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Saona-l’isola che hai sempre sognato

La nostra seconda escursione è stata all’isla Saona, il cui nome sicuramente vi suonerà familiare per vari motivi.

Cominciamo a raccontare l’origine di questo nome; avrete notato sicuramente l’assonanza con  la città italiana di Savona, in Liguria. Fu l’esploratore genovese nostrano, Cristoforo Colombo, che scoprì l’isola e la battezzò Saona, come tributo ad uno dei suoi uomini e suo amico, originario della città ligure.

Ancora oggi quest’isola di 400 abitanti e poco più, è gemellata con la nostra Savona la quale ha donato il generatore di corrente, l’unico dell’ isola.

Avevamo letto tantissimo su Saona, recensioni, post su blog e racconti di viaggio. Sapevamo che era stata scenografia di film e spot pubblicitari, ma non pensavamo fosse veramente così bella.

Approdare a Saona vuol dire, essere catapultati su una di quelle isole da cartolina, quelle che non pensi possano esistere davvero.

Ad attenderci alla spiaggia Canto de la playa c’è un piccolo amico a quattro zampe ma non è il solo; granchietti e tafani ci pizzicano continuamente, ma in fondo sono loro i proprietari dell’ isola.

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Le palme di Saona sembrano differenti da quelle viste fino ad ora, probabilmente perchè molto fitte.Come isola è sicuramente più “addomesticata” della bella Catalina ma l’opera dell’uomo non è stata affatto invadente, anzi tutto si sposa perfettamente con la natura dell’ isola.

Non riesco a smettere di fissare i veli colorati, fissati alle palme, che ci riparano dal sole. Si muovono sinuosi quando il vento respira dolcemente e il sole fa risplendere i loro colori, è veramente un sogno.

Anche qui, lo snorkeling è molto soddisfacente, non ci si stanca mai di questo mare; il tempo di asciugarsi sulla sabbia bianca farinosa e poi di nuovo la maschera.

In quest’isola facciamo una scoperta meravigliosa: c’è un uomo che si prende cura delle uova di tartaruga e delle tartarughe neonate finchè non saranno pronte per il mare aperto.

L’uomo ci racconta che le tartarughe depongono le uova sempre nel posto in cui esse sono nate; Tuttavia le loro uova sono cibo prelibato per gli uccelli ma anche per gli uomini, infatti alcuni dominicani le mangiano, credendole afrodisiache.

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Queste tartarughine sono piccolissime e dolcissime, l’uomo ci insegna a prenderle di modo che non si stressino e ce le lascia fotografare, a patto di non stancarle.

Anche a Saova, siamo accompagnati da Popeye e Beppe che ci fanno scoprire un luogo veramente magico. Lungo le coste di Saona, si può assistere ad uno spettacolo della natura mozzafiato: atolli a pelo d’acqua e vere e proprie piscine naturali. In questi luoghi l’ acqua è calda a causa del sole cocente ma lì dove ancora riusciamo a toccare, ci rendiamo conto che non siamo soli. Qui, a farla da padrone, sono delle meravigliose stelle marine giganti.

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Quello che apprezzo di più è l’ amore e la gelosia dei dominicani per la loro terra; ci dicono di rimanere lì quanto vogliamo per fare il bagno, sorseggiare rum, ballare e fotografare le stella marine ma ci pregano di tenere le stelle sempre a pelo d’ acqua per evitare che muoiano al sole.

Non c’è niente da dire, da obiettare o commentare, si fa quello che ci chiedono. Posso solo apprezzare la preoccupazione di Beppe che nonostante si diverta ha sempre un’occhio vigile, per accertarsi che le sue stelle stiano bene.

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Repubblica Dominicana- Viaggio nella grande isola dei Caraibi

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Repubblica Dominicana

Dolce

Credo che nei giorni in cui siamo stati in Repubblica Dominicana abbiamo scoperto cos’é la felicità; credo che la felicità sia il momento in cui senti un forte entusiasmo per la vita, quando i tuoi occhi si riempiono di bellezza e l’animo dimentica ogni tipo di problema. Queste sensazioni del momento, le riesci a rivivere ogni istante in cui le ricordi, lo stesso entusiasmo, lo stesso senso di pace; si, credo sia questa la felicità e io in quel momento sono stata veramente felice.

Non nego di essere una persona ansiosa, mi preoccupo sempre di tante, troppe cose e questo viaggio mi preoccupava per tanti motivi: le ore di viaggio, il periodo degli uragani, la fama della Repubblica Dominicana. Ma quando ti svegli al mattino e un mare cristallino ti luccica davanti agli occhi ti rendi conto di quanto è stupido preoccuparsi e di quanto poco basti per dimenticare tutto.

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Quando siamo scesi dal grande Boeing Blu Panorama all’aeroporto de La Romanala prima cosa che ci ha colpito è stata l’afa, un “muro” di aria caldissima che nel nostro Agosto italiano non immaginiamo neanche. Poi il piccolissimo aeroporto de La Romana, così piccolo che l’ aereo sembrava quasi più grande della struttura stessa, eppure molto efficiente, tanti controlli e valige velocissime da ritirare.

Arrivare di sera, non ti fa rendere subito conto della bellezza che è racchiusa in questa grande isola però puoi intuirlo; la prima cosa da cui siamo tentati è avvicinarci al mare, la sabbia è farinosa è umida, ma il colore non riusciamo a vederlo. Il mare è calmo e silenzioso, brilla illuminato dalla luna coperta di tanto in tanto da qualche nuvola. Le palme sono alte ma non sembrano in quel momento così diverse da quelle piantate nelle nostre grandi città.

L’indomani mattina tutto cambia. Il sole è caldissimo, ci saranno quasi 40 gradi, nonostante in Repubblica Dominicana non sia estate, in lontananza si vede il mare; il colore è impresso nella mia mente, ma davvero non saprei dare un nome ad esso.. forse azzurro caraibico? non so neanche se esiste, ma non ho mai visto un mare così e un paesaggio che mi sembra quasi un sogno, lo sembrerà per tutto il viaggio anche quando il cielo sarà coperto e grigio

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Ogni colore qui sembra più nitido, dal verde della vegetazione ai colori della frutta che, tra l’altro, ha un sapore del tutto diverso dalla nostra: adoro il mango, la papaya, il frutto della passione e il melone, tutti diventano i miei alleati preziosi per la colazione.

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Noi ci troviamo poco distanti dal villaggio di Bayahibe, un villaggio di pescatori, dove c’è sempre tanta musica, nelle strade, sulle barche, nei taxy e nella piazzetta. Non vi stupite se sentite, di tanto in tanto, qualche anziano che canticchia o qualche ragazzo che accenna passi di balli caraibici.

Il porticciolo è pieno di barchette, soprattutto lance che vengono utilizzate per portare i turisti a fare escursioni nelle isole vicine.

 

Tra le palme e le casette, gli scorci sul mare e sul porto sono meravigliosi, sembrano quasi dipinti.

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Forse all’inizio siamo impauriti, sembra che tutti ci guardino, ci scorazzano di fianco con moto e motorini, cercano scuse per farci pagare 7 dollari un pacchetto di Marlboro e ci fanno tante domande, anzi ci sommergono di domande tanto da intimorirci un po’.

Nei giorni che abbiamo trascorso però è diventato tutto chiaro: i dominicani sono molto diffidenti, soprattutto con gli italiani che non sempre si comportano da amici ma più che altro da colonizzatori. In verità la maggior parte di quelli che abbiamo conosciuto sono simpaticissimi, hanno tante cose da raccontare ( a volte troppe), ridono in maniera cosi coinvolgente che non puoi fare a meno di farlo anche tu; si c’è anche qualche domenicano che prova  raggirarti, quello che prova ad intimorirti e quello che ha la giornata storta un po’ troppo spesso…ma perchè la gente dall’altro lato del mondo dovrebbe essere così diversa dagli abitanti del vicinato? del resto tutto il mondo è paese.

Abbiamo scelto un aggettivo molto particolare, per questo nostro viaggio in Repubblica Dominicana: Dolce. Ci abbiamo pensato a lungo ma alla fine la nostra scelta è ricaduta su questo;

 

Dolce è l’ acqua del mar dei Caraibi, mai troppo salata, mai troppo fredda o troppo calda, mai troppo agitata.

 

Dolce è la voce dei cantanti della bachata o della salsa che riecheggiano ovunque.

Dolce è la luce al tramonto.

Dolce è il sapore della frutta, della canna da zucchero, del cacao e del caffè che si producono in Repubblica Dominicana.

Dolce è il sorriso di bambini dei villaggi che ti accolgono e ti prendono per mano.

Dolce. Nessun’altro aggettivo avrebbe  potuto descriverla meglio.

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Torino-Signorile. Breve week-end nel capoluogo piemontese

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TORINO

Signorile

Non so perchè, ma quando penso a Torino mi viene sempre una bella signora dimezza età, dall’eleganza sobria, il portamento fiero e sicuro di se, una voce vellutata e tranquilla. Si sembra follia, ma Torino io la associo sempre a questa immagine.. del resto, è una città innegabilmente signorile, elegante e allo stesso tempo sfarzosa di dettagli e particolari.

Il nostro tour di Torino è stato un tour veloce (il tempo di un week-end) e “classico” con le passeggiate immancabili che ogni turista in vista a Torino deve fare.

Una delle nostre prime tappe è stato il Museo Egizio, un luogo che amo da quando ero piccola e che i miei genitori mi portavano spesso a visitare.

Da bambina ero appassionata di storia e amavo particolarmente la cultura egizia, sarei stata ore ed ora a leggere di questo popolo, del loro ingegno e delle loro tantissime divinità. Quando entrai al museo di Torino la prima volta ero emozionatissima e ad oggi, quell’emozione non si è mai affievolita.

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Nei pressi del museo troverete un edificio che attirerà sicuramente la vostra attenzione per la facciata in pregiatissimo barocco piementose: si tratta del palazzo Carignano che domina l’omonima piazza. Il palazzo seicentesco, oggi ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e attira ogni anno moltissimi visitatori.

Poco distante, l’antica e bella Piazza Castello, fulcro del centro storico Torinese.

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Nel nostro tour “classico” della bella Torino non poteva mancare la misteriosa Mole Antonelliana; l’ aggettivo “misteriosa” non è affatto strano e non è casuale il fatto che lo abbia utilizzato:la mole, con la sua forma a metà tra una piramide e una pagoda, è per molti un simbolo esoterico e per alcuni legato addirittura alla massoneria come il suo architetto Alessandro Antonelli.

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Oggi la mole ospita al suo interno il grande Museo Nazionale del cinema e costituisce uno dei punti panoramici più belli di Torino.

L’ascensore interno, sale attraversando il museo e la il passaggio verso l’ alto è veramente suggestivo.

Da qui su, Torino sembra piccola ma tanto verde..il verde delle colline e dei campi ma anche dei parchi, come quello più famoso del Valentino,una macchia di verde lungo la sponda sinistra del Pò in cui vi è anche un piccolo borgo medioevale. le case, le strade,gli edifici pubblici sono armoniosi, ordinati, la pianta della città è lineare e precisa.

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Piazza Vittorio Veneto è un’altro luogo classico di Torino; Preceduta spesso da una passeggiatina per i negozi in via Pò, la grande Piazza è un luogo perfetto per l’aperitivo al tramonto. Essa  è il punto centrale di Torino, quello che si interseca alla perfezione con tutti  luoghi storici più importanti della città.

Passeggiando per il ponte Vittorio Emanuele I, ci si ritrova di fronte alla bellissima Chiesa della Grande Madre di Dio, che imponente e maestosa sembra vegliare sulla riva destra del Pò.

In realtà questa non è la sola chiesa bella e importante di torino, anzzi moltissimi sono i luoghi di culto della città tra i quali vi consigliamo il Duomo e la Cappella della Sacra Sindone

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Non immaginate Torino come una città grande e dispersiva, tutt’ altro è piuttosto a misura d’uomo, per cui riuscirete a visitarla tranquillamente a piedi ma, sicuramente è ricca di luoghi di interesse ( e questo per le nostre belle città italiane non è una novtità). Diciamo che due miseri giorni NO, non bastano assolutamente a visitare questa splendida città e il fatto di essermi lasciata così tante cose alle spalle mi lascia un po’ l’ amaro in bocca, cosa che non si addice alla città del Gianduiotto.

Abbiamo per questo deciso di tornare presto a Torino ma questa volta, dopo il tour classico, vorremmo provare qualche itinerario alternativo..ma nel frattempo vi lasciamo alla scoperta del Museo egizio e alle succulente ricette tipiche del nostro ristornate preferito di questi giorni.

Salutiamo quindi la bella signora elegante con un arrivederci, nella speranza di incontrarla nuovamente il prima possibile.

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Museo Egizio di Torino-un po’di Egitto qui in Italia

Se siete di passaggio nell’elegante e signorile città di Torino dovete assolutamente visitare un posto magico: il museo egizio. In questo luogo potrete fare un notevole salto spazio-temporale che vi porterà agli albori della civiltà egizia, per ammirare il suo eterno splendore.

Il museo, con le sue luci soffuse, gli allestimenti minimal e moderni, è situato in uno degli edifici più belli e antichi della bella Torino,il seicentesco Palazzo dell’Accademia delle scienze, sede anche dell’omonima accademia.

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All’entrata del museo, sarete invitati a riporre le vostre borse in alcuni armadietti ma potrete introdurre tranquillamente reflex e cellulari.

La cosa più importante ed estremamente utile sono le videoguide che vi permettono di scegliere il percorso completo o quello veloce, a seconda del tempo che avete a disposizione.

Noi vi consigliamo però di dedicare una mezza giornata solo ed esclusivamente al museo perchè ne vale la pena.

Il percorso parte proprio da questo piano e la prima cosa che  vi sbalordirà sarà sicuramente il Papiro di  Iuefank, un libro dei morti di 18 metri.

Da qui passiamo al secondo piano direttamente.

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Il secondo piano è organizzato in maniera piuttosto precisa:

  • Antico Regno
  • Medio Regno
  • Nuovo Regno

Ancora, Tomba degli Ignoti e Tomba di Iti e Neferu, quest’ultima particolarmente evocativa, attraverso una serie di dipinti fatti realizzare dalla coppia nella loro cappella funebre. Non solo ricordi di vita, ma ricordi di tutto quello che di più bello i due avevano visto insieme. I dipinti poggiano su Pilastri, intervallati da monitor che proiettano le acque del Nilo.

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Dopo questa passeggiata. si scende al primo piano che ospita moltissimi ambienti diversi i quali ospitano pezzi di collezioni, anch’essi ordinati secondo criteri ben precisi:

  • Epoca tarda
  • Epoca Tolemaica
  • Epoca Romana e tardo antica

Poi c’è una sala dedicata ai Papiri, una ai Sarcofagi, una alle Regine e infine la meravigliosa tomba di Kha e Merit.

Kha, fu una personalità importante dell’ Egitto, un architetto la cui tomba fu stata ritrovata intatta a Deir el Medina (per la quale è dedicata una sala apposita nel museo che contiene molti dei reperti ritrovati nella località) dall’egittologo Ernesto Schiapparelli.

Nella Tomba è stato ritrovato il corredo funebre anche della moglie Merit.

 

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Al piano terra del museo la magia che si respira in tutto l’edificio, diventa più forte e più intensa attraversando la  Galleria dei re. Statue e sfingi altissimi, perfettamente illuminate dominano l’intera sala in penombra che non necessita di altro elemento o ornamento.

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Tra le sfingi presenti, una è particolarmente famosa e pare si trovasse all’ingresso della splendente città di Tebe.

Collegate alla Galleria ci sono il Tempio di Ellesjia e la sala Nubiana.

Il tempio, uno dei più antichi della Nubia, fu donato dall’Egitto all’Italia, grazie all’opera di salvataggio a cura del museo, in quanto il tempio rischiava di essere sommerso dal lago Nasser.

La sala Nubiana è di conseguenza dedicata esclusivamente ai ritrovamenti in Nubia.

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In ogni sala vi stupirà l’opulenza delle decorazioni, gli intarsi preziosi nel legno pregiato dei sarcofagi e la visibile evoluzione dello stile da un’epoca all’altra. I papiri, così fragili apparentemente, tanto da sembrare friabili, hanno conservato per secoli storie e miti di una civiltà la cui presenza è un “graffio” nella storia, di quelli che lasciano il segno, quelli che diventano una peculiarità, un tratto distintivo.

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Attraversando tutto il museo,percorrendo ogni sala, sembra che, l’antico Egitto, i Faraoni, le regine, gli scribi, gli schiavi siano proprio lì e che sfingi, piramidi e sarcofagi, si  scrollino di dosso la sabbia del deserto per raccontare storie, vite, guerre e feste.

Il museo è una perla della nostra Nazione, adatta agli esperti, agli appassionati,agli studenti ma consigliata e adatta anche ai bambini o a coloro che sono solo di passaggio a Torino.

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Lasciare Torino senza far visita al Museo Egizio, vuol dire quasi mancarle di rispetto, data l’ antichità del museo e la sua fama a livello mondiale, ma vuol dire soprattutto privarsi di un’esperienza indimenticabile di pura magia.

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Il costo del biglietto intero è di 15 euro.

I bambini fino ai 5 anni non pagano l’ ingresso, mentre fino ai 14anni, pagano 1 euro.

Il costo del guardaroba è di 1 euro.

Potete anche prenotare visite guidate per gruppi e acquistare i biglietti on-line sul sito ufficiale a cui vi rimandiamo anche per altre info:

www.museoegizio.it

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Kitchen ricette

Mangiare a Creta-tutto quello che di buono troverai

Mangiare a Creta:

Gusto e tradizione a prezzi piccoli

La cucina cretese, più che altro, comprende i piatti più tipici della tradizione greca, per intenderci quelli più famosi, spesso rivisitati da alcuni ristorantini e taverne ma sempre in linea con i sapori classici; questi comprendono quindi cipolle, cetrioli, aglio, formaggi e spesso spezie. Crediamo che la cucina greca sia una delle più buone e variegate, in quanto comprende sia piatti a base di pesce che quelli a base di carne per cui sarà facile accontentare il palato di tutti. In più mangiare a Creta, così come in tutta la Grecia, è veramente economico non solo per la parte street food ma anche in ristoranti veri e propri. Vediamo quindi questa carrellata di piatti cretesi/greci che abbiamo gustato e che potrete (anzi DOVETE) assaggiare anche voi:

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Souvlaki

è lo spiedino più famoso della Grecia e raccoglie vari tipi di carne dall’agnello alla salsiccia di maiale. Generalmente è accompagnato dalla nota salsina tzatziki oppure dalla salsa allo yogurt. Immancabili sono le verdurine come pomodori e cetrioli ma anche la cipolla, molto utilizzata nella cucina greca. Noi vi consigliamo di mangiare questo spiedino come spuntino veloce e sostanzioso quando trascorrete l’intera giornata fuori casa, tanto troverete sempre qualcuno sulla strada che li prepara da asporto.

Moussaka

La Moussaka è una delizia per il palato. Si tratta di uno sfornato di melanzane, carne macinata e besciamella ma, a Creta l’abbiamo gustata anche con un bello strato alto di patate all’interno e servita in piccoli contenitori di coccio, Certo mangiare la moussaka non è proprio l’ideale per chi è attento alla linea ma è un piatto unico e per una sera si può cedere a tanta bontà.

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Yogurt

in assoluto la nostra colazione preferita. Non si può andare in Grecia e non assaggiare lo yogurt tipico: cremoso, compatto, molto acido ma altamente versatile, non a caso utilizzato tantissimo nella cucina sia per il dolce che per il salato. Noi preferivamo mangiare lo yogurt con miele, muesli di cerali e frutta secca ma molto buono anche accompagnato solo da frutta fresca.Spesso a Creta vi verrà proposto lo yogurt anche come dessert a fine pasto, servito con il topper che preferite.

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Dolmades

Non lasciatevi assolutamente ingannare dall’aspetto, se non li assaggiate non sapete cosa vi perdete! I dolmades sono involtini di riso e carne macinata avvolti in foglie di vite. Il sapore è fresco e uno tira l’ altro Noi li abbiamo mangiati con una salsa di accompagnamento a base di uova, limone e prezzemolo, una sorta quindi di maionese delicatissima che smorza forse anche un po’ il sapore leggermente acido dell’involtino che ripetiamo è comunque buonissimo anche da solo.

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Insalata greca

Una vera istituzione a tavola a Creta e in tutta la Grecia.Aperitivo, contorno, spezzafame o stuzzichino per accompagnare la birra, l’insalata greca è sempre presente: comprende verdure di vario tipo come pomodori e cetrioli e nel mezzo del piatto una freschissima fetta di feta, formaggio tipico greco, onnipresente nella loro cucina. Fresca, leggera e sana mangiatela quando vi va.

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Piatto tipico, altro non è che una buona frittura dai calamari freschi, come suggerisce il nome che sono ottimi accompagnati da un buon vino bianco locale e sebbene sia frittura noi vi consigliamo di ordinarla a cena in un bel ristorantino di specialità di mare per godere al meglio del buon sapore del pesce fresco

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Gyros

Altro piatto che vi “salverà”  pranzi e cene on the road è il gyro; per Circa tre euro avrete tra le vostre mani una pita farcita con carne simile al kebab. meno speziata però, tzatzikiverdure e cipolle che potrete sostituire con patatine fritte. Non sarà il massimo della leggerezza ma è un piatto completo che scende giù alla perfezione con una birra ghiacciata.

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Raki

Vi verrà offerto e non potrete assolutamente rifiutarlo. Un alcolico fortissimo, un’ acquavite per la precisione che potrete gustare a fine pasto e per i cretesi è un simbolo di ospitalità e convivialità..non a caso, in compagnia dei cretesi ne berrete anche più di uno, quindi magari evitate la guida dopo

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Creta-parte 2-Viaggio nella culla della civiltà

Se festeggerete il vostro Ferragosto sull’isola

e  volete “vivere qualcosa di tipico” o meglio vivere come glia bitanti dei luoghi che visitate (come facciamo noi), non potete perdere assolutamente la festa a Damasta un paesino arroccato su una montagna, nella cui piazzetta della chiesa vengono allestiti tantissimi tavoli, c’è un menu fisso e per pochi euro mangerete carne grigliata e buon vino.

La festa a Damasta, è un salto nelle tradizioni; abbandonate il vostro smartphone e la vostra fotocamera e godetevi il momento. Ascoltate la lingua greca, inebriatevi con il profumo del buon vino cretese e se vi viene voglia ballate al ritmo della musica tipica ma se non sapete ballare allora alzatevi e guardate come ragazzi, ragazze, uomini e donne ballano in cerchio una danza cretese e poi..aspettate i fuochi.

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Essere a Creta

e viverla come abbiamo scelto di viverla noi, vuol dire anche scoprire ed amare le sue radici più profonde e quelle di Creta sono piuttosto conosciute. Da sempre,nei libri di storia, c’è un capitolo dedicato solo al popolo cretese, popolo di navigatori e commercianti, noto per la raffinatezza e l’eleganza che si manifestava soprattutto nell’arte. Simbolo del potere e dello sfarzo cretese era il Palazzo di Cnosso, noto anche e soprattutto per il mito di Teseo e il Minotauro. Ancora oggi il palazzo di Cnosso, residenza di uno tra i più grandi re della storia, Minosse, mostra lo splendore che neanche il tempo e le calamità naturali hanno potuto intaccare.

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La parte più complicata di un viaggio è sempre il ritorno alla “realtà”

ma c’è un modo per alleggerire tutto e cioè portare con sè qualcosa che ricordi fortemente quel luogo, che sia un odore, un sapore o un colore che più ci ha accompagnato in questo viaggio. Passeggiare per le vie di Retimo, affollate e colorate ci ha aiutato molto. lì abbiamo scelto anche qualcosa di significativo che racchiudesse l’essenza di questo viaggio, anche per le persone a noi più care, affinchè potessero “conoscere” anch’esse quest’isola e pur non avendola mai vista, conservarne un pezzetto nelle proprie case.

Retimo ha un fascino che non conosce le convenzioni temporali, bella sia di giorno che di notte, conserva  in sè la storia di popoli che si sono succeduti nel tempo e hanno lasciato il proprio segno: dalla loggia venziana ala fontana Raimondi.

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Come al solito, il viaggio mi insegna qualcosa e stavolta ho avuto una grande lezione che dovrò sempre tenere a mente: mai lasciarsi condizionare da infondati pregiudizi; Se un luogo non è definito “trendy”, se non è nei most popular di Instgram, se non è in cima alla wishlist delle vacanze dei più, questo non vuol dire che non abbia qualcosa da regalarti. Creta mi ha regalato una stupenda tavolozza di colori, un bouquet di profumi, il sapore delle spezie e dello Yogurt, rocce calde, mare profondo e vento fresco e …si me ne vado con quel velo di malinconia che solo un gran bel viaggio ti lascia dentro. Creta mi ha regalato giorni indimenticabili, mi ha regalato musica, balli, rakì, sabbia bianca e tramonti rossi sul mare e tra le montagne. Creta regalerà sempre qualcosa, perchè Creta è cosi…ricca.

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Creta-il viaggio nella culla della civiltà-prima parte

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Creta

Ricca

Lo ammetto, quella è stata una delle poche volte in cui non sono partita con grande entusiasmo, non conoscevo Creta, non ne sapevo niente; poco pubblicizzata, non troppo in voga tra i miei coetanei, un po’ dimenticata dagli altri travel blogger; eppure così grande, così presente nei nostri libri di storia, una delle culle della civiltà europea. Perchè avevo storto il naso? ancora non lo so ma fatto sta che mi sono ricreduta, ho dovuto…

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Creta così grande, così variegata. Nell’ aria il profumo delle spezie medio-orientali, la musica che sembra provenire da lontano, nello spazio e nel tempo.Grandi distese di rocce, vigneti, pascoli e poi mare; mare cosi azzurro, così trasparente, freddo, vivo. Tante piccole insenature in cui non senti il caldo della vicina Turchia, il vento ti coccola, ti rinfresca e ti lascia riposare al sole.

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Agia Pelagia è una baia pittoresca

a  sud-ovest da Heraklion, la capitale di Creta. Così piccola e caratteristica ospita tante famiglie e anche tanti giovani sotto gli ombrelloni in paglia di piccolissimi stabilimenti balneari. Il mare è una piscina naturale, la riva è nettamente separata dallo strapiombo grazie ad una fascia di rocce.  Lì dove il mare diventa più profondo, più blu e più freddo non si può non indossare la maschera per scoprire i veri padroni delle acque di Creta: coloratissimi pesci di tutte le specie, nuotano incuriositi intorno al tuo corpo..uno spettacolo a pochi metri dalla sabbia bianca.

Tutta la spiaggia è costeggiata da ristorantini, di cui il nostro preferito è il coloratissimo “The Home” :noi ci andiamo tutte le mattine, per la vista, per l’ ambiente accogliente e per la colazione a base di yogurt greco condito con muesli, frutta secca e miele ma spesso ci andiamo anche a pranzo o a cena, ci sentiamo veramente a …casa.

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Heraklion

la capitale, mantiene tutta la sua autenticità in ogni via, sia la mattina che la sera. Il piccolo porto è accogliente e tutti i locali, dal ristorante alla discoteca, conservano sempre un po’ di tradizione greca. I ristorantini servono pesce fresco accompagnato da Ouzo, le strade, a misura di turista, sono delicatamente illuminate e perfette per lunghe passeggiate tranquille anche se si respira sempre aria di festa. Gli edifici storici sono veramente imponenti e maestosi, conservano tutto lo splendore che da sempre caratterizza la Grecia, in ogni epoca, in ogni secolo,dagli albori della civiltà.

Il posto ideale per fare festa, alla maniera cretese è spostarsi ad Hersonissos, quotatissima per la vita notturna e la trasgressione, qui si concentra la gioventù dell’ isola unita a quella proveniente del resto del mondo.

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Una delle spiagge più belle dell’ isola

è sicuramente Elafonissi Beach ed è anche conosciuta come la spiaggia rosa.  L’unica bellezza universale è quella della della natura e questa spiaggia è una delle dimostrazioni di quanto ciò sia vero. Kilometri di coralli che con il tempo si sono letteralmente sbriciolati lasciando una sorta di sabbia rosata continuamente accarezzata da acque trasparenti.

La strada che conduce da Agia Pelagia  a Elafonissi è lunga e oserei dire impervia; non dimenticheremo mai i kilometri di montagna che abbiamo attraversato,le curve a gomito e le salite con il sole di faccia, ma non dimenticheremo mai neanche ogni paesaggio di cui abbiamo potuto godere. Su queste montagne anche la gente sembra diversa, sembra rimasta intrappolata in un tempo di gentilezza, ospitalità e buone maniere che oggi è quasi impossibile trovare. Per questo, non rifiutate l’invito a pranzo di una signora che ha un piccolo locale di prodotti tipici e non meravigliatevi se al ritorno vi aspetterà per bere insieme il fortissimo liquore tipico cretese, Rakì .

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Grotta di Seiano- un luogo segreto e inesplorato

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GROTTA DI SEIANO

(Napoli)

 

Inesplorata

Non riesco a capire perchè esistano luoghi in grandi città come Napoli, che rimangono quasi sconosciuti alle migliaia di turisti che le riempiono in ogni stagione. Questo è il caso della grotta di Seiano, poco conosciuta anche dagli abitanti stessi della città,è un posto meraviglioso, impregnato di cultura e misteri.

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credit: http://www.medeart.eu/visite-guidate-napoli/parco-archeologico-del-pausilypon-e-grotta-di-seiano-2/

L’accesso alla grotta è alla discesa di Coroglio, siamo nella ex zona Italsider del quartiere Bagnoli. La grotta è piuttosto un lungo tunnel di quasi 800m che venne fatto edificare in epoca imperiale e attraversa la grande collina di Posillipo.

Il buio, il silenzio ,l’umidità leggera della grotta la rendono ancor più maestosa e regale;un’opera imponente che attraversa fiera la natura e sembra con essa resistere al tempo che passa.

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Alla fine del tunnel, si giunge ad un fantastico sito archeologico che custodisce  i resti di un grande teatro dalla capienza di circa 2000 posti. Da qui la vista è stupenda, il mare di Posillipo si mostra in tutto il suo splendore, baciato dal sole e accarezzato dal volo dei gabbiani.

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La stessa area archeologica ospita un secondo teatro, molto più piccolo e al coperto; la vera meraviglia di questo luogo sono le pavimentazioni e i mosaici che è ancora possibile ammirare  e sono una testimonianza importante che custodisce storie e segreti del passato più lontano.

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La passeggiata per il sito è piacevole; nonostante il caldo è possibile trovare un po’ di fresco nella rigogliosa vegetazione e poi vale la pena anche per i meravigliosi panorami che si incontrano lungo il cammino. Una sorta di terrazza naturale si affaccia su uno dei luoghi più belli di Napoli, il parco della Gaiola. Qui la nostra guida ci mostra la cosiddetta Villa Maledetta. Quest villa dei primi del 900, tanto panoramica e tanto sventurata, è stata la dimora di moltissimi personaggi illustri. A quanto pare però, una volta stabiliti in casa, pare che tutti gli inquilini abbiano poi subito atroci disgrazie.

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La nostra visita termina con il ritorno verso il tunnel, dopo due piacevoli ore in questo luogo meraviglioso.un luogo incantevole che ho deciso di definire..inesplorato.

 

Se volete visitare anche voi questa luogo così misterioso ecco alcune info:

  • il parco è visitabile su prenotazione
  • è aperto dal lunedì al sabato
  • la visita è GRATUITA
  • le visite si effettuano in gruppi di massimo 40 persone con orari prestabiliti

per prenotare o chiedere altre info potete telefonare al numero 081.2301030, dalle ore 10,00 alle 13,00 dal lunedì al sabato;

Link utili

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Amalfi coast-to-coast. On the road sulla costiera amalfitana

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Amalfi

Profumata

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Intima Procida- week-end alla scoperta di tutti i colori dell’isola

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PROCIDA

Intima

 

Meno conosciuta di Ischia e Capri, la piccola Procida è un gioiellino a circa un’ora di nave da Napoli. Nel porto, ad accoglierci ci sono i tutti i colori pastello che caratterizzano le casette dell’isola oltre alle piccole barchette di pescatori, che sembrano ormeggiate lì apposta per essere fotografate da qualunque prospettiva.

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Quest è stata la mia prima volta a Procida ma avevo desiderato tanto visitarla.La immaginavo come il luogo ideale per rilassarsi ed in effetti lo è; il turismo di Procida è molto diverso dalla movida che si incontra a Ischia e il glamour-chic di Capri. Si tratta di un’isola adatta a lunghe passeggiate a piedi, cene romantiche a base di buon pesce fresco, in riva al mare e spiagge un po’ selvagge spesso da raggiungere dopo aver sceso 200 e più scalini.

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Noi abbiamo affittato un motorino per i tre giorni in cui abbiamo soggiornato sull’ isola, che è così piccola che con lo scooter o con l’ auto si visita in una giornata. Eppure ogni angolo, ogni scorcio di Procida è una scoperta continua, un paesaggio da immortalare, un tripudio di colori che illuminati dal sole diventano ancora più sgargianti.

Uno dei luoghi più caratteristici è sicuramente Corricella il cui nome in latino significa “bella contrada” ( Non a caso Procida è divisa in 9 contrade) ed è un tipo borgo di pescatori a cui si accede solo attraverso una gradinata. Questa zona è bella sia di giorno che di sera; di giorno per i colori pastello delle case e di sera per le banchina illuminata dalla luce delle candele sui tavoli dei ristoranti.

Noi siamo stati  a pranzo in un posto celebre quale la Locanda del postino.
In questa locanda, in cui potrete gustare ottimi piatti di mare, l’indimenticabile Massimo Troisi, girò il suo più celebre capolavoro: il Postino

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Altro ristorante carino in zona, in cui siamo stati a cena è La Gorgonia. Pesce fresco, Tavoli proprio sulla banchina, candele e ambiente intimo e riservato.

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Altra meta che ci ha colpito molto, sulla parte opposta dell’isola, è stato l’ isolotto di Vivara, un’oasi protetta raggiungibile attraversando un lungo ponte sospeso sul mare che è veramente cristallino. Proprio a Vivara si può godere di tramonti spettacolari anche se la zona è sempre un po’ più ventilata a quanto pare

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Il centro storico di Procida, la meravigliosa Terra murata, è un altro luogo caratteristico da cui si può godere di un panorama mozzafiato e respirare la genuinità di questa terra in cui la gente ha sempre un sorriso spontaneo e cortese, tutti sono pronti ad aiutarti perchè tu possa visitare al meglio l’isola, ognuno a un posto segreto o speciale che ” devi assolutamente visitare”. Anche se sono le 22:30 nessun ristoratore ti lascia alla porta, anzi ti consiglia cosa mangiare e l’indomani dove andare in spiaggia o a fare un aperitivo, come è succeso a noi con i gentilissimi proprietari del ristorante Sent Co

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Vivere questa Full Immersion di tre giorni a Procida è stata una meravigliosa esperienza e fa veramente riflettere su come posti così piccoli e vicino a noi, nella nostra meravigliosa Penisola, possano rimanere così indelebili. Delle mattine mi sveglio con la voglia di affacciarmi dal terrazzo del nostro splendido B&B Il Comandante e vedere quel mare risplendere.

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Bere un buon caffè della Moka e guardare le piccole barche che lentamente si allontanano dal porto, mangiare una delle tipiche brioche e guardare le case colorate, così piene di vita, di storia e tradizioni.Camminare tra fiori colorati e passeggiare sulle spiaggette così intime e raccolte. Ecco questo è l’ aggettivo per Procida:Intima.

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