci viene fornito subito un bracciale con un chip che calcolerà il tempo di permanenza all’interno delle terme e lo stesso bracciale apre e chiude gli armadietti per riporre le proprie cose.

Siamo fortunati, perchè non c’è tantissima gente, quindi ci sistemiamo subito a bordo piscina. Ci sono tante vasche di acqua termale a temperature diverse, ma le nostre preferite sono all’esterno.

La grande piscina circondata dalle montagne ha una temperatura di circa 37 gradi e se metti la testa sott’acqua puoi sentire musiche rilassanti e goderti il calore dell’acqua, che ti fa dimenticare quasi che fuori la temperatura è poco sopra lo zero.

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Intorno alle piscine sono collocate varie sale, quella della sauna, quella del bagno di vapore, il solarium e la sala per le inalazioni idrosaline. All’interno delle terme, com’è giusto che sia, non è possibile fare foto, gli operatori delle terme controllano attentamente che nessuno disturbi l’atmosfera rilassante, per cui invece di impugnare cellulari, la gente legge libri, sorseggia tisane al bistrot o ne approfitta per chiudere gli occhi e godersi qualche ora di relax lontano dal tram-tram quotidiano.

Ci sono persone di età diverse, coppie di giovani, anziani e anche famiglie con bambini. Il loro vociare di felicità è tutt’altro che fastidioso. Del resto le terme per loro sono un piacevole gioco, un po’ come stare al mare in montagna.

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Mentre siamo nella piscina all’aperto, quella con idromassaggio continuo e temperatura di circa 40 gradi, mettiamo le spalle fuori dall’acqua: è strano, non sentiamo il freddo senza curarci del fatto, che sulle montagne stia ormai nevicando.

È un po’ come tornare alle origini della vita, del resto noi trascorriamo i primi nove mesi della nostra esistenza nell’acqua e non ci importa di cosa ci sia là fuori, quanto faccia freddo, quante cose ci circondano, nell’acqua calda siamo sicuri, ci giriamo e rifiatiamo, mentre il nostro Corpo è protratto dall’acqua che ci aiuta a crescere, a vivere e respirare.

Ecco, forse è anche questo il segreto delle terme, riportarci ad una condizione naturale, svuotare la mente e farsi cullare dall’acqua.

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Mercatini di Natale a Merano-tutta la magia del Natale-giorno 2

Oggi, vogliamo dedicarci solo ai Mercatini di Natale. Il Kurhaus, il palazzone simbolo di Merano, sede di feste e galà, bianco, elegante e vestito a festa, assiste a questo meraviglioso tripudio di luci, musica e profumi. Tante casette di legno, l’una affianco all’altra, propongono creazioni di artigianato locale, a tema natalizio ovviamente. Gli amanti del Natale possono riempire i loro occhi di meravigliose creazioni in legno, palline in vetro, realizzazioni in ceramica e ancora, abbigliamento e calzature in lana pura, bambole di pezzae poi cibo, tanto cibo. Tutte le specialità del Südtirol, dallo speck al capriolo, dal camoscio al cervo, dalla grappa al vin brulè e poi dolci, caramelle, cioccolata e tanto altro. L’odore del legno, della cannella, delle arance, del sidro di mele inondano la via popolata dai mercatini, che termina ai piedi del grande albero di luci e del presepe.

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La gente si riunisce vicino alle stufe per sorseggiare una cioccolata calda o del vin brulè dalle tazze blu, che celebrano i 25 anni dei Mercatini di Natale, altre assaggiano pezzettini di salame o di biscotti.

Altre ancora, riempiono sacchetti di carta di regali o ricordini da portare ai propri cari. I bambini si divertono tra il trenino e una giostrina retrò di cavalli, altri ancora accarezzano alcune pecore di una stalla, mentre altri aspettano che il pagliaccio gli realizzi una bella spada con due palloncini.

Noi amiamo il Natale, del resto anche al sud è molto sentito grazie alla tradizione dei presepi, questa atmosfera ci rapisce, ci fermiamo continuamente a fotografare addobbi, creazioni handmade e il flusso di gente che passeggia su e giù trai mercatini. Tutti dimenticano di quanto freddo faccia ormai, tutti si riempiono gli occhi di quella magia del Natale che quando smettiamo di essere bambini purtroppo dimentichiamo.

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Dopo un assaggio di riggle tirolese, torniamo anche noi con i nostri sacchettini di carta, pieni di regali all’hotel Westend, dove Alexander ci aspetta per sapere anche oggi com’è andata la giornata, mentre gustiamo la nostra vellutata ai broccoli che sembra preparata con amore proprio per noi, per riscaldarci e coccolarci.

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Merano. Passeggiate tra natura, storia e cultura-primo giorno

Ci svegliamo e subito siamo inebriati dal profumo di pane, croissant, strudel, marmellate e frutta secca cheoccupano l’intero tavolo delle colazioni ed oggi ne faremo una abbondante, perché fuori fa freddo e ci aspetta una lunga giornata alla scoperta di Merano.

Alexander ci ha regalato le mobile card per spostarci con i mezzi pubblici durante tutto il soggiorno, ma ci ha anche detto che seguendo la riva del fiume si arriva ovunque, così seguiamo il suo consiglio.

Abbiamo pianificato un piccolo itinerario che cerchiamo di rispettare, quindi la nostra prima tappa è l’imponente Chiesa Evangelica luterana. Non riusciamo a scattarvi foto all’interno, ma l’esterno toglie il fiato. Una chiesa progettata dal berlinese Hans Vollmer nel 1800, circondata da un prato all’inglese in cui sorge anche la statua di Martin Lutero.

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La nostra seconda tappa ci porta in un luogo simbolo della città, ovvero il Duomo di San Nicola. Il campanile che si scaglia verso l’alto riusciamo a vederlo da lontano e affianca la grande chiesa dedicata al Santo Patrono di Merano. Interni ed esterni sono sobri, ma sono i particolari che rendono unica questa chiesa, come il pavimento, le vetrate colorate e il grande crocifisso posto in alto.

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Presto raggiungiamo il meraviglioso castello principesco. Le rampicanti che lo avvolgono sono ricoperte dei colori autunnali, mentre il letto di foglie secche e castagne s’inchina ai suoi piedi. Grazie alla mobile card, non paghiamo l’ingresso e varcata la piccola porticina d’ingresso, sembra di entrare in un libro di favole o in un vecchio libro di storia, uno di quelli in cui imparavi le crociate e leggevi di cavalieri. Gli interni sono semplici, ne’ oro ne’ affreschi preziosi, sono i dettagli a raccontare lo stato sociale degli abitanti del castello, ad esempio il vetro sulle finestre, il letto ed i mobili in legno dagli intarsi molto ricercati.

Proseguiamo lungo la via dei portici, piena di negozi di lusso e catene di abbigliamento popolari. Qui, ci fermiamo al ristorante “Hasen Jos” per una Forst, la birra tipica di Merano e per un piatto di tagliatelle fatte in casa, accompagnate dal Ragù di cervo. Fa freddo, ma mentre passeggi quasi non te ne accorgi, non ti rendi neanche conto di quanti kilometri riesci a percorrere mentre segui il fiume e il paesaggio.

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Cominciamo infatti a percorrere la passeggiata d’inverno, che comincia sotto al Wandelhalle, padiglione in stile liberty, in cui ti senti come immerso in un dipinto e l’immaginazione vola, mentre ripercorri la storia dei luoghi e dei personaggi illustri, che come te passeggiavano lì sotto.

Proseguiamo per la passeggiata Gilf, leggendo tutte le frasi dei più celebri scrittori del mondo, incise sulle panchine che popolano la via della poesia, mentre insolite piante tropicali dominano il paesaggio insieme alle sculture di piante realizzate dagli studenti di botanica. 11 minuti di poesia e silenzio interrotti poi, bruscamente dalla gola dove il fiume con vigore scorre, destreggiandosi tra le rocce fino a diventare cascata.

Continuando la salita, s’incontrano la passeggiata Tappeiner e il sentiero di Sissi, che terminerà ai giardini Trauttmansdorff.

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Noi camminiamo seguendo i sentieri, e ben presto ci ritroviamo di fronte ad un laghetto ghiacciato, che il comune di Merano ha adibito a zona pic-nic, anche in questo caso nel rispetto totale della natura, con strutture completamente in legno in cui banchettare e divertirsi.

La lastra di ghiaccio di cui è ricoperto il lago è molto spessa, sembra quasi vetro, la minima vibrazione diventa quasi una lieve melodia. L’unica zona in cui lo specchio d’acqua è ancora tale, è popolata da un branco di anatre che se ne stanno lì tranquille a nuotare.

Alle nostre spalle, il fiume che ancora ci accompagna e il suo scroscio veloce e costante ci ricorda di continuo la sua presenza importante. Non ci stancheremo mai di ascoltarlo e nonostante il fiume Passirio,sia tristemente noto nella storia, perché causa di catastrofi, è lui il re indiscusso di Merano, la attraversa, la domina, la sorveglia e la accompagna in ogni momento della giornata.

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Merano, di giorno e di sera è un piccolo gioiello: i ponti, le casette, il grande Kurhaus e il teatro Puccini sono delle perle di rara bellezza, eleganti e caratteristiche allo stesso tempo, non si smette mai di fotografarli perchè quando la luce cambia, sembrano sempre diversi, fino a sera quando ad illuminarli sono mille lucine.

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Antiparos, la grotta e il centro della città-giorno 2

Questa mattina visitiamo la meravigliosa grotta di Antiparos  che vanta di ospiti illustri dal 1700.

Essa è situata ai pendii del monte Ai Iannis, L’ingresso costa cinque euro e viene fornita una brochure,disponibile in varie lingue,al cui interno c’è tutto quello che c’è da scoprire su questa grotta che per di più si trova in in punto molto panoramico dell’isola.

Entrare in questa grotta profonda è un’esperienza incredibile, secoli di acqua hanno “ricamato” la pietra. Stalattiti possenti e lunghe la incoronano. Secoli di iscrizioni e incisioni  la rendono eterna.

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Lasciamo la cava ripercorrendo le infinite curve che portano nuovamente alla costa ma il percorso diventa per noi, di volta in volta, più lungo; non possiamo non continuare a seguire le stradine di montagna ripide e dissestate, scoprire nuovi scorci, fotografare le candide chiese arroccate e rivolte sempre verso il mare.

Quando torniamo al porto siamo curiosi di vedere a colori quel centro che avevamo visto illuminato dalle luci della sera. Il centro di Antiparos è una tavolozza bianca sporcata da pennellate di colori vivaci dal Magenta delle bouganville al verde acqua dei locali al blu tipico delle abitazioni greche.

 

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Il cuore del centro è il castello veneziano sui cui si può salire e godere della vista sulla grande chiesa bianca con la caratteristica cupola azzurra.

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Vogliamo trascorrere qualche ora in spiaggia e ci spostiamo nuovamente sulla nostra spiaggia caraibica preferita. Questa baia è così dolce che il tempo sembra scorrere lento e piacevole, mentre il sole bacia la spiaggia. Il fondale è poco profondo, riusciamo ad arrivare da una sponda all’ altra della baia in una ventina di munti e senza troppo sforzo.

Il tramonto stasera lo guardiamo da una montagna s picco sul mare, così con i piedi penzoloni e gli asciugamani per ripararci dalla forte umidità di quest’ultima sera.

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Santorini-il racconto di un sogno

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SANTORINI

Magica

Il nostro viaggio in alcune delle isole Cicladi  comincia in quest’isola che sembra il racconto di un sogno e questo sogno si chiama Santorini.

Voliamo con Volotea, una delle compagnie leader nel settore low-cost, abbiamo un volo diretto da Napoli che alle 21,30 ci porta dritti nel piccolo aeroporto di Santorini che abbiamo poco prima visto dall’alto, con le sue luci e le piscine illuminate.

Il nostro studio,Ancient Thera studio and restaurant, si trova Perissa, nota per la famosa Black beach e anche perché qui, oltre che a Kamari, si concentrano la maggior parte delle strutture turistiche più abbordabili per il pubblico medio. Ci arriviamo in taxi, le tratte da e per l’aeroporto costano 30 euro.

Ad accoglierci in questa struttura a gestione familiare c’è il proprietario,papà  di Margarita la reservation manager che avevo conosciuto precedentemente via mail. Il papà di Margarita, proprio come la figlia è disponibile e simpatico. Ci mostra la nostra stanza, una quadrupla semplice, con un letto matrimoniale e due lettini singoli, un angolo cottura, il bagno e un balconcino con la vista sulla grande montagna. Ci sentiamo ospiti attesi e desiderati: nonostante la semplicità dell’arredamento, tutto è stato abbellito con fiori e petali sui letti e asciugamani a forma di cigni.

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Non ci viene negata la possibilità di mangiare nonostante sia tardi, così proviamo subito un piatto tipico greco, soutzoukakia,ovvero delle polpette al sugo con prezzemolo e cipolla( immancabile nella cucina greca) accompagnati da patate fresche. La mamma di Margarita è la cuoca e la genuinità della signora si riflette perfettamente nei piatti che che cucina.

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Safari in Repubblica Domenicana- tra zucchero e rum

Terza escursione, forse la più insolita; il nostro amico, Gabriele il Toscano, colui che organizza le nostre escursioni l’ha soprannominata Safari.

Cosa ci aspetta alle otto del mattino fuori da nostro resort? Un pulmino fuoristrada  in perfetto stile Safari è una guida simpaticissima dai capelli lunghissimi che sembra un vecchio indiano d’America, poliglotta e canterino.

La nostra visita comincia dalle immense piantagioni di canna da zucchero che ricoprono Santo Domingo; esse vengono tagliate con un machete e aperte di modo da farCi assaggiare il sapore vero dello zucchero.

La canna da zucchero é dolcissima, un succo zuccherino e scoppiettante che, come al solito, viene accompagnato da un bicchierino di rum.

Scopriamo che, a lavorare le piantagioni di canna da zucchero sono in realtà le persone di Haiti che dopo il terremoto del 2010 di sono trasferite in Repubblica Dominicana.

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Lo stato in cambio della manodopera fornisce loro casa ed educazione per i bambini. Tuttavia le case fornite altro non sono che baraccopoli vicino ai campi di canna da zucchero. La gente qui é poverissima ma ci saluta e non chiede e non vuole niente, basta scambiare qualche parola per avere in cambio benedizioni e sorrisi.

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A proposito dei bambini, visitiamo anche una scuola. I bambini indossano delle divise con polo azzurra e gonnellino beige per le femminucce, calzoncini per i maschietti. Ci aspettano con ansia e noi non vediamo l’ora di dar loro caramelle e quaderni.

In realtà ci aspettavamo una situazione molto più drammatica; la scuola in cui siamo è dislocata tra più edifici e molto pulita ma come spesso accade, forse c’è un po’ di business che approfitta della tenerezza che suscitano i bambini. Stranamente all’ingresso della scuola c’è una bancarella di caramelle che attende i turisti, la cosa ci sorprende e ci lascia un po’ interdetti.

Tuttavia i bambini sono teneri come quello di ogni posto del mondo; ci guardano, studiano i nostri vestiti, cellulari e fotocamere, qualcuno é attento ai movimenti di dollari quasi come desiderasse una banconota piuttosto che un biscotto e forse sarebbe di quello,che avrebbero veramente bisogno a casa. Giochiamo e parliamo con i bambini, sbagliando scattiamo qualche foto con loro.. ma questa é un’altra riflessione.

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Seconda tappa del nostro Safari é in maneggio; se vuoi vivere da dominicano devi anche saper cavalcare o almeno provarci.. io ci provo ma credo che me la cavo meglio ad andare a piedi. In compenso il figlio del proprietario di circa dieci anni, cavalca il suo stallone, divertito e sicuro di se.

In questo luogo é possibile osservare anche le piantagioni di tabacco e la cosa ancor più interessante é osservare la lavorazione dei sigari fatta davanti ai nostri occhi da un simpaticissimo dominicano che ne regala qualcuno, si mette in posa per le foto e ci invita a farne qualcuna con lui.

Nello spaccio di questo luogo si vendono prodotti locali come i sigari, il Ron Barcelo, ovvero rum dominicano e la Mamajuana.

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La mamajuana é un prodotto tipico, un intruglio di rum, miele e 17 radici diverse messe a macerare ; i dominicani lo credono afrodisiaco, noi lo troviamo pesantissimo e buonissimo.

Il Safari continua e stavolta ci porta alla casa de Maria una piccola azienda familiare con interessanti produzioni: dalla frutta al cacao, dallo zucchero al caffè.
Ogni prodotto ci viene fatto assaggiare ed é buonissimo, il caffè é molto scuro ma non particolarmente amaro, il cioccolato é divino così come la frutta.

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Il Safari prosegue e se non ci fossimo saziasti abbastanza con gli assaggi ora c’è un pranzo con piatti tipici domenicani in un ristorante molto caratteristico, in cui le cameriere indossano abiti tipici, bellissimi, con i colori della bandiera domenicana.

La guida decide di portarci in un luogo non molto distante dal ristorante per mostraci uno dei veri problemi della Repubblica Dominicana. Lì vicino, c’è  il letto di un fiume che doveva essere piuttosto grande ma che purtroppo a causa della siccità é completamente prosciugato. I cambiamenti ambientali sono diventati il cruccio dei paesi caraibici, che vivono di turismo e agricoltura, quest’ultima però a causa della siccità é messa praticamente in ginocchio.

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Nell’ultima tappa del nostro Safari ci ritroviamo in città, alla chiesa de nuestra señora di Altagracia, uno dei luoghi di culto più affollati dell’isola e non dimentichiamo che i dominicano sono in prevalenza cattolici e anche molto praticanti.
La basilica che fu eretta durante il papato di papa Paolo Giovanni  XXIII, é la più grande dell’isola. La chiesa é molto moderna e avanguardistica, con grande percentuale di cemento nella sua architettura, ma la luce che filtra dalle vetrate riesce a rendere la chiesa molto calda. All’interno é custodita una teca con l’immagine della vergine e oltre ai turisti ci sono molti dominicani in fila per pregare pochi secondi dinnanzi ad essa.

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Saona-l’isola che hai sempre sognato

La nostra seconda escursione è stata all’isla Saona, il cui nome sicuramente vi suonerà familiare per vari motivi.

Cominciamo a raccontare l’origine di questo nome; avrete notato sicuramente l’assonanza con  la città italiana di Savona, in Liguria. Fu l’esploratore genovese nostrano, Cristoforo Colombo, che scoprì l’isola e la battezzò Saona, come tributo ad uno dei suoi uomini e suo amico, originario della città ligure.

Ancora oggi quest’isola di 400 abitanti e poco più, è gemellata con la nostra Savona la quale ha donato il generatore di corrente, l’unico dell’ isola.

Avevamo letto tantissimo su Saona, recensioni, post su blog e racconti di viaggio. Sapevamo che era stata scenografia di film e spot pubblicitari, ma non pensavamo fosse veramente così bella.

Approdare a Saona vuol dire, essere catapultati su una di quelle isole da cartolina, quelle che non pensi possano esistere davvero.

Ad attenderci alla spiaggia Canto de la playa c’è un piccolo amico a quattro zampe ma non è il solo; granchietti e tafani ci pizzicano continuamente, ma in fondo sono loro i proprietari dell’ isola.

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Le palme di Saona sembrano differenti da quelle viste fino ad ora, probabilmente perchè molto fitte.Come isola è sicuramente più “addomesticata” della bella Catalina ma l’opera dell’uomo non è stata affatto invadente, anzi tutto si sposa perfettamente con la natura dell’ isola.

Non riesco a smettere di fissare i veli colorati, fissati alle palme, che ci riparano dal sole. Si muovono sinuosi quando il vento respira dolcemente e il sole fa risplendere i loro colori, è veramente un sogno.

Anche qui, lo snorkeling è molto soddisfacente, non ci si stanca mai di questo mare; il tempo di asciugarsi sulla sabbia bianca farinosa e poi di nuovo la maschera.

In quest’isola facciamo una scoperta meravigliosa: c’è un uomo che si prende cura delle uova di tartaruga e delle tartarughe neonate finchè non saranno pronte per il mare aperto.

L’uomo ci racconta che le tartarughe depongono le uova sempre nel posto in cui esse sono nate; Tuttavia le loro uova sono cibo prelibato per gli uccelli ma anche per gli uomini, infatti alcuni dominicani le mangiano, credendole afrodisiache.

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Queste tartarughine sono piccolissime e dolcissime, l’uomo ci insegna a prenderle di modo che non si stressino e ce le lascia fotografare, a patto di non stancarle.

Anche a Saova, siamo accompagnati da Popeye e Beppe che ci fanno scoprire un luogo veramente magico. Lungo le coste di Saona, si può assistere ad uno spettacolo della natura mozzafiato: atolli a pelo d’acqua e vere e proprie piscine naturali. In questi luoghi l’ acqua è calda a causa del sole cocente ma lì dove ancora riusciamo a toccare, ci rendiamo conto che non siamo soli. Qui, a farla da padrone, sono delle meravigliose stelle marine giganti.

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Quello che apprezzo di più è l’ amore e la gelosia dei dominicani per la loro terra; ci dicono di rimanere lì quanto vogliamo per fare il bagno, sorseggiare rum, ballare e fotografare le stella marine ma ci pregano di tenere le stelle sempre a pelo d’ acqua per evitare che muoiano al sole.

Non c’è niente da dire, da obiettare o commentare, si fa quello che ci chiedono. Posso solo apprezzare la preoccupazione di Beppe che nonostante si diverta ha sempre un’occhio vigile, per accertarsi che le sue stelle stiano bene.

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Catalina-isola selvaggia per la prima escursione

La nostra prima escursione in Repubblica Dominicana è allisola Catalina. 

Catalina è una splendida isola selvaggia, situata tra l’azzurrissimo mare dei Caraibi e il blu profondo dell’oceano Atlantico.

Ci accompagna Beppe, una guida dominicana simpaticissima che parla quattro lingue e più, insieme al silenzioso “Popeye”, il capitano della lancia che ci accompagnerà in tutte le escursioni.

Non siamo soli, siamo in un gruppo di argentini, italiani e francesi..non so come sia possibile ma ci capiamo tutti, abbiamo tutti paura della lancia che corre nel mare e ridiamo sotto l’ effetto della vitamina “R”…cos’è? bhe ovviamente rum e qui è IL RUM, quello buono!

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Poco prima di avvicinarci all’isola, Popeye ferma la lancia e ci mostra con orgoglio il “suo” mare trasparente, così trasparente che riusciamo a vedere nitidamente la barriera corallina, i pesci colorati e piccole meduse trasparenti. Lo snorkeling è bellissimo ma anche pericoloso: la nostra barca è ferma proprio al confine tra le acque trasparenti e nitide e lo strapiombo nero e misterioso, da 10 a 40 metri in poche bracciate.

Le regine di Catalina sono le palme altissime e strapiene di cocchi; I domenicani li raccolgono e li vendono per pochi euro, insieme all’olio di cocco ma anche alle aragoste appena pescate. In più, su quest’isola le palme sono veramente uno dei pochi luoghi di riparo dal sole, l’unico posto in cui abbiamo goduto di un po’ di fresco dai 35 gradi delle 10 del mattino.

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Chi sceglie Catalina, generalmente la apprezza per lo snorkeling perchè la barriera corallina è immensa e la varietà di pesci, coralli e piante marine è vastissima. Noi abbiamo avuto la fortuna di “incontrare” due grandi razze che nuotavano pacificamente sul fondo, circondate da una miriade di pesci di ogni colore.

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Lo snorkeling qui è adatto praticamente a tutti: agli esperti, ai non esperti, a coloro che lo praticano per la prima volta e addirittura ai bambini; si perchè anche a riva c’è una grandissima varietà di pesci coloratissimi, per cui anche i bambini si divertono particolarmente.

In un’isola quasi deserta, ci meraviglia un po’ trovare un piccolo mercatino locale ma i commercianti sono simpaticissima e vale la pena anche scambiarci solo due parole e qualche risata.

Purtoppo, Catalina è un’isola deserta solo fino ad una certa ora perchè poi comincia ad affollarsi di turisti e, da spiaggia selvaggia, si trasforma in spiaggia all’italiana, tra urla, cibo, rum e gente che tenta fotografie sulle palme in pose circensi che spesso finiscono con rovinose cadute.

Ad ogni modo, ci godiamo il pranzo con Beppe, Popeye e la nostra piccola compagnia all’ombra di un gazebo di legno e ci godiamo i buonissimi fagioli neri, carne alla griglia e un vento leggero che di tanto in tanto rinfresca l’aria e scuote elegantemente le chiome delle palme…

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Repubblica Dominicana- Viaggio nella grande isola dei Caraibi

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Repubblica Dominicana

Dolce

Credo che nei giorni in cui siamo stati in Repubblica Dominicana abbiamo scoperto cos’é la felicità; credo che la felicità sia il momento in cui senti un forte entusiasmo per la vita, quando i tuoi occhi si riempiono di bellezza e l’animo dimentica ogni tipo di problema. Queste sensazioni del momento, le riesci a rivivere ogni istante in cui le ricordi, lo stesso entusiasmo, lo stesso senso di pace; si, credo sia questa la felicità e io in quel momento sono stata veramente felice.

Non nego di essere una persona ansiosa, mi preoccupo sempre di tante, troppe cose e questo viaggio mi preoccupava per tanti motivi: le ore di viaggio, il periodo degli uragani, la fama della Repubblica Dominicana. Ma quando ti svegli al mattino e un mare cristallino ti luccica davanti agli occhi ti rendi conto di quanto è stupido preoccuparsi e di quanto poco basti per dimenticare tutto.

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Quando siamo scesi dal grande Boeing Blu Panorama all’aeroporto de La Romanala prima cosa che ci ha colpito è stata l’afa, un “muro” di aria caldissima che nel nostro Agosto italiano non immaginiamo neanche. Poi il piccolissimo aeroporto de La Romana, così piccolo che l’ aereo sembrava quasi più grande della struttura stessa, eppure molto efficiente, tanti controlli e valige velocissime da ritirare.

Arrivare di sera, non ti fa rendere subito conto della bellezza che è racchiusa in questa grande isola però puoi intuirlo; la prima cosa da cui siamo tentati è avvicinarci al mare, la sabbia è farinosa è umida, ma il colore non riusciamo a vederlo. Il mare è calmo e silenzioso, brilla illuminato dalla luna coperta di tanto in tanto da qualche nuvola. Le palme sono alte ma non sembrano in quel momento così diverse da quelle piantate nelle nostre grandi città.

L’indomani mattina tutto cambia. Il sole è caldissimo, ci saranno quasi 40 gradi, nonostante in Repubblica Dominicana non sia estate, in lontananza si vede il mare; il colore è impresso nella mia mente, ma davvero non saprei dare un nome ad esso.. forse azzurro caraibico? non so neanche se esiste, ma non ho mai visto un mare così e un paesaggio che mi sembra quasi un sogno, lo sembrerà per tutto il viaggio anche quando il cielo sarà coperto e grigio

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Ogni colore qui sembra più nitido, dal verde della vegetazione ai colori della frutta che, tra l’altro, ha un sapore del tutto diverso dalla nostra: adoro il mango, la papaya, il frutto della passione e il melone, tutti diventano i miei alleati preziosi per la colazione.

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Noi ci troviamo poco distanti dal villaggio di Bayahibe, un villaggio di pescatori, dove c’è sempre tanta musica, nelle strade, sulle barche, nei taxy e nella piazzetta. Non vi stupite se sentite, di tanto in tanto, qualche anziano che canticchia o qualche ragazzo che accenna passi di balli caraibici.

Il porticciolo è pieno di barchette, soprattutto lance che vengono utilizzate per portare i turisti a fare escursioni nelle isole vicine.

 

Tra le palme e le casette, gli scorci sul mare e sul porto sono meravigliosi, sembrano quasi dipinti.

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Forse all’inizio siamo impauriti, sembra che tutti ci guardino, ci scorazzano di fianco con moto e motorini, cercano scuse per farci pagare 7 dollari un pacchetto di Marlboro e ci fanno tante domande, anzi ci sommergono di domande tanto da intimorirci un po’.

Nei giorni che abbiamo trascorso però è diventato tutto chiaro: i dominicani sono molto diffidenti, soprattutto con gli italiani che non sempre si comportano da amici ma più che altro da colonizzatori. In verità la maggior parte di quelli che abbiamo conosciuto sono simpaticissimi, hanno tante cose da raccontare ( a volte troppe), ridono in maniera cosi coinvolgente che non puoi fare a meno di farlo anche tu; si c’è anche qualche domenicano che prova  raggirarti, quello che prova ad intimorirti e quello che ha la giornata storta un po’ troppo spesso…ma perchè la gente dall’altro lato del mondo dovrebbe essere così diversa dagli abitanti del vicinato? del resto tutto il mondo è paese.

Abbiamo scelto un aggettivo molto particolare, per questo nostro viaggio in Repubblica Dominicana: Dolce. Ci abbiamo pensato a lungo ma alla fine la nostra scelta è ricaduta su questo;

 

Dolce è l’ acqua del mar dei Caraibi, mai troppo salata, mai troppo fredda o troppo calda, mai troppo agitata.

 

Dolce è la voce dei cantanti della bachata o della salsa che riecheggiano ovunque.

Dolce è la luce al tramonto.

Dolce è il sapore della frutta, della canna da zucchero, del cacao e del caffè che si producono in Repubblica Dominicana.

Dolce è il sorriso di bambini dei villaggi che ti accolgono e ti prendono per mano.

Dolce. Nessun’altro aggettivo avrebbe  potuto descriverla meglio.

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