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Cala Llonga-4-spiagge di Ibiza a nord-est
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Le migliori spiagge di Ibiza a Nord-est: scopri un’insolita Ibiza Le più belle e meno note baie e spiagge di Ibiza

Vi avevamo dato 5 buoni motivi per innamorarvi di Ibiza ma non vi abbiamo detto che esiste una Ibiza completamente diversa da quella che siamo abituati a sentire o ad immaginare. Esiste un’insolita Ibiza, un’Ibiza sconosciuta, quella dove soggiornano famiglie e anziani, una zona dove le spiagge sono attrezzate per i bambini, sono piuttosto tranquille, ed è anchè più facile trovare parcheggio…ci credereste ? Ebbene stiamo parlando delle spiagge di Ibiza a Nord-est, parliamo di un’insolita Ibiza.Quando abbiamo deciso di partire per Ibiza eravamo decisi a cercare qualcosa di diverso dell’isola, un itinerario insolito che potesse essere di ispirazione a chi sente tanto parlare di Ibiza ma crede che non faccia al caso suo. In più avevamo chiesto su Instagram di scegliere tra un itinerario di Movida e uno di Relax e quest’ultimo aveva stravinto…non potevamo tirarci indietro.

Cala Llyonga

Il nostro appartamento é a Cala Llonga, una caletta meravigliosa attorno alla quale si è sviluppato un turismo molto diverso da quello che caratterizza la parte a sud dell’isola: ci sono tantissimi anziani tedeschi e inglesi e tantissime famiglie con bambini, molte anche italiane. La spiaggia è piuttosto attrezzata, la sabbia dorata e sottile e il mare non troppo profondo per metri e sempre piuttosto quieto, nonostante spesso soffi il vento. Barche piccole e grandi attraccate nella baia si godono il sole e le acque cristalline.

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Partire da Cala Llonga ci da la possibilità di muoverci facilmente verso nord-est alla scoperta di nuove e bellissime spiagge di questa Ibiza insolita, più sconosciuta e selvaggia, quella tranquilla e paradisiaca che tanto amano le famiglie.

Cala Llyena

Il primo giorno ci spostiamo quindi subito verso Cala Llyena a circa 15 minuti da Cala LlongaCala Llyena é una di quelle calette di Ibiza nascoste da una una vegetazione rigogliosa e selvaggia, la stessa che costeggia i tornanti e le curve a gomito delle strade del nord perfettamente asfaltate. La sabbia é fine, dorata e accarezzata da questo mare che ad Ibiza, non é mai di un solo colore ma di tante sfumature che vanno dal blu intenso all’acquamarina. In lontananza si scorgono le casette dei pescatori, con i tipici scivoli per le barchette, costruzioni che qui vedremo spesso anche sulle spiagge più affollate e modernamente attrezzate.Questo mare è così bello è ipnotico che neanche le grosse nuovole colme di pioggia riescono a distogliere la nostra attenzione da esso. Qualche goccia di pioggia non ci intimorisce, non corriamo al riparo, rimaniamo seduti sulla sabbia e la nostra positività viene premiata: torna a splendere il sole. Impariamo presto che questo ad Ibiza succede spesso: piove pochi minuti e poi il sole cocente torna a splendere, piove su un versante mentre sull’altro il cielo è completamente limpido.. insolita Ibiza anche per questo. C’è molta gente: bambini anche piccolissimi, qualche gruppo di ragazzi, topless che sfilano sul bagnasciuga e qualche nudo integrale. Non ci sono venditori ambulanti a parte quelli che vendono macedonie di frutta o bibite fresche.

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ibiza insolita spiaggia libera cala Llyena

Cala Mastella

Il pomeriggio ci spostiamo verso un’altra caletta, piuttosto piccola, per lo più sconosciuta: Cala Mastella. Cala Mastella è una delle spiagge più piccole di Ibiza, una sottile lingua di sabbia e ciottoli ed una sola taverna, molto rustica è dal sapore bohiemien dove  poter gustare solo a pranzo una paella casereccia con pesce freschissimo che pare sia tra le più buone di Ibiza, un vero e proprio posticino segreto. La piccolissima spiaggia si raggiunge dopo aver attraversato una rigogliosa pineta, una di quelle che vi sarà molto facile vedere nella verdeggiante parte nord dell’isola.

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10 cose da fare in Repubblica Dominicana

Ecco un elenco di 10 cose che dovete assolutamente fare in Repubblica Dominicana

  1. Masticare della canna da zucchero appena colta e tagliata da un dominicano per assaporare tutto il suo sapore dolce, che non dimenticherete mai.
  2. Anche se non siete esperti, in Repubblica Dominicana dovete assolutamente provare ad andare a cavallo in un grande campo verde ma ancor di più in riva al mare
  3. Assaggiate il rum dominicano, ma soprattutto sorseggiatelo da una noce di cocco magari sulla spiaggia di fronte al mare
  4. Guidate un buggy a tutta velocità ed esplorate l’ entroterra dell’ isola
  5. Per tutti, consigliamo di indossare la maschera e fare snorkeling tra le meraviglie del mare dei Caraibi
  6. Il vero dominicano, vi porterà su una lancia e correrete con lui tra le onde dell’oceano Atlantico
  7. Godetevi il caldo e il sole ma riparatevi sotto una palma e schicchiate un pisolino, sarà il migliore della vostra vita.
  8. Fate una visita speleologica, la Repubblica dominicana è ricca di grotte e cave nascoste che custodiscono storie e segreti
  9. Assaggiate le aragoste, godetevi questo lusso ad un piccolo prezzo
  10. Cercate le stelle marine e stupitevi della loro bellezza, ma ricordatevi di non tenerle troppo fuori dall’acqua, morirebbe e qualche dominicano potrebbe arrabbiarsi
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Safari in Repubblica Domenicana- tra zucchero e rum

Terza escursione, forse la più insolita; il nostro amico, Gabriele il Toscano, colui che organizza le nostre escursioni l’ha soprannominata Safari.

Cosa ci aspetta alle otto del mattino fuori da nostro resort? Un pulmino fuoristrada  in perfetto stile Safari è una guida simpaticissima dai capelli lunghissimi che sembra un vecchio indiano d’America, poliglotta e canterino.

La nostra visita comincia dalle immense piantagioni di canna da zucchero che ricoprono Santo Domingo; esse vengono tagliate con un machete e aperte di modo da farCi assaggiare il sapore vero dello zucchero.

La canna da zucchero é dolcissima, un succo zuccherino e scoppiettante che, come al solito, viene accompagnato da un bicchierino di rum.

Scopriamo che, a lavorare le piantagioni di canna da zucchero sono in realtà le persone di Haiti che dopo il terremoto del 2010 di sono trasferite in Repubblica Dominicana.

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Lo stato in cambio della manodopera fornisce loro casa ed educazione per i bambini. Tuttavia le case fornite altro non sono che baraccopoli vicino ai campi di canna da zucchero. La gente qui é poverissima ma ci saluta e non chiede e non vuole niente, basta scambiare qualche parola per avere in cambio benedizioni e sorrisi.

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A proposito dei bambini, visitiamo anche una scuola. I bambini indossano delle divise con polo azzurra e gonnellino beige per le femminucce, calzoncini per i maschietti. Ci aspettano con ansia e noi non vediamo l’ora di dar loro caramelle e quaderni.

In realtà ci aspettavamo una situazione molto più drammatica; la scuola in cui siamo è dislocata tra più edifici e molto pulita ma come spesso accade, forse c’è un po’ di business che approfitta della tenerezza che suscitano i bambini. Stranamente all’ingresso della scuola c’è una bancarella di caramelle che attende i turisti, la cosa ci sorprende e ci lascia un po’ interdetti.

Tuttavia i bambini sono teneri come quello di ogni posto del mondo; ci guardano, studiano i nostri vestiti, cellulari e fotocamere, qualcuno é attento ai movimenti di dollari quasi come desiderasse una banconota piuttosto che un biscotto e forse sarebbe di quello,che avrebbero veramente bisogno a casa. Giochiamo e parliamo con i bambini, sbagliando scattiamo qualche foto con loro.. ma questa é un’altra riflessione.

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Seconda tappa del nostro Safari é in maneggio; se vuoi vivere da dominicano devi anche saper cavalcare o almeno provarci.. io ci provo ma credo che me la cavo meglio ad andare a piedi. In compenso il figlio del proprietario di circa dieci anni, cavalca il suo stallone, divertito e sicuro di se.

In questo luogo é possibile osservare anche le piantagioni di tabacco e la cosa ancor più interessante é osservare la lavorazione dei sigari fatta davanti ai nostri occhi da un simpaticissimo dominicano che ne regala qualcuno, si mette in posa per le foto e ci invita a farne qualcuna con lui.

Nello spaccio di questo luogo si vendono prodotti locali come i sigari, il Ron Barcelo, ovvero rum dominicano e la Mamajuana.

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La mamajuana é un prodotto tipico, un intruglio di rum, miele e 17 radici diverse messe a macerare ; i dominicani lo credono afrodisiaco, noi lo troviamo pesantissimo e buonissimo.

Il Safari continua e stavolta ci porta alla casa de Maria una piccola azienda familiare con interessanti produzioni: dalla frutta al cacao, dallo zucchero al caffè.
Ogni prodotto ci viene fatto assaggiare ed é buonissimo, il caffè é molto scuro ma non particolarmente amaro, il cioccolato é divino così come la frutta.

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Il Safari prosegue e se non ci fossimo saziasti abbastanza con gli assaggi ora c’è un pranzo con piatti tipici domenicani in un ristorante molto caratteristico, in cui le cameriere indossano abiti tipici, bellissimi, con i colori della bandiera domenicana.

La guida decide di portarci in un luogo non molto distante dal ristorante per mostraci uno dei veri problemi della Repubblica Dominicana. Lì vicino, c’è  il letto di un fiume che doveva essere piuttosto grande ma che purtroppo a causa della siccità é completamente prosciugato. I cambiamenti ambientali sono diventati il cruccio dei paesi caraibici, che vivono di turismo e agricoltura, quest’ultima però a causa della siccità é messa praticamente in ginocchio.

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Nell’ultima tappa del nostro Safari ci ritroviamo in città, alla chiesa de nuestra señora di Altagracia, uno dei luoghi di culto più affollati dell’isola e non dimentichiamo che i dominicano sono in prevalenza cattolici e anche molto praticanti.
La basilica che fu eretta durante il papato di papa Paolo Giovanni  XXIII, é la più grande dell’isola. La chiesa é molto moderna e avanguardistica, con grande percentuale di cemento nella sua architettura, ma la luce che filtra dalle vetrate riesce a rendere la chiesa molto calda. All’interno é custodita una teca con l’immagine della vergine e oltre ai turisti ci sono molti dominicani in fila per pregare pochi secondi dinnanzi ad essa.

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Saona-l’isola che hai sempre sognato

La nostra seconda escursione è stata all’isla Saona, il cui nome sicuramente vi suonerà familiare per vari motivi.

Cominciamo a raccontare l’origine di questo nome; avrete notato sicuramente l’assonanza con  la città italiana di Savona, in Liguria. Fu l’esploratore genovese nostrano, Cristoforo Colombo, che scoprì l’isola e la battezzò Saona, come tributo ad uno dei suoi uomini e suo amico, originario della città ligure.

Ancora oggi quest’isola di 400 abitanti e poco più, è gemellata con la nostra Savona la quale ha donato il generatore di corrente, l’unico dell’ isola.

Avevamo letto tantissimo su Saona, recensioni, post su blog e racconti di viaggio. Sapevamo che era stata scenografia di film e spot pubblicitari, ma non pensavamo fosse veramente così bella.

Approdare a Saona vuol dire, essere catapultati su una di quelle isole da cartolina, quelle che non pensi possano esistere davvero.

Ad attenderci alla spiaggia Canto de la playa c’è un piccolo amico a quattro zampe ma non è il solo; granchietti e tafani ci pizzicano continuamente, ma in fondo sono loro i proprietari dell’ isola.

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Le palme di Saona sembrano differenti da quelle viste fino ad ora, probabilmente perchè molto fitte.Come isola è sicuramente più “addomesticata” della bella Catalina ma l’opera dell’uomo non è stata affatto invadente, anzi tutto si sposa perfettamente con la natura dell’ isola.

Non riesco a smettere di fissare i veli colorati, fissati alle palme, che ci riparano dal sole. Si muovono sinuosi quando il vento respira dolcemente e il sole fa risplendere i loro colori, è veramente un sogno.

Anche qui, lo snorkeling è molto soddisfacente, non ci si stanca mai di questo mare; il tempo di asciugarsi sulla sabbia bianca farinosa e poi di nuovo la maschera.

In quest’isola facciamo una scoperta meravigliosa: c’è un uomo che si prende cura delle uova di tartaruga e delle tartarughe neonate finchè non saranno pronte per il mare aperto.

L’uomo ci racconta che le tartarughe depongono le uova sempre nel posto in cui esse sono nate; Tuttavia le loro uova sono cibo prelibato per gli uccelli ma anche per gli uomini, infatti alcuni dominicani le mangiano, credendole afrodisiache.

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Queste tartarughine sono piccolissime e dolcissime, l’uomo ci insegna a prenderle di modo che non si stressino e ce le lascia fotografare, a patto di non stancarle.

Anche a Saova, siamo accompagnati da Popeye e Beppe che ci fanno scoprire un luogo veramente magico. Lungo le coste di Saona, si può assistere ad uno spettacolo della natura mozzafiato: atolli a pelo d’acqua e vere e proprie piscine naturali. In questi luoghi l’ acqua è calda a causa del sole cocente ma lì dove ancora riusciamo a toccare, ci rendiamo conto che non siamo soli. Qui, a farla da padrone, sono delle meravigliose stelle marine giganti.

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Quello che apprezzo di più è l’ amore e la gelosia dei dominicani per la loro terra; ci dicono di rimanere lì quanto vogliamo per fare il bagno, sorseggiare rum, ballare e fotografare le stella marine ma ci pregano di tenere le stelle sempre a pelo d’ acqua per evitare che muoiano al sole.

Non c’è niente da dire, da obiettare o commentare, si fa quello che ci chiedono. Posso solo apprezzare la preoccupazione di Beppe che nonostante si diverta ha sempre un’occhio vigile, per accertarsi che le sue stelle stiano bene.

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Casa de Campo e Alto de Chavon- tra i Caraibi e Holliwood

L’escursione all’Isla Catalina di cui vi avevamo parlato nel post precedente, prevedeva a fine giornata una passeggiata piacevolissima a  Casa de Campo.

Casa de Campo è un luogo veramente esclusivo sula foce del fiume Chavon. Si tratta di una sorta di immensa proprietà privata ove è possibile ammirare gli yacht e le ville più belle di personaggi famosi come Shakira, Ricky Martin e qualche nome noto in Italia, come quello di Silvio Berlusconi.

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Il viaggio da Catalina al fiume Chavon è piuttosto movimentato, le correnti sono forti, il mare agitato e le onde, dalla punta della lancia si sentono in maniera pazzesca. La barchetta salta sui cavalloni e mentre noi siamo tutti piuttosto impauriti, Popeye e Beppe se la ridono da veri lupi di mare.

Le acque si calmano immediatamente, appena entrati nel piccolo molo di Casa de Campo, piccolo ma non troppo, data le grandezza delle barche che ospita. La nostra è una passeggiata tra ville, palme, spiaggette private e prati all’inglese, piuttosto turistica e non particolarmente entusiasmante a dirla tutta.

La vera meraviglia comincia quando risaliamo il corso del fiume Chavon, tra altissime mangrovie e acqua verde e calma. Il fiume sembra quasi lo scenario di un film che ci sembra di aver già visto e in effetti lo è: scopriamo che si tratta del luogo in cui sono stati girati colossal quali Rambo2, Apocalypse Now e King Kong.

La vegetazione è rigogliosa e misteriosa, alzando lo sguardo ci osservano da su, grandi uccelli di ogni tipo, specie mai viste e dal volo meraviglioso.

La barca si ferma per permetterci di risalire sulla terraferma, al paesino di Alto de Chavon. In realtà ci viene avvertito che al paesino si arriva dopo aver risalito circa 100 scalini per cui alcuni dei nostri “compagni” decidono di rinunciare a questa seconda escursione.

Alto de Chavon sembra un piccolo borgo medioevale all’ italiana, ma le sue origini non sono poi così antiche.

Si tratta in realtà di un progetto del 1976; Charles Bluhdorn, allora presidente della Paramount che ebbe l’ idea di creare un paesino tra le montagne in stile medioevale ed è perfettamente riuscito, dato che non conoscendone la storia tutti penseremmo a qualcosa di veramente datato.

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Il paesino in cui camminiamo quindi non è altro che una enorme “scenografia”,  perfettamente in linea con tutta Casa de Campo, in cui si perde la natura selvaggia dell’ isola, per accontentare i turisti facoltosi, ricreando per essi quasi un mondo a parte, dove la sola cosa vera è l’indubbia bellezza del fiume Chavon.

Oltre a locali, boutique e pittoreschi ristorantini, il paesino ospita anche il museo Tainos, ovvero il luogo in cui sono conservati i resti e le testimonianze degli indigeni dominicani, i Tainos appunto.

Altro luogo suggestivo, anch’esso completamente “finto” è il grande anfiteatro che a Santo Domingo ospita e ha ospitato i concerti degli artisti più importanti come l’immenso Carlos Santana, Julio Iglesias e Frank Sinatra.

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L’anfiteatro di Alto de Chavon è in stile Romano con circa 5000 posti a sedere e da lontano si scorgono resti di colonne, anche quelle ovviamente, molto poco antiche.

Molto importante è la scuola d’ arte situata nel paesino affiliata con la Parson school of design di New York e la Iglesia San Estanislao de Cracovia, ovvero la chiesa di San Stanislao di Cracovia, tributo a Papa Giovanni Paolo II. Questa chiesa ha ospitato e ospita molti matrimoni, anche di personaggi celebri.

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Catalina-isola selvaggia per la prima escursione

La nostra prima escursione in Repubblica Dominicana è allisola Catalina. 

Catalina è una splendida isola selvaggia, situata tra l’azzurrissimo mare dei Caraibi e il blu profondo dell’oceano Atlantico.

Ci accompagna Beppe, una guida dominicana simpaticissima che parla quattro lingue e più, insieme al silenzioso “Popeye”, il capitano della lancia che ci accompagnerà in tutte le escursioni.

Non siamo soli, siamo in un gruppo di argentini, italiani e francesi..non so come sia possibile ma ci capiamo tutti, abbiamo tutti paura della lancia che corre nel mare e ridiamo sotto l’ effetto della vitamina “R”…cos’è? bhe ovviamente rum e qui è IL RUM, quello buono!

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Poco prima di avvicinarci all’isola, Popeye ferma la lancia e ci mostra con orgoglio il “suo” mare trasparente, così trasparente che riusciamo a vedere nitidamente la barriera corallina, i pesci colorati e piccole meduse trasparenti. Lo snorkeling è bellissimo ma anche pericoloso: la nostra barca è ferma proprio al confine tra le acque trasparenti e nitide e lo strapiombo nero e misterioso, da 10 a 40 metri in poche bracciate.

Le regine di Catalina sono le palme altissime e strapiene di cocchi; I domenicani li raccolgono e li vendono per pochi euro, insieme all’olio di cocco ma anche alle aragoste appena pescate. In più, su quest’isola le palme sono veramente uno dei pochi luoghi di riparo dal sole, l’unico posto in cui abbiamo goduto di un po’ di fresco dai 35 gradi delle 10 del mattino.

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Chi sceglie Catalina, generalmente la apprezza per lo snorkeling perchè la barriera corallina è immensa e la varietà di pesci, coralli e piante marine è vastissima. Noi abbiamo avuto la fortuna di “incontrare” due grandi razze che nuotavano pacificamente sul fondo, circondate da una miriade di pesci di ogni colore.

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Lo snorkeling qui è adatto praticamente a tutti: agli esperti, ai non esperti, a coloro che lo praticano per la prima volta e addirittura ai bambini; si perchè anche a riva c’è una grandissima varietà di pesci coloratissimi, per cui anche i bambini si divertono particolarmente.

In un’isola quasi deserta, ci meraviglia un po’ trovare un piccolo mercatino locale ma i commercianti sono simpaticissima e vale la pena anche scambiarci solo due parole e qualche risata.

Purtoppo, Catalina è un’isola deserta solo fino ad una certa ora perchè poi comincia ad affollarsi di turisti e, da spiaggia selvaggia, si trasforma in spiaggia all’italiana, tra urla, cibo, rum e gente che tenta fotografie sulle palme in pose circensi che spesso finiscono con rovinose cadute.

Ad ogni modo, ci godiamo il pranzo con Beppe, Popeye e la nostra piccola compagnia all’ombra di un gazebo di legno e ci godiamo i buonissimi fagioli neri, carne alla griglia e un vento leggero che di tanto in tanto rinfresca l’aria e scuote elegantemente le chiome delle palme…

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Repubblica Dominicana- Viaggio nella grande isola dei Caraibi

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Repubblica Dominicana

Dolce

Credo che nei giorni in cui siamo stati in Repubblica Dominicana abbiamo scoperto cos’é la felicità; credo che la felicità sia il momento in cui senti un forte entusiasmo per la vita, quando i tuoi occhi si riempiono di bellezza e l’animo dimentica ogni tipo di problema. Queste sensazioni del momento, le riesci a rivivere ogni istante in cui le ricordi, lo stesso entusiasmo, lo stesso senso di pace; si, credo sia questa la felicità e io in quel momento sono stata veramente felice.

Non nego di essere una persona ansiosa, mi preoccupo sempre di tante, troppe cose e questo viaggio mi preoccupava per tanti motivi: le ore di viaggio, il periodo degli uragani, la fama della Repubblica Dominicana. Ma quando ti svegli al mattino e un mare cristallino ti luccica davanti agli occhi ti rendi conto di quanto è stupido preoccuparsi e di quanto poco basti per dimenticare tutto.

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Quando siamo scesi dal grande Boeing Blu Panorama all’aeroporto de La Romanala prima cosa che ci ha colpito è stata l’afa, un “muro” di aria caldissima che nel nostro Agosto italiano non immaginiamo neanche. Poi il piccolissimo aeroporto de La Romana, così piccolo che l’ aereo sembrava quasi più grande della struttura stessa, eppure molto efficiente, tanti controlli e valige velocissime da ritirare.

Arrivare di sera, non ti fa rendere subito conto della bellezza che è racchiusa in questa grande isola però puoi intuirlo; la prima cosa da cui siamo tentati è avvicinarci al mare, la sabbia è farinosa è umida, ma il colore non riusciamo a vederlo. Il mare è calmo e silenzioso, brilla illuminato dalla luna coperta di tanto in tanto da qualche nuvola. Le palme sono alte ma non sembrano in quel momento così diverse da quelle piantate nelle nostre grandi città.

L’indomani mattina tutto cambia. Il sole è caldissimo, ci saranno quasi 40 gradi, nonostante in Repubblica Dominicana non sia estate, in lontananza si vede il mare; il colore è impresso nella mia mente, ma davvero non saprei dare un nome ad esso.. forse azzurro caraibico? non so neanche se esiste, ma non ho mai visto un mare così e un paesaggio che mi sembra quasi un sogno, lo sembrerà per tutto il viaggio anche quando il cielo sarà coperto e grigio

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Ogni colore qui sembra più nitido, dal verde della vegetazione ai colori della frutta che, tra l’altro, ha un sapore del tutto diverso dalla nostra: adoro il mango, la papaya, il frutto della passione e il melone, tutti diventano i miei alleati preziosi per la colazione.

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Noi ci troviamo poco distanti dal villaggio di Bayahibe, un villaggio di pescatori, dove c’è sempre tanta musica, nelle strade, sulle barche, nei taxy e nella piazzetta. Non vi stupite se sentite, di tanto in tanto, qualche anziano che canticchia o qualche ragazzo che accenna passi di balli caraibici.

Il porticciolo è pieno di barchette, soprattutto lance che vengono utilizzate per portare i turisti a fare escursioni nelle isole vicine.

 

Tra le palme e le casette, gli scorci sul mare e sul porto sono meravigliosi, sembrano quasi dipinti.

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Forse all’inizio siamo impauriti, sembra che tutti ci guardino, ci scorazzano di fianco con moto e motorini, cercano scuse per farci pagare 7 dollari un pacchetto di Marlboro e ci fanno tante domande, anzi ci sommergono di domande tanto da intimorirci un po’.

Nei giorni che abbiamo trascorso però è diventato tutto chiaro: i dominicani sono molto diffidenti, soprattutto con gli italiani che non sempre si comportano da amici ma più che altro da colonizzatori. In verità la maggior parte di quelli che abbiamo conosciuto sono simpaticissimi, hanno tante cose da raccontare ( a volte troppe), ridono in maniera cosi coinvolgente che non puoi fare a meno di farlo anche tu; si c’è anche qualche domenicano che prova  raggirarti, quello che prova ad intimorirti e quello che ha la giornata storta un po’ troppo spesso…ma perchè la gente dall’altro lato del mondo dovrebbe essere così diversa dagli abitanti del vicinato? del resto tutto il mondo è paese.

Abbiamo scelto un aggettivo molto particolare, per questo nostro viaggio in Repubblica Dominicana: Dolce. Ci abbiamo pensato a lungo ma alla fine la nostra scelta è ricaduta su questo;

 

Dolce è l’ acqua del mar dei Caraibi, mai troppo salata, mai troppo fredda o troppo calda, mai troppo agitata.

 

Dolce è la voce dei cantanti della bachata o della salsa che riecheggiano ovunque.

Dolce è la luce al tramonto.

Dolce è il sapore della frutta, della canna da zucchero, del cacao e del caffè che si producono in Repubblica Dominicana.

Dolce è il sorriso di bambini dei villaggi che ti accolgono e ti prendono per mano.

Dolce. Nessun’altro aggettivo avrebbe  potuto descriverla meglio.

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La valigia per Creta- alcuni consigli per prepararla al meglio

Ora potete riempire la vostra valigia di abiti e bikini colorati perchè l’ essenziale è stato inserito. Ad ogni modo c’è una buona notizia: semmai dovesse dimenticare qualcosa, Creta è un’isola veramente molto economica quindi potrete acquistare quello di cui avete bisogno senza spendere una fortuna. Lo stesso vale anche per il cibo, in particolare lo street food, i locali della movida, i souvenirs e i farmaci. Non vi resta che partire.

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Creta-parte 2-Viaggio nella culla della civiltà

Se festeggerete il vostro Ferragosto sull’isola

e  volete “vivere qualcosa di tipico” o meglio vivere come glia bitanti dei luoghi che visitate (come facciamo noi), non potete perdere assolutamente la festa a Damasta un paesino arroccato su una montagna, nella cui piazzetta della chiesa vengono allestiti tantissimi tavoli, c’è un menu fisso e per pochi euro mangerete carne grigliata e buon vino.

La festa a Damasta, è un salto nelle tradizioni; abbandonate il vostro smartphone e la vostra fotocamera e godetevi il momento. Ascoltate la lingua greca, inebriatevi con il profumo del buon vino cretese e se vi viene voglia ballate al ritmo della musica tipica ma se non sapete ballare allora alzatevi e guardate come ragazzi, ragazze, uomini e donne ballano in cerchio una danza cretese e poi..aspettate i fuochi.

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Essere a Creta

e viverla come abbiamo scelto di viverla noi, vuol dire anche scoprire ed amare le sue radici più profonde e quelle di Creta sono piuttosto conosciute. Da sempre,nei libri di storia, c’è un capitolo dedicato solo al popolo cretese, popolo di navigatori e commercianti, noto per la raffinatezza e l’eleganza che si manifestava soprattutto nell’arte. Simbolo del potere e dello sfarzo cretese era il Palazzo di Cnosso, noto anche e soprattutto per il mito di Teseo e il Minotauro. Ancora oggi il palazzo di Cnosso, residenza di uno tra i più grandi re della storia, Minosse, mostra lo splendore che neanche il tempo e le calamità naturali hanno potuto intaccare.

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La parte più complicata di un viaggio è sempre il ritorno alla “realtà”

ma c’è un modo per alleggerire tutto e cioè portare con sè qualcosa che ricordi fortemente quel luogo, che sia un odore, un sapore o un colore che più ci ha accompagnato in questo viaggio. Passeggiare per le vie di Retimo, affollate e colorate ci ha aiutato molto. lì abbiamo scelto anche qualcosa di significativo che racchiudesse l’essenza di questo viaggio, anche per le persone a noi più care, affinchè potessero “conoscere” anch’esse quest’isola e pur non avendola mai vista, conservarne un pezzetto nelle proprie case.

Retimo ha un fascino che non conosce le convenzioni temporali, bella sia di giorno che di notte, conserva  in sè la storia di popoli che si sono succeduti nel tempo e hanno lasciato il proprio segno: dalla loggia venziana ala fontana Raimondi.

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Come al solito, il viaggio mi insegna qualcosa e stavolta ho avuto una grande lezione che dovrò sempre tenere a mente: mai lasciarsi condizionare da infondati pregiudizi; Se un luogo non è definito “trendy”, se non è nei most popular di Instgram, se non è in cima alla wishlist delle vacanze dei più, questo non vuol dire che non abbia qualcosa da regalarti. Creta mi ha regalato una stupenda tavolozza di colori, un bouquet di profumi, il sapore delle spezie e dello Yogurt, rocce calde, mare profondo e vento fresco e …si me ne vado con quel velo di malinconia che solo un gran bel viaggio ti lascia dentro. Creta mi ha regalato giorni indimenticabili, mi ha regalato musica, balli, rakì, sabbia bianca e tramonti rossi sul mare e tra le montagne. Creta regalerà sempre qualcosa, perchè Creta è cosi…ricca.

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Creta-il viaggio nella culla della civiltà-prima parte

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Creta

Ricca

Lo ammetto, quella è stata una delle poche volte in cui non sono partita con grande entusiasmo, non conoscevo Creta, non ne sapevo niente; poco pubblicizzata, non troppo in voga tra i miei coetanei, un po’ dimenticata dagli altri travel blogger; eppure così grande, così presente nei nostri libri di storia, una delle culle della civiltà europea. Perchè avevo storto il naso? ancora non lo so ma fatto sta che mi sono ricreduta, ho dovuto…

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Creta così grande, così variegata. Nell’ aria il profumo delle spezie medio-orientali, la musica che sembra provenire da lontano, nello spazio e nel tempo.Grandi distese di rocce, vigneti, pascoli e poi mare; mare cosi azzurro, così trasparente, freddo, vivo. Tante piccole insenature in cui non senti il caldo della vicina Turchia, il vento ti coccola, ti rinfresca e ti lascia riposare al sole.

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Agia Pelagia è una baia pittoresca

a  sud-ovest da Heraklion, la capitale di Creta. Così piccola e caratteristica ospita tante famiglie e anche tanti giovani sotto gli ombrelloni in paglia di piccolissimi stabilimenti balneari. Il mare è una piscina naturale, la riva è nettamente separata dallo strapiombo grazie ad una fascia di rocce.  Lì dove il mare diventa più profondo, più blu e più freddo non si può non indossare la maschera per scoprire i veri padroni delle acque di Creta: coloratissimi pesci di tutte le specie, nuotano incuriositi intorno al tuo corpo..uno spettacolo a pochi metri dalla sabbia bianca.

Tutta la spiaggia è costeggiata da ristorantini, di cui il nostro preferito è il coloratissimo “The Home” :noi ci andiamo tutte le mattine, per la vista, per l’ ambiente accogliente e per la colazione a base di yogurt greco condito con muesli, frutta secca e miele ma spesso ci andiamo anche a pranzo o a cena, ci sentiamo veramente a …casa.

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Heraklion

la capitale, mantiene tutta la sua autenticità in ogni via, sia la mattina che la sera. Il piccolo porto è accogliente e tutti i locali, dal ristorante alla discoteca, conservano sempre un po’ di tradizione greca. I ristorantini servono pesce fresco accompagnato da Ouzo, le strade, a misura di turista, sono delicatamente illuminate e perfette per lunghe passeggiate tranquille anche se si respira sempre aria di festa. Gli edifici storici sono veramente imponenti e maestosi, conservano tutto lo splendore che da sempre caratterizza la Grecia, in ogni epoca, in ogni secolo,dagli albori della civiltà.

Il posto ideale per fare festa, alla maniera cretese è spostarsi ad Hersonissos, quotatissima per la vita notturna e la trasgressione, qui si concentra la gioventù dell’ isola unita a quella proveniente del resto del mondo.

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Una delle spiagge più belle dell’ isola

è sicuramente Elafonissi Beach ed è anche conosciuta come la spiaggia rosa.  L’unica bellezza universale è quella della della natura e questa spiaggia è una delle dimostrazioni di quanto ciò sia vero. Kilometri di coralli che con il tempo si sono letteralmente sbriciolati lasciando una sorta di sabbia rosata continuamente accarezzata da acque trasparenti.

La strada che conduce da Agia Pelagia  a Elafonissi è lunga e oserei dire impervia; non dimenticheremo mai i kilometri di montagna che abbiamo attraversato,le curve a gomito e le salite con il sole di faccia, ma non dimenticheremo mai neanche ogni paesaggio di cui abbiamo potuto godere. Su queste montagne anche la gente sembra diversa, sembra rimasta intrappolata in un tempo di gentilezza, ospitalità e buone maniere che oggi è quasi impossibile trovare. Per questo, non rifiutate l’invito a pranzo di una signora che ha un piccolo locale di prodotti tipici e non meravigliatevi se al ritorno vi aspetterà per bere insieme il fortissimo liquore tipico cretese, Rakì .

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